Umanità 2050: Costruire la pace con i nostri Futuri – Johan Galtung

Discorso di apertura, 40° Anniversario del World Futures Studies Federation (Federazione per gli Studi sui Futuri del Mondo) – Bucarest, Romania.

Gli studi sul futuro, come gli studi per la pace, lo sviluppo e l’ambiente, costituiscono un lavoro inter-disciplinare e inter-nazionale volto ad ampliare il bacino di comprensione rispetto a questioni fondamentali; diviso tra futuri preferiti – utopie – di chi?, futuri previsti – previsioni – chi le fa e per chi?, e pratica futura – scenari che flettano il previsto verso il preferito – da e per quale?

Il titolo dell’opera di Ravi Morey, Guardando indietro: 2050-2013 (Looking Backwards: 2050-2013), coglie gli studi sul futuro in sintesi: esplorare le fasi intermedie di un governo mondiale pienamente democratico e il nostro attuale 2013. La rotta potrebbe passare attraverso la bancarotta degli USA salvati da una Cina democratica nel 2025. Qualcuno potrebbe sostenere che è quanto sta già avvenendo, con la Cina più democratica di quanto l’Occidente pensi, essendo il creditore numero 1, e gli USA in bancarotta più di quanto essi stessi ammettano, essendo il debitore numero 1. Numeri 1 e 190 tra 190 paesi.

Come avvenne nel 1967, a Oslo, per la precedente organizzazione Mankind 2000, il discorso s’incentra sulle prospettive a livello internazionale. Futuri preferiti:

  • Economicamente: un salario minimo per ciascun abitante della Terra; eliminazione della miseria; fine della scandalosa diseguaglianza, e una nuova economia finalizzata alla riproduzione degli essere umani e della natura, non dominata dalla contabilità pervasiva e dai mercati guidati dal capitale. Lasciamo che questa muoia, forse per eutanasia.
  • Militarmente: uno spostamento dalla prospettiva vincere-vittoria alla ricerca di soluzioni per la trattazione dei conflitti sottostanti, grazie alla mediazione e ai dialoghi per la risoluzione dei conflitti, riconciliazione dei traumi, empatia con le altrui visioni del mondo; costruzione di forme di cooperazione per un mutuo e uguale beneficio.
  • Politicamente: un alto livello di autonomia destinato alle autorità locali, per le 2000 nazioni all’interno dei 200 stati, per gli stati, le regioni, a livello globale; attraverso comunità di federazioni e confederazioni.
  • Culturalmente: un mondo multi-culturale che ponga i sistemi occidentale-marxista, islamico, buddista, giapponese, cinese, polinesiano, ubuntu al pari con quello dell’Occidente neo-liberale: che l’umanità tragga il meglio da ciascuno.

Sembra troppo per una sola generazione, entro 40 anni? Guardiamo indietro, agli ultimi 40 anni, ai doni positivi che una storia accelerata ci ha dato:

  • Economicamente: flusso di merci sempre più ampio e crescente – non di servizi – a un sempre minor prezzo, le emergenti economie BRICS++; declino dell’Occidente;
  • Militarmente: numero di guerre tra stati in diminuzione; fine della guerra fredda bipolare, passata da un breve periodo unipolare con una sola superpotenza a un mondo multi-polare (ottagonale?) con poli come America Latina, USA, Russia, India, Cina, OCI (Organizzazione della Comunità Islamica), UE, Africa come potenziali comunità di pace;
  • Politicamente: transizione della Spagna e del Portogallo a un sistema democratico; caduta del muro attorno a Berlino ovest; fine della dittatura comunista e dell’Impero sovietico; fine dell’apartheid in Sud Africa;
  • Culturalmente: la troppo calunniata e fraintesa rivoluzione culturale anti-confuciana in Cina, che ha liberato centinaia di milioni di persone, donne, giovani, contadini e la Cina dell’ovest, spianando la strada per innalzare 400 milioni di persone dalla miseria alla fascia più bassa del ceto medio, nel periodo 1991-2004;
  • Socialmente: la rivoluzione femminista, un dono degli USA; l’incredibile miglioramento della nostra salute, consentendo 90 anni di vita normale e in relativa salute – e 60-70 di vita insieme per le coppie! – con l’assenza di fumo come fattore decisivo.

 

Stiamo vivendo in una qualche utopia. Tuttavia buona parte di essa è una sorpresa, date le previsioni negative: buone per gli andamenti, cattive per gli eventi. Per questi ultimi, la mera deduzione non è sufficiente. Una comprensione profonda del “sistema nel suo insieme” – olismo – e delle sue contraddizioni e dialettiche interne, in breve 2.500 anni di epistemologia taoista, è indispensabile. Fallire in quest’impresa provocherebbe conseguenze drammatiche nella vita in Occidente, il verificarsi di uno shock dopo l’altro.

Una via d’uscita: nel 1970, 9000 persone in 10 paesi furono intervistate sulle loro Immagini del Mondo nell’Anno 20001. Più il paese era sviluppato economicamente, più le visioni riportate erano pessimistiche: problemi ambientali, diseguaglianza, separazioni di famiglie, violenza. Che sia la gente comune a conoscere dove risiede la fonte dei problemi e non l’elite? Le loro previsioni sull’Anno 2000 furono più azzeccate di quelle degli esperti.

Dunque, quali le previsioni per i prossimi 40 anni? Si possono fare osservazioni positive e negative, dare buone e cattive notizie, come sempre:

  • Economicamente: fine del socialismo seguita dalla fine del capitalismo, che uccide 140.000 persone al giorno a causa di un’intollerabile diseguaglianza, provocando gravi rivolte e violenza in molti paesi, o a qualcosa di peggio: apatia;
  • Militarmente: declino dello stato e del patriottismo; ascesa di nazioni represse e del nazionalismo, che alimenta il terrorismo, tra stato e non-stato (di cui l’11 settembre è un esempio), da parte di 2000 nazioni che desiderano un posto al sole; declino dell’impero USA; insorgere del fascismo negli USA a livello globale e domestico; maggior ricorso alla mediazione e alla nonviolenza in generale;
  • Politicamente: più elezioni nazionali multi-partitiche con maggior partito-crazia, banco-crazia, tecno-crazia, auto-crazia, corruzione; ampliamento di mutui benefici ma incremento di diseguaglianze;
  • Culturalmente: declino della cultura secolare cristiano-occidentale; ascesa dell’Islam e conflitto tra queste due prospettive globali universalizzanti.

 

Quindi, le prospettive per la “pace con i nostri futuri” sono miste. Però:

Cavalcare le tendenze positive: ricerca di economie alternative; declino del sistema stato e dell’impero USA; maggior ricorso all’uso di mediazione e nonviolenza; allargamento del cerchio di diritti e obbligazioni mutue; declino dell’arroganza occidentale.

Lottare contro la diseguaglianza, boicottare compagnie i cui dirigenti guadagnano più di 5-10 volte i dipendenti; optare per le cooperative; trasferire i conti correnti a casse di risparmio, introdurre una tassa del 5 percento sulle transazioni finanziarie al fine di finanziare un salario minimo e porre un freno alle speculazioni insane; aumentare ovunque la quantità e la qualità della mediazione e della nonviolenza; lottare per la democrazia ricorrendo alla trasparenza, al dialogo, alle petizioni, ai referendum; trarre il meglio da ogni visione del mondo, sia l’una sia l’altra, non l’uao o l’altra.

L’Islam offre solidarietà e condivisione di cui l’Occidente ha bisogno, l’Occidente offre diversità e libertà di cui l’Islam ha bisogno. Mutuo apprendimento.

Coloro che cavalcheranno e lotteranno emergeranno. Gli altri annegheranno.

 

1 luglio 2013

Traduzione di Silvia De Michelis per il Centro Studi Sereno Regis

Titolo originale: Humankind 2050: Making Peace with Our Futures

http://www.transcend.org/tms/2013/07/humankind-2050-making-peace-with-our-futures/

 

1 Ornauer, Sicinski, Wiberg, Galtung, Paris, Mouton, 1976

 

 

 

Una replica a “Umanità 2050: Costruire la pace con i nostri Futuri – Johan Galtung”

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