Lettere di fede e amicizia (1925-1963) – Recensione di Cinzia Picchioni

imageAngelo Giuseppe Roncalli, Giovanni Battista Montini, Lettere di fede e amicizia (1925-1963), a cura di Loris Capovilla e Marco Roncalli, Istituto Paolo VI-Brescia, Edizioni Studium, Roma 2013, pp. 316, € 25,00

Sarà che è stato deciso l’argomento del convegno annuale (a ottobre 2013) del Centro Studi Sereno Regis: l’enciclica «Pacem in Terris»…

Sarà che mia madre mi raccontava di avermi «affidata» al «papa buono» (com’era chiamato papa Giovanni XXIII)…

Sarà che Paolo VI amava il film Jesus Christi Superstar («sdoganato» proprio durante il suo pontificato)

sta di fatto che mi è piaciuto leggiucchiare qui e là lettere che si sono scambiati i due papi nel periodo indicato dal titolo del libro che presentiamo questa settimana…

Il «papa buono» è stato eletto proprio mentre nascevo, nel 1958, e anche per questo mia madre ha «letto» l’evento come un segno del Cielo. Mia mamma non era una praticante assidua delle chiese, preferiva visitarle – e non mancava mai di farlo, anche in altre città, durante i viaggi e le vacanze – quando erano vuote. Le sembravano – diceva – più «vere». Ma in casa nostra c’era una mattonella con l’effigie di papa Giovanni XXIII, e a suo tempo lei ha voluto visitare la casa d’origine del pontefice, a Sotto il Monte. Era devota alla persona, come molti, l’ho scoperto anche leggendo le lettere e i racconti contenuti nel libro.

Mi piace sempre, poi, leggere gli epistolari, per la bellezza dei modi e della lingua usati. Per la grazia con cui si dicevano le cose. E poi mi piace pensare all’immenso lavoro dei curatori, alle prese con le lettere originali (e a volte nel libro troverete indicate le condizioni in cui si trovano, tipo: «Lettera autografata su foglio intestato…», o «Fotocopia di lettera dattiloscritta, con firma autografa…»). Mi interessa l’idea del «papa buono» che prende un foglio di carta, scrive, poi consegna la lettera per la spedizione, la lettera viaggia per l’Italia e giunge a Milano, all’allora cardinale Montini che gli succederà. Non so, è affascinante leggere gli avvenimenti che erano in cronaca commentati, come fra due amici, dal papa e dal suo successore… Infatti nel risguardo della sovraccoperta (nella quarta di copertina c’è una moneta con l’immagine di papa Giovanni XXIII) leggiamo alcune parole dei curatori che, molto più professionalmente di come ho fatto io, ci informano di aver vagliato, scelto, trascritto e ora pubblicato 201 lettere, testimonianza di un’amicizia fra due ecclesiastici

«Un carteggio che, nello spessore di molti scambi di informazioni, nelle convergenze di pensieri, offre interessanti tasselli per la storia della prima metà del Novecento in alcuni suoi snodi cruciali […] Una fonte a disposizione degli studiosi […] che, per la sua cifra di comunione spirituale sempre più evidente, costituisce quasi un unicum nella letteratura epistolare. Non solo per il destino che accomuna i due corrispondenti, ma per la graduale sintonia che si rafforza – e ben si percepisce nel registro stilistico sempre meno protocollare […] Missive ufficiali o private […] segnate da una fiducia fondata sulla condivisione di esperienze».

Le lettere sono numerate e elencate in ordine di data, nell’Indice generale, preceduto da un Indice dei nomi, così si possono cercare gli eventi (quando accadeva cosa; la Seconda guerra mondiale?) e/o i personaggi (Mussolini? Pio XII? Hitler?) e leggere la lettera in cui se ne parla e conoscere il parere dei due corrispondenti, che magari proprio in quei giorni si sono scritti un telegramma o un biglietto, commentando i fatti dal loro punto di vista…

Per esempio ho trovato commoventi le ultime lettere, poco prima della morte del «papa buono», che Montini gli scrisse, anche perché sono corredate da note che ci illustrano quello che il cardinale stava facendo: l’inaugurazione di una chiesa, una visita pastorale. E infine, una volta giunta la notizia della morte, leggiamo che

«Non è solo l’addio della guida del mondo cattolico. Moltissimi, credenti e non credenti, vivono questo congedo come se si trattasse di un lutto familiare, di un evento intimo. Non solo, Per tanti si verifica quello che la tradizione cristiana ritiene il transito di un santo. Il priore di Taizé frère Roger Schutz definisce questa morte: “una testimonianza di santità e di vita in Dio”», p. XXXIII.

Come avrei potuto scovare una testimonianza di frère Roger (adoro l’esperienza di Taizé, ci sono andata più volte, anche a Torino, dove una volta al mese si prega «alla maniera di Taizé» nella chiesa di San Domenico) sulla morte del «papa buono» se non leggendo questo che solo all’apparenza è «un epistolario»? Ma invece:

«Si tratta per lo più di lettere e telegrammi custoditi in originale o in fotocopia all’Archivio della Fondazione Papa Giovanni XXIII di Bergamo, nell’Archivio dell’Istituto Paolo VI di Brescia a Concesio e nell’Archivio della Segreteria dell’Acivescovo Montini presso l’Archivio Storico Diocesano di Milano. […] La corrispondenza, riportata in ordine cronologico, è stata trascritta rispettando fedelmente la firma e la grafia originale […]».

Alcune belle foto «d’epoca», in bianco e nero,, anche di alcune lettere originali, completano il libro, che ora è a disposizione di chi voglia consultarlo, presso la Biblioteca del Centro Studi Sereno Regis di Torino.

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