Ho-Oponopono la Pace comincia da te – Recensione di Cinzia Picchioni

cop ho oponopono la pace comincia da te libro 43177Josaya, Ho-Oponopono la Pace comincia da te, Uno Editori, Orbassano 2013, pp. 272, € 16,90

Film, sempre film!

Non posso che cominciare con una citazione cinematografica (chi mi conosce e mi legge da tempo forse sa della mia passione per il cinema – quasi una malattia la chiamo io, la cinemite. E non si stupirà del fatto che io abbia trovato qualcosa di connesso al cinema anche in questo libro): «No mente», dice il giovane samurai al suo «allievo» che sta cercando di imparare l’arte della spada. «No mente» significa «non metterci la mente», nel senso di usare altri mezzi per imparare a tirare di spada. Sto parlando di una delle scene più significative del film L’ultimo samurai (con Tom Cruise come protagonista). In quel momento il personaggio di Cruise fa «il salto» e comprende che a volte pensare non serve, anzi ostacola.

Lo stesso accade per il libro che presentiamo questa settimana. Non serve capire (con la mente) le parole «Ho-Oponopono»; non serve capire (con la mente) la «traduzione» in italiano: «Metti le cose al posto giusto»; non serve capire (con la mente) che cosa accade se pronunciamo le parole di un’altra possibile «traduzione»: «Mi dispiace, perdonami, grazie, ti amo».

Occorre invece sospendere il giudizio per qualche tempo e provare (con l’azione e «No mente») a dire le parole del titolo di questo libro.

Io l’ho fatto, dopo un po’ che leggevo il libro per scrivere questa recensione, e vi dico che, per qualche misteriosa (per la mente) ragione funziona! Qualcosa accade dentro, non nella mente, ma «dentro».

 

Le isole Hawaii

Poi, certo, posso scrivere che Ho-oponopono è una tecnica originaria delle Hawaii, basata sui principi della responsabilità, sull’inutilità delle aspettative e sul fondamento che «Il mondo è quello che pensi che sia». La parola hawaiana Ho-oponopono tradotta letteralmente significa «aggiustare le cose», ed è un antichissimo metodo di guarigione che afferma: «vietato lamentarsi» e «nessuno guarisce nessuno e ognuno guarisce se stesso». Ah! Ecco perché, mentre provavo (senza la mente) il metodo piangevo! Qualcosa, non so cosa, si «aggiustava», qualunque cosa volesse dire. L’antico rituale modernizzato è così efficace che è stato insegnato – su invito – presso le Nazioni Unite, l’OMS e in istituti di cura di tutto il mondo.

 

Ancora il cinema…

Quando in casa c’è un tubo che perde, per noi è complicato aggiustarlo, mentre per un idraulico è semplice. Ho-oponopono sembra così semplice che subito ci verrebbe in mente di dire che non è possibile «aggiustare le cose» così facilmente, ed ecco che torna in auge la frase del film citato all’inizio: «No mente», cui mi sento di aggiungere un’altra frase famosa da un film famosissimo, Guerre stellari: il maestro Joda dice all’allievo «Fare o non fare. Non c’è provare». Ecco, Ho.oponopono è qualcosa di quel tipo: farlo è il segreto per «capirlo», senza pensare con la mente. Provato sulla pelle.

Potrà interessare, mentalmente parlando, sapere che il metodo si basa sulla convinzione che siamo oppressi dal nostro passato e che quando viviamo sentimenti di stress e di paura, guardandoli bene possiamo scoprire che le cause sono sempre le memorie e le emozioni legate a qualche ricordo.

 

La pace comincia da noi, responsabili al 100%…

I punti chiave di Ho-oponopono sono, ma qualcosa abbiamo già ribadito: «Accettare al 100% la responsabilità di ciò che accade; non utilizzare la razionalità; essere disposti a «lasciar andare»; persuadersi del fatto che ogni problema è un’opportunità per ottenere «il meglio»; non avere aspettative. «Accettare di essere respopnsabili al 100% è una strada difficile da percorrere perché l’intelletto fa fatica ad adeguarsi. Quando un problema ci appare, l’ego cerca sempre qualcuno o qualcosa su cui scaricre la colpa. Così continuiamo a cercare fuori di noi l’origine dei nostri problemi. Facciamo davvero fatica ad accettare che l’origine dei problemi sia sempre dentro di noi» (p. 87).

Quest’ultima citazione mi sembra la più adatta per spiegare come mai sulle «pagine» della «newsletter» del Centro Studi Sereno Regis si ospiti la recensione di un libro come questo: la Pace comincia da te, recita il sottotitolo. E le indicazioni di non cercare i responsabili al di fuori di noi mi sembra fondamentale per creare la pace no? Finché credo che la colpa sia sempre di qualcun altro, mi sentirò autorizzato/a ad accusarlo/a, attaccarlo/a, eliminarlo/a… la guerra «giusta» no? Ma se invece sono sempre io il responsabile di tutto ciò che mi accade con chi me la prendo? Potrò solo adoperarmi per migliorarmi. Come ho già detto altrove citando Alessandro Bergonzoni «prima evoluzione poi rivoluzione».

«La mancanza di pace è evidenziata dal numero di modi con cui cerchiamo, solitamente invano, di alleviare stress e fatiche del vivere quotidiano. Se ci fosse pace interiore nella nostra vita viaggeremmo meno, compreremmo meno, lavoreremmo meno, lotteremmo meno, parleremmo meno e pnseremmo meno. […] L’uomo fa la guerra proprio perché ha perso la pace interiore, le persone si uccidono per i vuoti che hanno dentro e che cercano di riempire con il potere sull’altro» (p. 145).

 

.. anche delle Torri Gemelle

A p. 88 leggiamo che «ognuno di noi è responsabile di tutto proprio TUTTO ciò che fa parte della propria vita, compreso il crollo delle torri gemelle o la guerra in Bosnia! […] ogni cosa che fa parte della tua esistenza è così perché tu a qualche livello permetti che sia così».

Ora, io so quello che succede leggendo queste parole: un rifiuto. Ma vorrei consigliarvi una piccola cosa, prima di dire «no», prima di giudicare, prima di pensare, fate, pronunciate e/o scrivete la «formula» Ho.oponopono: «Mi dispiace, perdonami, grazie, ti amo», anche in un’altra forma: MIDISPIACEPERDONAMIGRAZIETIAMO, così le parole «perdono» un po’ il loro significato e diventano come un mantra. E dopo potrete tornare a giudicare, a pensare, a metterci la mente… dopo. Tanto, che cosa può mai succedervi? Nulla. Al massimo non succede nulla.

 

Autori e autrici

E per finire, a proposito che le cose non sempre sono ciò che sembrano, vorrei raccontarvi qualcosa circa il nome dell’autore di questo libro: Josaya è in realtà lo pesudonimo di Giovanna Garbuio, Sandro Flora e Silvia Paola Mussini: i tre hanno fuso insieme le iniziali dei primi due con le finali della terza (in effetti Josaya si legge come «Giosaia» Gio (vanni) Sa (ndra) ia (Silvia). Ma Jos Aya in sanscrito significa «luogo di gioia» e quindi «a quanto pare già c’erano a disposizione dei felici presupposti non immaginabili» (p. 269).

 

«Umilmente chiedo perdono per tutti i miei errori,

rancori, sensi di colpa, odi, traumi, dolori, offese, blocchi,

che ho creato e accumulato dalle origini ai giorni nostri» (p. 61)

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