NO MUOS – Manfredi Sanfilippo

Il mese scorso, insieme ad altri due amici, Nicola Teresi e Fabio Ballerini, entrambi laureati come me a Pisa in “Scienze per la pace, cooperazione internazionale e trasformazione dei conflitti”, oltre che amici dell’Arca che ormai da anni partecipano ai campi alle “Tre Finestre”, siamo stati contattati dal comitato NO MUOS per svolgere un breve seminario-training su “conflitto e mezzi di azione nonviolenta”. Prima di raccontarvi di questa fantastica e emozionante esperienza è però opportuno fare un passo indietro per capire cosa sia il MUOS e quali le ragioni della loro protesta. Il M.U.O.S. (Mobile User Objective System) è un moderno sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense. Il sistema di terra si compone di quattro stazioni, collocate in Virginia (USA), Hawaii, Australia e Niscemi, in Sicilia. Ciascuna stazione M.U.O.S. si compone di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri, che trasmetteranno in banda Ka (microonde) e due antenne elicoidali, alte 149 metri, in banda UHF. Il sistema di terra si completa con cinque satelliti geostazionari. Lo scopo di tale complessa infrastruttura è il controllo e il coordinamento capillare di tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, sia sopra che sotto la superficie terrestre. Le informazioni che le quattro stazioni raccoglieranno permetteranno ai vertici militari statunitensi il controllo di tutti i cosiddetti utenti mobili, tra cui i droni, aerei senza pilota che saranno allocati anche a Sigonella. Per ciò che sappiamo, tre delle quattro stazioni di terra sono state completate. Solo quella di Niscemi è attualmente in costruzione e, sembra, in fase di completamento. Si prevede che l’ultimo satellite sarà in orbita entro il 2015. Allora il sistema sarà pienamente funzionante.

Differentemente da quanto affermato da diverse fonti, anche istituzionali, il sistema M.U.O.S. non sostituirà interamente il sistema UHF-FO già esistente nella stazione NRTF-8, 46 gigantesche antenne già presenti sul territorio Niscemese. NRTF-8 si trova all’interno della Riserva Naturale della Sughereta di Niscemi, uno dei pochi parchi naturali con alberi da sughero ormai rimasti in Italia, tutelata da leggi rigorose che vietano qualsiasi intervento umano.

Nel 1997 il parco è stato inserito nella Rete Natura 2000 come Sito di Interesse Comunitario (SIC). Nel 2008 il Piano territoriale della Provincia di Caltanissetta stabilisce che presso la Sughereta di Niscemi non è concesso realizzare nuove costruzioni e infrastrutture, compresa l’installazione di antenne e tralicci. In evidente violazione di queste norme, una collina è stata disboscata e spianata ed è iniziata la collocazione della stazione M.U.O.S. I lavori non si sono fermati neanche dopo il 29 marzo 2013, quando la Regione Siciliana ha revocato in via definitiva l’autorizzazione alla costruzione della stazione MUOS a Niscemi. Il 20 aprile 2013 il Ministero della difesa italiano ha comunque presentato ricorso al Tar Sicilia chiedendo l’annullamento della revoca e la condanna della Regione al risarcimento dei danni.

no_muosLe ragioni del No

Data la potenza del fascio principale di microonde emesso dalle parabole del sistema M.U.O.S., il campo elettromagnetico indotto scenderebbe sotto la soglia di attenzione (6 V/m, secondo la legge italiana) solo oltre i 130 Km dalla base. A questo va aggiunto il campo indotto dalle antenne elicoidali e da quelle già esistenti. Ciò significa che si rischiano effetti biologici su esseri umani, flora e fauna in un raggio di circa 140 Km. Effetti sanitari dovuti alla prolungata esposizione a campi elettromagnetici di tale intensità sarebbero, per citarne alcuni, insorgenza di tumori, leucemie, cataratte, riduzione della fertilità, con maggior rischio per i tessuti poco vascolarizzati (più sensibili agli effetti termici). I soggetti maggiormente esposti sarebbero i bambini e gli anziani, ma a lungo termine tali conseguenze non risparmierebbero nessuno. Gli effetti sull’ecosistema della Sughereta e del Bosco di Santo Pietro sono difficili da prevedere ma risulta acclarato che le api per esempio, importantissime per il mantenimento dell’equilibrio biologico di tali ecosistemi, sono particolarmente sensibili alla presenza di campi elettromagnetici elevati. Stesso potenziale impatto si avrà anche sul settore agricolo, data l’influenza dei campi elettromagnetici elevati sulle colture. Il campo elettromagnetico indotto potrebbe interferire gravemente con apparecchiature elettroniche, tra le quali apparecchi medicali come pacemaker, defibrillatori, apparecchi acustici e attrezzature ospedaliere. Il fascio a microonde generato dalle parabole, inoltre, è capace di interferire con la strumentazione di bordo degli aeromobili. Sull’aeroporto di Comiso, prossimo all’apertura, il fascio arriverebbe a 6500 m circa, ben al di sotto della quota di crociera impiegata nell’aviazione civile. Ciò imporrebbe, durante la trasmissione, una no-fly zone nel raggio di circa 35 Km dalla stazione, con conseguenze potenziali anche sul traffico di Fontanarossa, l’aeroporto di Catania, e ricadute negative sul settore turistico, nonché sul diritto alla mobilità dei residenti, specie in uno scenario di crisi internazionale prolungato. Scenario già verificatosi con l’aeroporto Trapani- Birgi durante la recente guerra in Libia. Potendo passare sopra il Golfo di Gela, è possibile inoltre che il fascio di microonde abbia un impatto sulla migrazione di diverse specie di uccelli. Il Golfo di Gela, infatti, è uno dei tre corridoi migratori della Sicilia.

In ultimo, il mantenimento della pace. Una delle quattro stazioni di terra del più avanzato sistema di comunicazione militare statunitense sarà istallata a Niscemi. Dovremmo sentirci più sicuri? Pare ovvio che la nostra terra diverrà un obiettivo militare sensibile.

Per tali ragioni è nato il Movimento No M.U.O.S., una realtà nata dall’adesione spontanea di cittadini siciliani che condividono un’idea di crescita basata sullo sviluppo del territorio, non del suo svilimento per far posto a strumenti di guerra; cittadini che credono nel ruolo centrale di un Mediterraneo di pace. L’obiettivo del movimento è la revoca delle autorizzazioni all’installazione e alla messa in funzione del M.U.O.S.

Il movimento è attivo su diversi fronti: salvaguardia dell’ecosistema della Sughereta di Niscemi, attenzione alla salute dei siciliani, in particolar modo di coloro che vivono in prossimità degli impianti, monitoraggio indipendente delle radiazioni, campagne di informazione ai concittadini e di raccolta firme per petizioni ai vari livelli istituzionali, dialogo con le istituzioni sensibili al problema.

Per riassumere quindi, i Comitati No M.U.O.S. esprimono fortissime preoccupazioni riguardo le conseguenze dell’istallazione di tale sistema su: salute umana, ecosistema della Sughereta di Niscemi, qualità dei prodotti agricoli, diritto alla mobilità e allo sviluppo del territorio, diritto alla pace e alla sicurezza del territorio e dei suoi abitanti.

La nostra esperienza

L’arrivo nella piana di Niscemi è scioccante: una grandissima zona completamente desertificata dalla presenza, già da vent’anni, di ben 46 antenne di varie frequenze e dimensioni, alcune davvero gigantesche. Come dicevo sono stati gli stessi attivisti NO MUOS a cercare il nostro aiuto, a cercare qualcuno che potesse dare qualche informazione in più sulla nonviolenza. Fondamentale nel superamento dello stereotipo per cui quest’ultima viene considerata come passività, accettazione supina delle decisioni e dei comportamenti, era stata la presenza, nei giorni precedenti al nostro arrivo, di Turi Vaccaro, attivista nonviolento di vecchia data, che ha fatto della lotta nonviolenta contro le ingiustizie (dalla basi militari e alla costruzione del TAV), la sua missione di vita. La sua azione dirompente, disarmante, spiazzante, e di forte impatto emotivo (anche se spesso solitaria), e i risultati che questa ha portato nella battaglia, hanno convinto gli attivisti della forza della nonviolenza, almeno come strategia di lotta.

Purtroppo al nostro arrivo Turi era già ripartito, non credo sia stato il foglio di via rilasciato dalle autorità locali a convincerlo, quanto piuttosto capire che il suo compito lì, almeno per il momento, si era concluso, e la chiamata ora arrivava dalle valli messe a repentaglio dalla costruzione della TAV. Mi sarebbe piaciuto rincontrarlo, per magari ascoltare qualche riflessione, o parola, considerato che quando lo avevo incontrato (ormai quasi dieci anni fa) a casa di Alberto L’Abate, e in compagnia di Pietro Pinna, storico primo obiettore in Italia al servizio militare, Turi era in sciopero della parola.

La persona che ci aveva contattato per l’incontro ci aveva prospettato la formazione con una rappresentanza delle “Mamme NO MUOS”, un gruppo di madri della zona intorno a Niscemi (le firmatarie sono 700), che, per salvaguardare soprattutto la salute dei loro figli, hanno deciso di mettersi insieme per decidere e attuare strategie per interrompere la costruzione delle antenne. Al nostro arrivo invece ci siamo trovati di fronte i componenti del presidio NO MUOS, un gruppo di ragazzi dai 15 ai 60 anni che hanno comprato un piccolo appezzamento di terra proprio sulla strada principale che porta alla base americana. La composizione è la più varia, anarchici, comunisti, “figli dei fiori”, componenti delle Mamme NO MUOS, semplici ragazzi e ragazze che hanno deciso di lottare per una “guerra giusta”, una guerra senza violenza (almeno fisica). C’è Bepi, un ragazzone di 40 anni, 1,90 cm, pelato e un fisico da lottatore di lotta greco-romana, con curriculum alle spalle anche di violenza niente male, convertito alla forza della nonviolenza, Nicola un ragazzo brizzolato ed atletico, che viene da Milano, e che come arma ha un grandissimo sorriso, c’è Maria che col suo figlioletto di 11 anni che fa di tutto per mantenere la protesta, con la sua forte positività e con una parole buona sempre pronta nei momenti più difficili e di sconforto, Roberta una giovane niscemese con un’energia impressionante che spesso però durante la protesta si trasforma in violenza (verbale), Alfredo 60 anni, ex sindacalista niscemese con alle spalle tante battaglie sociali, con la sua grande esperienza e saggezza da veterano, oltre alla grande conoscenza dei luoghi e delle tradizioni, e tanti altri ragazzi e ragazze con tanta voglia di preservare la loro terra, o semplicemente la madre terra. Il loro intenti pratici principali sono ostacolare il passaggio dei mezzi del’impresa incaricata della costruzione delle nuove antenne, attuare sensibilizzazione e informazione, soprattutto tra i cittadini di Niscemi, e attuare piccole azioni di sabotaggio (apertura di varchi nella recinzione della base, piccole incursioni, etc.). Così ormai da mesi presidiano l’ingresso della base e attuano i cosiddetti “blocchi” ovvero si piazzano davanti ai mezzi, seduti, incatenando tra loro le braccia. I mezzi dell’impresa sono scortati dalla polizia che, dopo vari avvertimenti, procede a “spostare” i manifestanti. Il risultato non è fermare i lavori, ma quantomeno rallentarli, dimostrare che c’è almeno una parte della popolazione che è fortemente contraria a questa costruzione. Efficaci soprattutto i blocchi effettuati dalle mamme, più facile per i poliziotti prendere di peso “picciottazzi” che madri di famiglia. Sono stati effettuati anche alcuni video che testimoniano la loro azione, visionabili su youtube, video che noi abbiamo utilizzato per capire qualcosa prima del  nostro arrivo e quale contributo potessimo portare alla protesta. Dall’analisi dell’azione e dal confronto con i ragazzi abbiamo notato alcuni punti deboli della loro azione e alcuni punti di forza da valorizzare al meglio. La prima risorsa è il grande amore e l’armonia che circola tra i componenti del presidio, una ventina fissi, con altri trenta con presenze più saltuarie. Ancora l’animo e la profonda convinzione della loro Verità, del loro Satyagraha potremmo dire, della forza della loro verità. Poi il potenziale non ancora espresso al meglio: abbiamo cercato di comunicare che nella battaglia nonviolenta, il debole diventa forte. Siamo così partiti dall’analisi della loro esperienza: per un poliziotto sarà molto più difficile “sgomberare” delle mamme, o anziane signore che recitano il rosario (cosa realmente accaduta), o un gruppo di bambini che fanno un girotondo, piuttosto che dei giovani prestanti e “incazzati”, e ancora sarà più facile per un poliziotto agire con decisione e violenza se viene insultato e denigrato (cosa frequente durante i blocchi) piuttosto che se trattato con “parole dolci” che mirano al suo cuore e alla sua coscienza. Abbiamo insistito quindi su quanto sia importante cercare di toccare il cuore dell’avversario, che non è un nemico, per convertirlo, portarlo “dalla nostra parte”. Capire, e far capire ai poliziotti, che questa battaglia è anche per loro, per la loro salute, la loro sicurezza, oltre che per quella dei loro figli. Così ci hanno raccontato di come un poliziotto fosse scoppiato in lacrime di fronte alla protesta allontanandosi temporaneamente. Abbiamo anche realizzato una simulazione, un role-play, dove abbiamo riprodotto un blocco, in cui alcuni attivisti dovevano impersonare il ruolo dei poliziotti, e dopo un iniziale rifiuto da parte di alcuni, hanno deciso di accettare, per entrare poi anche troppo nella parte, superando (seppur con bottiglie vuote al posto dei manganelli) il grado di violenza dei veri poliziotti, e rendendosi conto che quando insultati si sentivano molto più legittimati ad usare la violenza.

Ancora tra i punti di debolezza la scarsa comunicazione con altri possibili “alleati”, parte della chiesa, gruppi scout, e altri importanti attori da coinvolgere. Infine la mancanza di una strategia a lungo raggio, e una forte improvvisazione nell’azione, che fa spesso perdere di vista l’obiettivo finale.

La nostra presenza è stata molto gradita, e oltre alla componente teoricopratica dell’incontro (comunque apprezzata e ritenuta utile) il grosso dell’esperienza, soprattutto per noi, è stata la componente umana, siamo stati accolti e trattati da amici veri, senza di fatto esserci mai visti prima. Quella del MUOS è un’importante battaglia da combattere, il lavoro dei ragazzi e delle madri è fondamentale e instancabile, ma purtroppo non basta. La partecipazione dello stesso paese di Niscemi è bassissima (saranno una trentina di ragazzi su una popolazione di trentacinquemila persone), forte è la rassegnazione da parte di tanti, l’indifferenza, il pregiudizio per gli attivisti che vanno in giro a piedi nudi e come “fricchettoni”, e sarebbe importante un aiuto esterno, anche solo di analisi, di indirizzo strategico e sulla forza che la nonviolenza può avere ed ha già avuto per vincere battaglie altrettanto grandi. È una battaglia, difficile, difficilissima, l’avversario è semplicemente lo stato più potente al mondo, gli Stati Uniti d’America, ma non per questo impossibile da vincere.

In “Arca notizie”, n. 2/2013, anno XXVIII NUMERO 2 maggio/settembre 2013. Quadrimestrale della Comunità dell’Arca in Italia

 

2 Risposte a “NO MUOS – Manfredi Sanfilippo”

  1. Il sottoscritto ha una esperienza di 30-anni nelle trasmissione a micronde. Per amore della verità mi permetto di fare delle osservazione. Si stanno mischiando poche verità con molte menzogne. La verità è che il MUOS serve alla marina militare americana per il controllo del traffico sotto e sopra la superficie del mare. Le falsità sono: 1) Le antenne a microonde che trasnettono nella banda dei 30 GHz sono super direzionali. Non trasmettono verso Niscemi e nessuna altra località, ma verso il satellite. Il campo elettromagnetico è quasi nullo all’esterno DEL FASCIO ED ALL’ESTERNO della base perche le ONDE ELETTROMAGNETICHE DEI LOBI SECONDARI, GIA SONO ATTENUATI ALMENO DI 40 DB, IN TUTTI I CASI SI ATTENUANO IN MODO ESPONENZIALE CON LA DISTANZA DALLA STAZIONE EMETTITRICE. Questi onde FANNO MALE solo quando l’essere umano, gli animali o le piante sono posti in linea retta al trasmettitore.Situazione Irrealizzabile anche in condizione di guasto.HA RAGIONE L’AUTORE NEL DESCRIVERE I PERICOLI CHE SONO DEL TUTTO GENERALI MA SOLO SE E SOLO SE LE RADIAZIONI COPISCONO IN LINEA DIRETTA ED A DISTANZA RAVVICINATA ( 100 METRI) I SOGGETTI ; 2) Le antenne a 30 MHz di solito, sono frequenze che non interagiscono con nessuna cosa essendo onde Elettromagnetiche lunghissime. Esse DOVREBBERO SERVIRE per collegare indirettamente il MUOS con i sottomarini ( si utilizza la riflessione troposferica). Le Molte antenne dislocate a terra servono sopratutto per collegare la base con ognuno dei quadranti in cui è probabilmente stato suddiviso il mare mediterraneo e per ralizzare la ricezione in diversità di spazio e di frequenza verosimilmente ( una architettura di rete a cluster simile ai sistemi radiomobili) ( chiaramante l’architetuttura di rete è un segreto militare USA, FACCIO DELLE IPOTESI FRUTTO DELLA MIA ESPERIENZA.
    In generale, i campi elettromagnetici pericolosi sono quelli generati dal sole (ultravioletto, raggi gamma, radiazioni nucleari,…).. che producono effetti nocivi all’uoma ed agli animali quando l’esposizione temporale e notevole ( alcune ore). L’articolo semina panico nella popolazione. Invito l’autore dell’articolo ad un confronto televisivo e pubblico per fare emergere la VERITA’. La verità serve a tranquillizzare la popolazione che non si tratta di una base o posto di terrore A SCOPO BELLICO ( ALTRIMENTI SAREBBE NASCOSTA SOTTO TERRA O ALTRI ARTIFIZI ) ma un SITO CON UN NOTEVOLE concentrato di tecnologia come può essere un aereoporto in cui le postazioni radar, trasmettitori di potenza per i teefonini cellulari, SEGNALI TELEFISIVI,ETC…producono campi omnidirezionale ….che COLPISCONO LA POPOLAZIONE.
    SALUTI. SALVATORE PASSARELLO, INGEGNERE ELETTRONICO 30-ANNI DI ESPERIENZA laboratori tecnologici di APPARATI RADIO DIGITALE.

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