Rivendicare e insegnare la marcia su Washington del 1963 – Bill Fletcher

Il 28 agosto segnerà il 50° anniversario della storica marcia su Washington per il lavoro e la libertà. Associata in generale con il famoso discorso del Dottor King, “Io ho un sogno”, questa marcia ha portato più di 250.000 persone nella capitale della nazione. La giornata è passata alla storia come un potente spettacolo di forza contro le leggi della segregazione razziale note con il nome di Jim Crow. Nel tempo questo grande evento è salito a livelli quasi mitologici. Il potente discorso del Dottor King, ripetuto, in parte, per noi ogni gennaio nella giornata dedicata a Martin Luther King, ha eclissato tutto il resto – così tanto che troppe persone credono che la Marcia su Washington sia stata interamente opera del Dottor King.  Si ricorda a mala pena anche che  la Marcia su Washington era per la libertà e il lavoro.

Infatti, The Americans, un testo di storia per le scuole superiori, pubblicato dal gigante dell’editoria Houghton Mifflin Harcourt, racconta agli studenti che la marcia era stata indetta semplicemente “per persuadere il Congresso ad approvare la legge [del 1963 sui diritti civili].” In realtà la richiesta di posti di lavoro non era  una posizione buttata lì  e designata a ottenere l’appoggio dei sindacati. Rifletteva invece la crescente crisi economica che colpiva i lavoratori di colore.

In realtà, mentre il Dottor King era un protagonista importante, la Marcia su Washington non è iniziata come una classica marcia per i diritti civili e non è stata iniziata da lui. C’è un solo gruppo che può legittimamente rivendicare l’eredità della marcia – un gruppo che è stato nascosto sia nella storia che anche alla vigilia delle commemorazioni della dell’agosto 2013: i lavoratori di colore.

Iniziata da A. Philip Randolph, presidente del Sindacato  dei portabagagli dei vagoni  letto, la marcia diventò poi un progetto congiunto con la Conferenza della dirigenza cristiana del Sud. (SCLC). Randolph e altri dirigenti neri dei lavoratori, particolarmente quelli raggruppati attorno al Consiglio dei lavoratori neri americani, rispondevano al fatto che il lavoratore nero veniva per lo più ignorato nelle discussioni sui diritti civili. Inoltre, la situazione  economica stava diventando un terreno complicato per i lavoratori di colore.

Come ha fatto notare la storica Nancy MacLean, gli elementi di ciò che è diventata poi nota come deindustrializzazione – che è stata in realtà parte di un riorganizzazione del capitalismo globale – stavano cominciando ad avere effetto negli Stati Uniti, anche nel 1963. Come nel caso della maggior parte dei disastri, è iniziata con un particolare e severo impatto sull’America nera.

Viene a malapena ricordato che il Comitato di coordinamento degli studenti nonviolenti (SNCC –

Student Nonviolent Coordination Committee), ha avuto un ruolo chiave nell’evento. La dirigenza per i diritti civili  insisteva che la retorica militante del discorso originale dell’allora presidente del SNCC John Lewis – ora Rappresentante al Congresso – venisse mitigata. Nei libri di testo di storia, raramente agli studenti vengono riferite le parole di Lewis o di altri oratori. Ecco cosa dice il libro di testo di storia degli Stati Uniti della casa editrice britannica Pearson:

“Molte persone, compresi capi religiosi cristiani ed ebrei, hanno fatto dei discorsi, quel giorno, ma nessuno ha commosso la folla come è riuscito a fare King. La sua voce era squillante quando ha annunciato: “Io ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della loro pelle ma per la qualità del loro carattere.”

Insegnare la marcia su Washington presenta una serie di sfide precisamente perché questo implica contrastare i libri di testo “sterilizzati” e demitizzare non soltanto la marcia, ma anche la Lotta per la libertà dei neri, cioè il Movimento per i Diritti civili, come è diventato noto.  In quanto tale, ci sono pochi punti che non si possono ignorare se vogliamo onorare la vera storia della marcia:

1. Il contesto

L’idea della marcia del 1963 non è venuta fuori dal nulla, e il fatto che A.Philip Randolph l’abbia  intrapresa, non è un caso. L’idea della Marcia su Washington nel 1963 è stata, per certi aspetti, il ritorno di un’dea del 1941, quando Randolph aveva convocato un gruppo per pianificare una marcia a Washington D.C. per protestare contro la segregazione nella crescente industria bellica. Quella marcia, che era stata pianificata come marcia di gente di colore su Washington, non si fece mai perché la sola minaccia di 100.000 afro-americani in marcia, aveva costretto il presidente Franklin Roosevelt a cedere alla richiesta di un ordine esecutivo che ha portato all’abolizione ufficiale della segregazione razziale nell’industria bellica.

2. La vera marcia è stato il risultato del lavoro iniziato negli anni ’50.

Sebbene sia stata concettualizzata da Randolph, la marcia è stata in effetti il risultato del ritmo crescente  di un movimento sociale. Non si sarebbe potuta organizzare in poco più di sei mesi – come si è fatto – se non fosse stata collegata all’organizzazione locale che era andata avanti per decenni nei consigli giovanili della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), Associazione nazionale per l’avanzamento delle persone di colore, nelle chiese, nei sindacati, nei gruppi femministi ecc. Non erano singole persone che  hanno noleggiato gli autobus in tutto il paese – erano le organizzazioni.

3. Il principale organizzatore della marcia è stato Bayard Rustin.

Quest’anno il Presidente Obama aggiudicherà la Medaglia della Libertà postuma a Bayard Rustin,  sebbene insegnare chi era Rustin complica la narrazione semplicistica sui Diritti civili offerta agli studenti dai testi di storia curati dalle grosse imprese. Rustin era un pacifista omosessuale con una lunga storia come organizzatore, ma, malgrado il suo curriculum di successi, l’omofobia ha fatto sì che gli venisse negato il titolo di direttore nazionale della Marcia – compito che, tecnicamente, ha svolto agli ordini di Randolph.

Rustin ha concluso la marcia con una lista di richieste e ha fatto giurare a tutti “che non mi rilasserò fino a che non si otterrà la vittoria.” Era un personaggio complicato che è rimasto attivo nelle organizzazioni sindacali ed è diventato un mentore per tutti, specialmente per gli attivisti più giovai del fiorente movimento per i diritti degli omosessuali. Allo stesso tempo, si è rifiutato in seguito di condannare la guerra del Vietnam,  e ha criticato il Movimento del Potere Nero.

4. La marcia è stata controversa a molti livelli all’interno del Movimento Black Freedom (Libertà per i neri).

Singole persone, come Malcom erano critiche rispetto a questo, anche se in maniera contraddittoria, e sostenevano che non sarebbe servito a niente. E c’erano coloro che, all’interno della marcia, come l’allora presidente della SNCC, volevano un atteggiamento più militante.

5. La situazione economica per gli Afro-americani non è mai stata trattata in nessun modo fondamentale subito dopo la marcia.

Ci sono stati miglioramenti periodici, ma la crisi che Randolph e la NALC vedevano che si stava preparando agli inizi degli anni ’60, assunse le caratteristiche di una catastrofe tra la metà e la fine degli anni ’70 un fatto con  il quale abbiamo convissuto fino da allora. Separare i “diritti civili” dalla giustizia economica è una caratteristica comune agli approcci convenzionali alla storia, compresi quelli che si trovano nei curriculi scolastici.

6. Si dovrebbe leggere il discorso del Dottor King del 28 agosto 1963 nella sua interezza.

Quello che viene percepito è qualche cosa di molto diverso dalla frase moralmente virtuosa e blanda: “Io ho un sogno!” che i  filmati e le citazioni dei libri di testo hanno di solito offerto in occasione del compleanno del Dottor King.  In effetti il discorso è  un’accusa  militante e audace delle leggi Jim Crow sulla segregazione razziale e della situazione che devono affrontare gli Afro-Americani.

Per onorare realmente l’eredità di questo anniversario, gli insegnanti dovrebbero far paragonare agli studenti il King del discorso reale con il King dei filmati. Sarebbe anche utile che gli studenti leggessero e discutessero alcuni degli altri discorsi tenuti in quel giorno. Per esempio, nel discorso di apertura, Randolph ha proclamato che coloro radunati davanti a lui rappresentavano “la guardia avanzata di una massiccia rivoluzione morale” mirata a creare una società dove “la santità della proprietà privata viene al secondo posto rispetto alla santità della personalità umana.” Questa è un’opinione di cui non abbiamo mai sentito parlare riguardo a quella giornata.

Il 50° anniversario della Marcia su Washington offre anche l’opportunità di collegare i problemi e le esperienze del 1963 con le realtà attuali. Nel 2013, i lavoratori di colore sono stati in gran parte abbandonati nella maggior parte delle discussioni sulla razza e sui diritti civili. Come ha ripetutamente fatto notare il fondatore del Progetto del centro nazionale per i lavoratori di colore, Steven Pitts, a causa della ristrutturazione economica che ha distrutto i centri chiave della classe lavoratrice di colore, come Detroit e St. Louis, molto dello sviluppo economico che è emerso ha o evitato del tutto i lavoratori di colore oppure limitato il loro  ruolo agli incarichi più umili. La disoccupazione dei lavoratori di colore rimane, quindi, più del doppio di quella dei bianchi e resta attorno a livelli analoghi a quelli della Depressione in molte comunità.

Possiamo tutti rendere giustizia a questo anniversario facendo le domande giuste e fornendo il reale contesto storico in cui si è svolta la Marcia del 1963. E, ancora di più, possiamo anche offrire, come nel 1963 aveva chiesto Rustin ai partecipanti alla marcia, il nostro “personale impegno nella lotta per il lavoro e la libertà per gli Americani, e il raggiungimento della pace sociale per mezzo della giustizia sociale. Come lo promettete?”

 

Bill Fletcher Jr. è da lungo tempo militante internazionale  in campo sindacale e in quello della giustizia razziale. Fletcher è membro del consiglio di redazione e opinionista per BlackCommentator.com e importante studioso dell’Institute for Policy Studies in Washington, D.C. Fletcher è co-autore  (con Fernando Gapasin) di Solidarity Divided: The Crisis in Organized Labor and A New Path Toward Social Justice (University of California Press)[La solidarietà divisa:la crisi del lavoro organizzato e una nuova via verso la giustizia sociale],  and ‘They’re Bankrupting Us!’ And 20 Other Myths about Unions (Beacon Press). [Ci stanno mandando in bancarotta ! E altri 20 miti riguardanti i sindacati].

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/claiming-and-teaching-the-1963-march-on-Washington-by-bill-fletcher

Originale: Zinn Education Project Traduzione di Maria Chiara Starace

http://znetitaly.altervista.org/art/12169
23 agosto 2013

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *