Dove va l’economia globale? Johan Galtung

Washington-DC

Charles Darwin, ne Il viaggio della Beagle, ha un passaggio in cui condanna un popolo indigeno egalitario all’estremità del SudAmerica a rimanere primitivo. Lo sviluppo presuppone diseguaglianza, avendo dei capi – umani, animali, razze – cui guardare e dai quali imparare; neppure una parola sugli umani, animali o razze più in basso. E la teoria dell’evoluzione che emergeva da una mente così pre-programmata è ovvia: competizione, lotta per la sopravvivenza, non aiuto reciproco, come una narrazione sostitutiva della Genesi 1:20-28, dal 4° al 6° giorno – ma senza Dio.

Tuttavia, un uomo di Dio, papa Francesco – se c’è qualcuno che salva la civiltà occidentale da se stessa, quello è lui, non i presidenti e parlamentari della crescita economica – se ne esce con una denuncia della diseguaglianza e dell’ “economia dello sgocciolamento” [dai più ai meno avvantaggiati, ndt] in particolare in quanto “fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che esercitano il potere economico” (Washington Post, 27.11.2013, pag. 1; per il testo integrale si veda Evangeliigaudium, ndt). Oppure, piuttosto, in “coloro che esercitano il potere intellettuale”, i servitori, gli economisti?

Guardiamo i BRICS, 45% della popolazione mondiale, 25% del Prodotto Mondiale Lordo (PML). NO alla diseguaglianza e allo sgocciolamento dall’alto: il Brasile con Lula-Rousseff, la Russia con la rivoluzione, la Cina che innalza i ceti bassi, il SudAfrica che spezza l’apartheid. L’India ha un po’ di sgocciolamento, ma muri sociali troppo forti da abbattere. L’Indice di Protezione Sociale della Banca dello Sviluppo Asiatica è tre volte più alto in Cina che in India (e in Giappone quasi il triplo della Cina – avendo iniziato una ridistribuzione già negli anni 1870).

Ma USA e UE hanno diseguaglianze crescenti. Questo significa che:

  • più persone soffrono, e possono minacciare l’”ordine” sociale;

  • anche una protezione sociale minima costa;

  • le persone della fascia sociale più bassa producono con bassissima produttività;

  • le persone della fascia sociale più bassa consumano con bassissima “capacità di consumo” (valore di consumo per persona-ora); e sono affamate, prossime al deperimento per fame.

S’innalzino i ceti più bassi, e consumo e produzione seguiranno. Le persone con alimentazione, sanità e istruzione adeguate lavorano meglio. Pagano sempre più per se stessi e per altro, facendo così girare le ruote dell’economia.

I tagli alla previdenza sociale USA sono patetici. L’Obamacare fallisce, i programmi Medicare-Medicaid e i buoni alimentari si riducono, le pensioni subiscono gli effetti della speculazione, il Parlamento non aumenta il salario orario minimo. Ma le autorità statali e locali possono pur sempre farlo, innalzando i ceti più bassi negli stati ricchi (con il sud-est degli Stati Uniti – territorio del Tea Party – in coda, Washington Post, 29.11.2013).

I quattro costi suddetti equivalgono alla commissione di un suicidio economico degli USA. Innalzino i ceti più bassi in modo che comprino dai ceti medio-bassi che a loro volta comprino di più dai ceti medi-medi. Ruote che girano. Sovente la gente compra più del “dovuto” ma consuma meno del “dovuto” per risparmiare. Una stimolazione a cooperative dei ceti bassi darebbe rese migliori che una stimolazione a piccole aziende già attive. Il problema è incentivi rispetto a salvataggi aziendali e inoltre stimolazione ai ceti bassi rispetto a quelli medi, e ancora alleviare le sofferenze.

E in quanto al debito? Il problema non è il debito, ma il servizio del debito a spese dei servizi sociali, e il fornire servizi stampando denaro, “alleggerimento”. Un debito è un investimento in un futuro produttivo gestito da attori competenti, non da una stupida incompetenza. La data per la definizione del prossimo tetto del debito s’avvicina senza nuove idee di sorta per aria, nessuna mappa per uscire dal marasma.

E in quanto al debito UE nei confronti del PIL? Cinque paesi –come gli USA – sono al di sopra del 100%: Grecia (quasi a 170!), Italia, Portogallo, Irlanda – e poi non la Spagna; Belgio e Francia su valori intermedi. La Spagna va lievemente meglio, la Francia peggio (Le Nouvel Observateur, 31.10.2013).

Ma poi interviene il debito privato, di famiglie e aziende. Otto dei 17 paesi dell’euro hanno debiti privati oltre il doppio del PIL: le aziende non investono e le famiglie consumano meno – come negli USA. L’idea di tagliare le cifre rischiando miseria ed esclusione per 20 milioni di persone dal 2008 al 2020 è diventata una realtà raggiungendo 24 milioni (Klassekampen, 02.11.2013). Non ci sono più grandi visioni. Si tratta ormai di lotta per la sopravvivenza nell’occupare una nicchia UE nel mondo e nel mantenere un’Unione fra il creditore-chiave Germania e gli stati membri indebitati all’ovest e al sud, con vecchi nemici in agguato sotto la superficie. L’Euro sopravviverà. Ma l’Euro-pa?

A livello mondiale il creditore-chiave è la Cina. Quando il governo USA ebbe la sua serrata di 18 giorni, Obama non poté andare agli incontri dell’ASEAN-APEC (Associazione delle Nazioni SudEst-Asiatiche – Cooperazione Economica Asia-Pacifico) per lanciare una Partnership Trans-Pacifica (TPP) che esclude la Cina. Il presidente cinese Xi Jinping partecipò, ravvivando una Via della Seta Marittima Cina-ASEAN del periodo fra il 500 e il 1500 (d.C.), aggiungendovi una Ferrovia della Seta. Diplomazia inter-governativa cinese: base comune, benefici reciproci, compromesso, non-interferenza. Per il 2020 gli scambi Cina-ASEAN possono arrivare a 1 trilione di dollari, e quelli Cina-Malaysia nel 2017 a 160 miliardi di dollari. Il Primo Ministro maleseNajib Razak, militarista e pro-USA, dice che potrebbe tirarsi fuori dal TPP per conservare la sovranità (Just World). Si concretizzano accordi più facilmente per il maggior creditore mondiale che per il maggior debitore. Gli USA ora riescono meglio ad allevare nemici che amici; con il caso NSA-Snowden la Partnership Trans-Atlantica (TAP) non potrà mai essere quella che concepivano gli USA. TPP-TAP rendono vincitori il Big Business mediante il protezionismo e disuguaglianze crescenti.

Imitino il leader! – mentre la Cina gioca la carta del mutuo aiuto.

Si aggiunga la speculazione che sta perpetrando Wall Street – con JP Morgan Chase-Citibank-Bank of America-Goldman Sachs responsabili di oltre 90% degli scambi noti di derivati – a danno del mondo. Glen Ford, ex-parlamentare UE: “Wall Street scommette un quadrilione [miliardo di miliardi] di dollari in denaro di tutti gli altri (TMS, 14.10.2013); in realtà: 1,2 quadrilioni, 16,7 volte il PML. I derivati sono valutati a sei volte la ricchezza mondiale. Pazzia.

Si aggiungano a ciò le contraddizioni nell’economia USA fra servizio del debito e servizi alla gente, fra il denaro in circolazione e il valore degli USA, e fra la crescita dell’economia finanziaria e quella reale. Difficile dire quale bolla scoppierà per prima. Ma con l’80% dei lavoratori USA senza aumento salariale effettivo negli ultimi trent’anni, e 400 individui che posseggono più dei 180 milioni della popolazione meno abbientei (The Nation, 28.10.2013), la situazione è peggiore che prima delle rivoluzioni francese e russa.

Amici degli USA: date consigli assennati; ma de-americanizzatevi, prendete le distanze. L’economia globale è diretta a est e a sud: BRCS+altri, con una UE stagnante. Crescita con distribuzione, non stagnazione con disuguaglianza.

2 dicembre 2013

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Titolo originale: The Global Economy–Heading Where?

http://www.transcend.org/tms/2013/12/the-global-economy-heading-where/

 

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