BravAmiat! (e bravAmamma)

Si trova in giro del nuovo materiale informativo dell’Amiat (bello graficamente e molto chiaro) per il corretto uso dei diversi rifiuti (e sul loro smaltimento, ovviamente). I pieghevoli dell’Amiat ci aiutano a riflettere sul fatto che qualsiasi cosa compriamo, prima o poi diventerà un rifiuto. Quindi, nel momento dell’acquisto, dovremmo sempre chiederci «dove lo metterò quando sarà un rifiuto?» e anche (magari!) comprare o non comprare qualcosa che – per esempio – sia difficile da smaltire, o addirittura non smaltibile e/o non differenziabile.

Per esempio, leggendo attentamente il materiale informativo dell’Amiat ho saputo che i biscotti sono spesso confezionati in una carta che non è riciclabile, perché dentro è una specie di alluminio e fuori è carta colorata. Allora, la prossima volta che vorrò comperare dei biscotti ci penserò (cercando delle confezioni migliori nel loro diventare rifiuto e non solo nel loro aspetto estetico). O magari andrò a comperarli in un «negozio leggero», dove si acquistano le merci sfuse, dove posso portare il mio barattolo di latta e metterci direttamente dentro i biscotti che compero. Non è fantastico? Così il problema del rifiuto non si pone neppure. Oppure ancora, per essere davvero «volontariamente semplice» me li farò a casa, i biscotti (il sacchetto della farina è di carta, il sacchetto dello zucchero è di carta, la bottiglia dell’olio è di vetro, i semi di anice posso comprarli in un’erboristeria andando col barattolino, il vino è nel vetro. Tutto riciclabile tranquillamente. Anzi, comprando gli ingredienti in un «negozio leggero» non dovrò riciclare neanche le carte dei sacchetti! Ricordiamoci sempre che «il rifiuto migliore è quello non prodotto», qualsiasi sia la nostra «bravura» nel riciclaggio!.

Ecco allora una ricetta semplicesemplice, derivante dalla famiglia di mia madre. L’ho vista fare questi biscotti decine di volte durante la mia infanzia, e una volta diventata adulta mi sono anch’io cimentata, con una ricetta «a braccio». Ecco come fare (tra l’altro è una ricetta vegan):

 

Ciambelle con gli anici (origine: casa di mia mamma, Narni, Umbria)

1 cucchiaio di semi di anice (messi a bagno per una notte nel vino bianco)

1 bicchiere di vino bianco dolce (quello che serve per i semi di anice)

1 bicchiere di zucchero bianco

1 bicchiere di olio extra vergine di oliva

300 gr di farina (bianca o integrale o semi-integrale, fate esperimenti!)

Mescolate tutti gli ingredienti in una ciotola (deve venire un impasto morbido «come il lobo dell’orecchio»), e poi tagliatene un pezzo e lavoratelo come se doveste fare degli gnocchi (cioè un lungo «verme», del diametro di un dito della vostra mano, magari il mignolo). Ora create delle «spirali» con il «verme», fino ad avere dei «biscotti» di 4-5 cm di diametro (e così fino alla fine dell’impasto). Cuocete le ciambelle in forno per 20 minuti/mezz’ora, o finché siano dorate in superficie, ma devono restare morbide.

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