Pacem in Terris. Scritti introduttivi di Ernesto Balducci e Giorgio La Pira – Recensione di Nanni Salio

Pacem in Terris. Scritti introduttivi di Ernesto Balducci e Giorgio La Pira, Fondazione Ernesto Balducci, Fiesole 2003, pp. 144

Sebbene pubblicato dieci anni fa, in occasione del 40° anniversario dell’enciclica Pacem in Terris, questo prezioso libriccino merita di essere richiamato anche in questo 50° anniversario, soprattutto per il contributo di Ernesto Balducci, “Dalla civiltà della paura alla civiltà della pace”, tuttora di grande attualità. Il suo scritto risale a un altro anniversario, il 20°, del 1983. Si era ancora nel pieno della crisi degli euromissili, secondo molti osservatori paragonabile sia a quella di Cuba del 1962, sia a quella odierna della Siria. Pur nella grande angoscia che opprimeva soprattutto le popolazioni europee, Balducci intravedeva un “mutamento culturale”, di cui la Pacem in Terris non faceva che cogliere tre principali verità: il destino umano è unico e indivisibile; l’istinto coincide con la morale di pace; la guerra è uscita definitivamente dalla sfera della ragione.

Che cosa direbbero oggi i Balducci, Turoldo, Milani che hanno saputo trarre spunto e forza dall’enciclica di Giovanni XXIII per sostenere l’obiezione di coscienza (era lo stesso anno, il 1963, dei primi obiettori di coscienza cattolici), di fronte all’attuale grande crisi globale e ai segni di mutamento che si possono intravedere?

Da un lato, sembrano riproporsi, persino in forma più grave, gli incubi di allora, e Balducci ne sottolinea uno dei principali aspetti quando afferma che “la catastrofe ecologica non è che un capitolo della cultura della guerra” (p. 137).

Dall’altra, egli ci sprona quando si chiede: “esiste un’alternativa?”. E risponde dicendo: “Noi dobbiamo passare a una cultura della pace”, che si deve costruire nei “luoghi della mutazione”, ovvero nella scuola, nella ricerca, nei partiti, nelle chiese. E, nel segno della speranza e della fiducia, ci esorta, riferendosi a San Francesco, uno dei tanti “pazzi della pace che hanno attraversato il mondo”, a “scoprire il Francesco che è in noi, … l’altra faccia dell’uomo, … l’altra possibilità in cui siamo invitati a credere”.

Ora, coi tempi lunghi della Chiesa, ma anche della società laica, un altro Francesco e un “dannato laico” come Putin ci hanno aiutati a scongiurare un confronto su scala mondiale, sebbene il percorso per una pace autentica, in Siria e nelle molte altre aree di guerre dimenticate, sia ancora lungo e faticoso.

 

 

 

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