To overshoot, in italiano «oltrepassare, passare oltre ogni limite»

Può essere una strategia mediatica quella di utilizzare termini inglesi, così uno che non capisce la lingua passa oltre (appunto!) la notizia, e così «passa oltre» anche nel senso del termine inglese. Ecco perché ho deciso di mettere la traduzione del misterioso termine che sicuramente avrete sentito (forse) per radio o in televisione:OVERSHOOTING DAY, chi era costui?

Era, ed è, il giorno in cui abbiamo consumato le «scorte» che il pianeta aveva immagazzinato per quell’anno e cominciamo a intaccare il capitale fino alla fine di quell’anno. Mi spiego meglio: fino al 20 agosto 2013 i 7 miliardi di esseri umani che siamo hanno consumato sì, ma «potevano» farlo in quanto il pianeta aveva prodotto e immagazzinato quello che serviva. Ma la quantità di «scorte» dovevano bastare fino al 31 dicembre. Invece noi abbiamo consumato tutto già al 20 di agosto. Usiamo più risorse ambientali di quelle che produciamo (fonti d’energia, terra, materie prime naturali, cibo, acqua, pesci. Come scrive Luca Mercalli «Ci servirebbero quattro Italie per mantenerne una» («La Stampa, 20 agosto 2013; chi vuoi che abbia letto il giornale il 20 agosto? Io stessa l’ho letto perché l’ho recuperato dal cassonetto per la raccolta differenziata della carta, in fondo alle scale di casa mia). Questa notizia invece andrebbe diffusa a caratteri cubitali, ovunque, in tutti i telegiornali, radiogiornali eccetera. Dirò di più: bisognerebbe cominciare a pensarci dall’inizio dell’anno, e ogni anno, lanciando una sfida: «Quest’anno proviamo a posticipare l’overshooting day?». Invece, al contrario, quest’anno il «giorno del sovraconsumo» è arrivato il 20 agosto (nel 2012 era stato il 22 agosto, così semmai stiamo facendo il contrario, anticipiamo, invece di posticipare).

Come facciamo, per esempio, se vogliamo provare a posticipare la fatale data? Dobbiamo cominciare a tenere conto, sempre, dell’Impronta ecologia di tutte le nostre azioni. L’«invenzione» di questo parametro – l’Impronta – e dell’organizzazione che ne tiene conto – e ogni anno fa scoccare l’«Earth Overshoot Day» – si deve a Mathis Wackernagel. L’ambinetalista svizzero usa una frase di fortissimi impatto: «La realtà è che stiamo finendo il pianeta», e aggiunge, «spiegando» il concetto: «Lo capisce chiunque. Spendere più denaro di quello che si ha non è sostenibile, si rischia la bancarotta. Sostituiamo ai soldi beni naturali come suolo e fonti d’energia: bene, siamo in una situazione che non potrà continuare ancora per molti anni».

Allora, stiamo finendo la Terra (e anche la terra in verità), e ogni anno la finiamo sempre prima. Nel 1990 il «giorno fatale» è stato il 7 dicembre, nel 1995 il 21 novembre, nel 2005 il 20 ottobre, e oggi, mentre scrivo, il 27 di agosto, già da una settimana stiamo intaccando le risorse… del prossimo anno! E così nel 2014 scriveremo che l’«overshoot day» è stato il 18 agosto o qualcosa di simile!!!

Per me l’«anno nuovo» non comincia il 1° di gennaio, ma da sempre è settembre il mese – che adoro – che mi dà la sensazione del ricominciare. Allora, come buoni propositi per l’anno nuovo, vogliamo impegnarci a riflettere sempre sull’Impronta ecologica di tutto ciò che facciamo? La semplicità volontaria è la messa in pratica di questo impegno. Ricordate i concetti chiave, le domande fondamentali? «Mi serve davvero?», «Posso consumare meno di così?», «Comprare è l’ultima istanza, dopo aver vagliato tutte le altre», alla ricerca – più che del PIL (Prodotto Interno Lordo) – della FIL (Felicità Interna Lorda) e anche netta, senza il peso dell’Impronta gravosa del nostro passaggio su questo pianeta.

 

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