Competizione, cooperazione e archetipi – Johan Galtung

“I segreti del successo della Finlandia con la scuola — e tutto quanto”, The Atlantic (11 luglio 2013), reca molti messaggi ai lettori USA da quello specifico stato assistenziale. Uno di essi è un sistema scolastico classificato fra i migliori al mondo, senza verifiche standard né affollamenti di tipo sud – ed est! – asiatico, con esami degli studenti limitati allo stretto necessario, con meno enfasi sulla competizione. Ed un altro, strettamente collegato: i finnici hanno un’uguaglianza incredibile e pochissima povertà; e una povertà infantile estremamente bassa. I due punti sono correlati.

L’articolo indica saggiamente la piccola scala e la grande omogeneità come due fattori sottostanti al “successo”, noto pure agli altri paesi nordici. Tuttavia, come fatto presente, vi si trovano “consistenti comunità di lingua svedese e russa” – la prima dominante fino al 1809) e l a seconda fino alla rivoluzione russa del 1917 – ci è voluto tempo perché si integrassero. Quel che l’articolo manca di cogliere è il nesso con quella rivoluzione e il suo impatto sui movimenti operai: elevare il livello dei ceti più bassi per una maggiore uguaglianza è possibile; istruzione e sanità ne sono strumenti basilari; è compito del governo; richiede programmazione; e, cosa non colta dall’URSS: funziona meglio con una democrazia.

L’articolo avrebbe potuto marcare maggiormente come s’insegna agli studenti a cooperare in classe anziché a competere per il primo posto, insegnamenti e citazioni di fine corso e roba del genere. Comunque, quel che più c’interessa non è la Finlandia, bensì le verifiche e la competizione.

Donde spunta l’idea? Le idee viaggiano in vario modo. Attraverso lo spazio, da paese a paese, per diffusione. Attraverso il tempo, da generazione a generazione, per trasmissione. E dal basso, da idee più profonde, da archetipi, nelle nostre culture; per isomorfismo, stessa struttura. Forse non riconoscibili a chi vive tale cultura, e ne assume l’archetipo come normale e naturale per cui è protetto dall’insito elemento di sfida da un bassissimo livello di consapevolezza.

Eppure l’esame, il venire esaminati, sottoposti ad esame, a verifica definitiva, ha ovviamente a che fare con il Giorno del Giudizio, quello eterno da parte del Giudice delle Anime nelle religioni abramitiche. Si verificano intere vite, in prospettiva non di “promozione/ bocciatura” bensì di “salvezza-dannazione”, per l’eternità, di cui le vite sono frazioni di secondo. Ovviamente altre religioni ne prendono le distanze. L’hinduismo: viene data una seconda opportunità con la reincarnazione! Il buddhismo: come rinati! Il cristianesimo cattolico, più morbido, ha il purgatorio e l’intercessione (dei santi, di Maria). Ma è chiara l’idea generale: una rapida verifica per valutare qualcosa di poco duraturo – come la scolarizzazione – per qualcosa di molto duraturo – come il resto della propria vita; apporre uno stampo indelebile sulla persona.

Lo schema isomorfico, da struttura simile, è un meccanismo molto possente. Ci si sente al sicuro, anche se magari non piace; quel Giorno è temuto mesi, anni in anticipo; il giudizio lodato o condannato. Ma lo schema persevera, ovviamente sostenuto specificamente dai veri credenti, fondamentalisti che sentono nelle viscere ciò che è in palio.

Autorità definitiva, nulla di meno. Gli insegnanti, i professori diventano giudici, come Dio. A qualcuno piace. Ma in essenza sono a servizio di qualcosa che li oltrepassa, lo Stato, con il monopolio non solo della forza, ma anche degli esami. Sparissero gli esami, sparirebbero anch’essi può darsi che pensino.

Dal momento che l’hinduismo ha sfidato il cristianesimo, il giudizio è divenuto meno definitivo; agli studenti si dà una seconda, una terza opportunità. Ed è stato messo in questione pure dal buddhismo: migliorarsi, far meglio, accettare le sfide, competere non con altri ma con se stessi; far meglio ogni giorno, migliorare, ma non competere con chi è migliorato di più.

Per una particolare posizione nella società possono esserci requisiti specifici, ma allora quelle tali nicchie possono organizzare le verifiche per tale posizione, anche con graduatorie ove ci siano più candidati che posti disponibili; invece di verifiche generali, multi-scopo con selezionatori accollati per tutta la vita e oltre; perfino nel modo in cui si verrà ricordati.

Competizione e verifiche hanno serie ripercussioni.

Ci sono vincitori e sconfitti; la diseguaglianza viene istituzionalizzata, anzi premiata. Qualunque competizione è un conflitto per un obiettivo da poco, vincere; più c’è competizione più c’è conflitto irrisolto.

La disuguaglianza ha serie ripercussioni.

Quanto più la società è disuguale, tanto meno si ha partecipazione positiva dal basso. Quelli cui si dice che non valgono possono crederci. Più la società è disuguale, meno capacità c’è di risolvere i conflitti; la distanza sociale è troppa perché stiano allo stesso tavolo. I conflitti si fanno protratti, suppurano, peggiorano, colpiscono il corpo sociale.

Non si nega che la competizione possa stimolare qualcuno a dare il proprio meglio; ma si nega d’altronde che ciò non possa avvenire in competizione con se stessi, senza produrre conflitti irrisolti e disuguaglianza insormontabile. Ognuno ha spazio per migliorare se stesso, ma può aver bisogno di consigli, anche per non diventare troppo ambizioso. La competizione con altri conduce al conflitto; con se stessi può condurre alla frustrazione, magari con un aggressività più introversa. Ma i segnali d’allarme sono in se stessi; perciò più facilmente scoperti e suscettibili di reazione. Come per il fumare, ridurlo o cessarlo colpisce se stessi. Bruciare combustibili fossili è più come la competizione; ne soffrano le conseguenze altri – le future generazioni, altri paesi – non se stessi.

Con il venir meno del cristianesimo giudiziario, rigoroso, anche le verifiche e gli esami verranno meno. L’archetipo a sostegno degli esami che non rispecchiano altro che loro stessi – per esempio mettere alla prova degli adolescenti con equazioni matematiche di secondo grado del tutto inutili – può forse cessare di esistere. Così, la Finlandia è molto secolarizzata e con un cristianesimo piuttosto morbido; ma non è sempre stata così. La cooperazione distribuisce buone idee; la competizione le rende proprietà privata, monopoli, segreti, favorendo lo spionaggio. La cooperazione con auto-miglioramento e aiuto reciproco a tal fine rende una società alquanto gradevole, con alti tassi di felicità. Come la Finlandia.

 

15 luglio 2013 – TRANSCEND Media Service

Versione originale: Competition, Cooperation and Archetypes

http://www.transcend.org/tms/2013/07/competition-cooperation-and-archetypes/

Traduzione di Michelangelo Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Una replica a “Competizione, cooperazione e archetipi – Johan Galtung”

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