La grandezza di Mandela può essere assicurata – ma non la sua eredità – John Pilger

Quando ho fatto dei servizi dal Sudafrica negli anni 1960, l’ammiratore dei nazisti Johannes Vorster occupava la residenza del primo ministro a Città del Capo. Trent’anni dopo, mentre aspettavo al cancello, sembrava che le guardie non fossero cambiate. Degli Afrikaners bianchi hanno controllato il mio documento di identità con la confidenza di uomini addetti a un lavoro di sicurezza. Uno aveva una copia di Long Walk to Freedom  [Il lungo cammino verso la libertà], l’autobiografia di Nelson Mandela. “E’ molto stimolante,” mi ha detto.

Nelson-Mandela-Desktop-2013 smMandela aveva appena finito il suo sonnellino pomeridiano e aveva l’aria assonnata; i lacci delle scarpe erano slegati. Con indosso una camicia di color oro vivace, girovagava nella stanza. “Ben tornato,” mi ha detto, raggiante,  il primo presidente di un Sudafrica democratico. “Deve capire che essere stato bandito dal mio paese  è  un grande onore.” La grazia assoluta e il fascino dell’uomo facevano sentire bene. Rideva sommessamente all’idea di essere considerato santo. “Non è il lavoro per cui ho fatto domanda,” ha detto seccamente.

Tuttavia, era ancora ben abituato a interviste deferenti e sono stato ripreso varie volte – “ha dimenticato completamente che cosa ho detto”  e “le ho già spiegato questa faccenda”. Con il fatto che non abbia tollerato alcuna critica al Congresso Nazionale Africano (ANC), ha rivelato qualche cosa del motivo per cui milioni di sudafricani  piangeranno la sua dipartita ma non la sua “eredità”.

Gli ho chiesto perché le promesse che lui e l’ANC avevano espresso quando lo avevano scarcerato nel 1990 non erano state mantenute. Il governo di liberazione, aveva promesso Mandela, si sarebbe preso carico dell’economia dell’apartheid, comprese le banche e un “cambiamento o modifica delle nostre opinioni al riguardo è inconcepibile”. Una volta andato al potere, la politica ufficiale del partito, di porre fine all’impoverimento della maggior parte dei sudafricani, cioè il Programma di Ricostruzione e Sviluppo (RDP), è stato abbandonato, mentre uno dei suoi ministri si vantava che le politiche dell’ANC erano come quelle della Thatcher.

“Può applicare qualsiasi etichetta a questo, se le piace,” mi ha risposto. ….. “Però, per questo paese la privatizzazione è la politica fondamentale.”

“Questo è il contrario di quello che diceva nel 1994.”

“Deve rendersi conto che ogni processo costituisce un cambiamento.”

Pochi sudafricani comuni erano consapevoli che questo “processo” era iniziato in grande segretezza più di due anni prima del rilascio di Mandela, quando l’ANC in esilio aveva, in effetti, fatto un patto con illustri membri dell’elite afrikaneer durante degli incontri svoltisi in una residenza nobiliare, Mells Park House, vicino a Bath. I principali promotori sono state le grosse imprese che avevano sostenuto l’apartheid. .

Circa nello stesso periodo, Mandela conduceva i suoi personali negoziati segreti. Nel 1982, era stato trasferito dalla prigione di  Robben Island a quella di Pollsmoor, dove poteva ricevere e intrattenere le persone. Lo scopo del regime dell’apartheid era di dividere l’ANC tra i “moderati” con i quali  si potevano “fare affari” (Mandela, Thabo, Mbeki e Oliver Tambo) e quelli che erano nelle township* in prima linea guidati dal Fronte Democratico Unito (UDF). Il 5 luglio 1989, Mandela è stato portato fuori dalla prigione per incontrare P.W. Botha, il presidente della comunità bianca noto come Groot Krokodil (Grosso coccodrillo). Mandela era lietissimo che Botha gli versasse il tè.

Con le elezioni democratiche del 1994, terminò la apartheid razziale, e quella economica ebbe un altro aspetto. Durante gli anni 1980, il regime di Botha aveva offerto prestiti generosi agli uomini di affari di colore, permettendo loro di fondare delle società al di fuori dei bantustan, (cioè i territori assegnati alle etnie di colore negli anni dell’apartheid, n.d.t.). Una nuova borghesia di colore sorse rapidamente, insieme a un clientelismo dilagante. I capi dell’ANC si trasferirono in dimore in proprietà di campagna con il golf. Mentre si riducevano le differenze tra bianchi e persone di colore, si ampliavano quelle tra varie categorie di gente di colore.

Il ritornello familiare che la nuova ricchezza avrebbe avuto un “effetto cascata” e “avrebbe creato posti di lavoro” si è perduto in accordi sospetti di fusioni e nel “ristrutturare” il costo dei posti di lavoro. Per le  compagnie straniere, una faccia di colore nel consiglio di amministrazione spesso assicurava che nulla era cambiato. Nel 2001, George Soros ha detto al Forum Economico di Davos, che “il Sudafrica è nelle mani del capitale internazionale.”

Nelle township, le persone percepivano pochi cambiamenti ed erano soggette a sfratti come quelli  dell’epoca dell’apartheid; alcuni esprimevano nostalgia per l’ “ordine” del vecchio regime. I risultati del dopo-apartheid nell’eliminare la segregazione nella vita quotidiana in Sudafrica, comprese le scuole, sono state invalidate dalle esagerazioni  e dalla corruzione  di un  “neoliberalismo” cui  si era dedicata l’ANC. Questo ha portato direttamente a crimini di stato come il massacro di 34 minatori a Marikana nel 2012, che ha fatto ricordare il massacro di Sharpeville di più di mezzo secolo fa. Entrambi gli episodi erano stati  provocati da proteste contro l’ingiustizia.

Anche Mandela incoraggiava rapporti di clientelismo con i ricchi bianchi del mondo delle grosse imprese, compresi quelli che avevano tratto vantaggi dall’apartheid. Mandela considerava  questo come parte della “riconciliazione”. Forse lui e il suo amato ANC erano stati in lotta e in esilio per così tanto tempo, che erano disponibili ad accettare e a colludere con le forze che erano state nemiche del popolo. C’erano coloro che volevano sinceramente un cambiamento radicale, compresi alcuni nel Partito Comunista Sudafricano, ma è stata la potente influenza  del Cristianesimo missionario che forse ha lasciato il marchio più indelebile. I liberali bianchi in patria e all’estero si sono entusiasmati per questo, spesso ignorando o accogliendo la riluttanza di Mandela a esprimere chiaramente una visione coerente, come avevano fatto Amilcar Cabral e il Pandit Nehru.

Per ironia, Mandela sembrava cambiato dopo essere andato in pensione, mettendo in guardia il mondo dai pericoli del dopo 11 settembre costituiti da George W. Bush e da Tony Blair. La sua definizione di Blair di “ministro degli Esteri di Bush”, è stata sincronizzata maliziosamente; Thabo Mbeki, il successore di Mandela, stava per arrivare a Londra per incontrare Blair. Mi chiedo che cosa avrebbe pensato del recente “pellegrinaggio” fatto nella sua cella a Robben Island da Barack Obama, lo spietato  carceriere di Guantanamo.

Mandela appariva instancabilmente cortese. Quando è finita  la mia intervista con lui, mi ha dato dei colpetti sul braccio come per dirmi che mi perdonava per averlo contraddetto. Siamo andati verso la sua Mercedes color argento, e la sua piccola testa grigia spariva tra uno stormo di uomini bianchi con enormi braccia e con dei fili nelle orecchie. Uno di loro ha dato un ordine in lingua Afrikaans e Mandela  è sparito.

Il film di John Pilger, Apartheid Did Not Die [L’apartheid non è morta] si può vedere su: www.johnpilger.com

http://it.wikipedia.org/wiki/Township

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/mandela-s-greatness-may-be-assured-but-not-his-legacy

Originale: John Pilger’s ZSpace Page Traduzione di Maria Chiara Starace

11 luglio 2013 http://znetitaly.altervista.org/art/11614

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