Lezioni di economia civile – Recensione di Nanni Salio

Antonio Genovesi, Lezioni di economia civile, introduzione di Luigino Bruni e Stefano Zamagni, testo e nota critica a cura di Francesca Dal Degan, Vita e Pensiero, Milano 2013, pp. 465

cop genovesi2Perché ripubblicare, e segnalare, un libro scritto nella metà del Settecento? Ce lo spiegano bene Luigino Bruni e Stefano Zamagni nella loro ampia Introduzione, facendo anche osservare che questa pubblicazione avviene nel trecentesimo anniversario della nascita dell’autore, nato a Castiglione il 1° novembre 1713 (oggi Castiglione dei Genovesi, in provincia di Salerno).

Diventato sacerdote nel 1737, Antonio Genovesi è il fondatore della Scuola

Napoletana di Economia civile e primo cattedratico di Economia in Europa, nel 1754, a Napoli.

L’attualità del suo pensiero, come fanno notare i due noti studiosi nella Introduzione, è la riscoperta del “mercato come mutua assistenza”, in questo momento di grave crisi sistemica globale. Dice Genovesi: “Il gran fonte delle guerre è il commercio”. Ma subito dopo fa una precisazione degna dei migliori studi di “ricerca per la pace” (Galtung): “Se due nazioni trafficano insieme per reciproci bisogni, sono questi bisogni che si oppongono alla guerra, non già lo spirito del commercio” (p. XV). Quanto suonano sagge queste parole in questi tempi di continue guerre nella martoriata area del Medio Oriente! Ma chi le farà proprie tra i nostri governanti, ciechi e sordi, oltre che ignoranti?

Altre ancora sono le ragioni della straordinaria attualità del pensiero di Genovesi. Egli sostiene che esiste un rapporto profondo tra economia e felicità. “L’economia moderna nasce nei diversi Stati italiani come scienza della ‘pubblica felicità’.” (p. XVII) “E’ legge dell’universo che non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri.” (p. XIX)

Sono le stesse riflessioni che Helena Norberg-Hodge sviluppa nel film “L’economia della felicità”, che trae spunto dalla sua lunga esperienza tra le popolazioni del Ladakh. E’ una tradizione che è stata ignorata dalle scuole prevalenti di economia, sia in Italia che altrove, ma che ora si sta riproponendo con forza “nella cooperazione sociale, nel commercio equo e solidale, nell’economia di comunione, nella banca etica, e in tutte quelle forme che fanno della reciprocità e delle virtù civili interiorizzate il loro principale motivo d’azione.” (p. XX).

Infine, osservano ancora Bruni e Zamagni: “l’essere umano per realizzarsi ha bisogno di reciprocità, ma per averla deve fare il salto della gratuità… Senza la gratuità… la reciprocità genuina… non si sviluppa.” (p. XIX). E’ quella che molti oggi chiamano “economia del dono” e anche “economia dei beni comuni”. Sono le radici profonde del pensiero cristiano, e non solo, che riecheggiano nella lunga schiera di coloro che da John Ruskin al Mahatma Gandhi, da Ivan Illich a Ernst Fritz Schumacher hanno gettato le basi di un’economia nonviolenta, alla quale l’opera di Antonio Genovesi dà un contributo teorico fondativo.

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