Il ritorno della “guerra fredda”? – Michael T. Klare

Washington ha dato a Israele soltanto il permesso per un futuro attacco contro l’Iran mediante un accordo per la compra-vendita di armi?  La Russia ha segnalato soltanto il suo appoggio al regime siriano di Bashar al-Assadd tramite un accordo per la  compra-vendita di armi ? I russi, i cinesi e gli americani stanno tutti intensificando le tensioni regionali in Asia tramite un accordo per la  compra-vendita di armi? E’ possibile che siamo ora testimoni degli inizi di una nuova “guerra fredda” in due zone chiave del pianeta e che i segni di questa evoluzione snervante siano gli accordi di compra-vendita di armi?

Le vendite di armi in campo internazionale si sono dimostrate un affare mondiale fiorente in tempi economicamente difficili. Secondo il Servizio di ricerca del Congresso, [CRS, Congressional Research Service] queste vendite hanno raggiunto la cifra impressionante di 85 miliardi nel 2011, quasi il doppio di quella del 2010. Questo aumento di spese militari è il riflesso dei tentativi fatti dalle potenze  medio-orientali di rafforzare i loro arsenali di armi con moderni aerei a reazione, carri armati e missili – un processo costantemente incoraggiato dai principali paesi fabbricanti di armi (specialmente gli Stati Uniti e la Russia) dato che aiuta a mantenere attive le linee di produzione interne. Tuttavia questo modello noto, anche se sempre preoccupante, potrebbe essere presto superato da un’evoluzione più infausta nel commercio mondiale di armi: il ritorno di vendite di armi molto più mirato, in stile “guerra fredda” che intende indebolire i rivali e destabilizzare gli equilibri regionali di potere. Il risultato sarà, inevitabilmente, un mondo più precario.

Le vendite di armi sono sempre servite a molteplici funzioni. In quanto preziosi beni di commercio, le armi si possono dimostrare immensamente redditizie per le imprese che si specializzano nella fabbricazione di tali prodotti. Tra il 2008 e il 2011, per esempio, le ditte statunitensi hanno venduto armi alle nazioni straniere per un valore di 146 miliardi di dollari, secondo quanto dice il CRS.

Tali vendite aiutano in modo determinante ad assicurarsi che le linee di produzione interna rimangano redditizie anche quando le acquisizioni del governo rallentano in patria. Le vendite di armi sono però servite anche come strumenti preziosi di politica estera – come lusinghe per la formazione di alleanze, espressioni di appoggio continuo, e un modo per allettare nuovi alleati  a passare dalla propria parte. Le nazioni potenti, che cercano ulteriori alleati, usano queste vendite di armi per ottenere l’alleanza di stati più deboli; essi, cercando di rinforzare le proprie difese, considerano gli accordi per la compra-vendita di armi come un modo di creare legami con paesi più forti, o anche per mettere un pretendente contro un altro, in cerca delle armi più sofisticate disponibili.

Durante tutta la “guerra fredda”, entrambe le superpotenze hanno adoperato le transazioni commerciali di armi come forma di competizione, offrendo armi all’avanguardia per indurre le potenze regionali a defezionare dai sistemi di alleanza reciproci o per  rispondere alle offerte fatte dall’altra parte. L’Egitto, per esempio, è stato convinto a entrare nella sfera sovietica nel 1955 quando gli sono state fornite le armi che l’Occidente aveva rifiutato di inviare. Alla fine degli anni 1970, si è spostato di nuovo nel campo americano dopo che Washington ha pagato per sistemi d’arma di gran lunga migliori.

In quegli anni, gli americani e i sovietici hanno anche usato le vendite di armi per sostenere alleati di importanza fondamentale in zone di conflitti come il Medio Oriente. Washington ha armato Israele, l’Arabia Saudita e l’Iran quando era ancora governato dallo Shah; la Russia ha armato l’Iraq e la Siria. Queste transazioni  hanno avuto un ruolo essenziale nella diplomazia della “guerra fredda” e talvolta hanno aiutato  a fare pendere la bilancia a favore della  decisione di andare in guerra. Nella guerra dello Yom Kippur del 1973, per esempio, l’Egitto, incoraggiato da un esteso arsenale di missili sovietici anticarro, ha attaccato le forze israeliane nel deserto del Negev.

Tuttavia, subito dopo la “guerra fredda” e il crollo dell’Unione Sovietica è emerso l’aspetto commerciale delle vendite di armi.  Sia Washington che Mosca erano allora molto più interessate a mantenere in funzione le loro linee di produzione militari, che a giostrare per avere vantaggi all’estero,  e quindi si è data importanza a ottenere contratti da coloro che avevano i mezzi per pagare – principalmente i più importanti produttori di petrolio  del Medio Oriente e dell’America Latina e le “tigri” dell’Asia economicamente in via di espansione. Tra il 2008 e il 2011,  il CRS     aveva classificato i principali acquirenti di armi convenzionali nel mondo in via di sviluppo in questo ordine: Arabia Saudita, India, Emirati Arabi Uniti, Brasile, Egitto e Venezuela. Questi sei paesi insieme hanno ordinato 117 miliardi di nuovi armamenti.

Le vendite di armi scelgono  una nuova strada

Soltanto di recente è cominciata  di nuovo una certa versione del duello e della competizione per il potere, e nei primi mesi del 2013 sembra che stia acquistando slancio.  Diversi sviluppi recenti mettono in risalto questa tendenza:

* All’inizio di maggio, fonti dei servizi segreti europei hanno rivelato che la Russia aveva fornito diverse batterie di missili cruise anti-nave al regime siriano assediato del presidente Bashar al-Assad. Mosca aveva precedentemente fornito ai siriani una versione del missile noto come Yakhont, ma si dice che quelli inviati di recente siano forniti di un radar più avanzato che aumenta la loro efficacia. Con quei missili, i siriani dovrebbero essere in una posizione migliore per dissuadere o contrastare o  replicare a qualsiasi tentativo da parte di forze internazionali, compresi gli Stati Uniti, di aiutare i ribelli oppositori di Assad per mare o per mettere in atto un blocco navale della Siria. Si dice anche che stiano negoziando con i russi l’acquisto di moderni  missili terra-aria S-300, un sistema d’arrma che complicherebbe molto gli attacchi aerei sul paese o l’imposizione di una zona di interdizione aerea.

A parte il suo significato militare, l’invio  degli Yakhont indica una nuova tendenza da parte di Mosca di impegnarsi in vendite provocatorie di armi per migliorare i suoi obiettivi strategici – in questo caso la sopravvivenza del regime di Assad, l’unico alleato della Russia che resti in quell’ area – perfino davanti all’opposizione occidentale concertata. Adoprando un linguaggio duro, il Segretario di Stato John Kerry ha messo in guardia i russi da questa azione. “Abbiamo affermato in maniera chiarissima che preferiamo che la Russia non fornisca  assistenza a loro,” ha dichiarato. “E’ ufficiale.” Malgrado tali ammonizioni, i funzionari russi insistono nel dire che non hanno alcuna intenzione di fermare gli invii di armi ad Assad. “La Russia gode  di una forte e buona  collaborazione militare con la Siria, e oggi non vediamo alcuna ragione per rivederla,” ha detto il vice ministro della difesa Anatoly Antonov  ai giornalisti .

* In aprile, durante una visita a Gerusalemme, il segretario alla difesa Chuck Hagel, ha annunciato l’invio di un blocco di armi di molti miliardi di dollari per Israele. Anche se i dettagli finali devono essere ancora precisati, si ipotizza che includa gli aerei da trasporto con propulsori tipo tilt-rotor V-22 Osprey, il velivolo per il rifornimento di carburante in volo KC-135, e radar e missili di avanguardia e  anti-radar d’avanguardia, per i caccia di Israele.  “Ci siamo impegnati a fornire a Israele qualunque appoggio sia necessario affinché mantenga la superiorità militare su qualsiasi stato o coalizione di  protagonisti di stati o di non-stati [nella regione],” ha  detto Hagel agli inviati quando ha annunciato questa decisione.

Naturalmente gli Stati Uniti da lungo tempo si sono affidati  alla superiorità militare israeliana, e quindi c’era qualche cosa di rituale circa la dichiarazione di Hagel a Gerusalemme. Non meno prevedibili erano le recriminazioni da parte dei militari di Israele e dalle fonti dei servizi segreti, che il blocco non includeva sufficienti nuove armi per soddisfare le necessità di Israele, o che queste erano del tipo sbagliato. Il V-22 Osprey, per esempio, era considerato da alcuni di valore militare marginale. Ha sorpreso ancora di più il fatto che nessun segnale di pericolo sia apparso sui media riguardo a che cosa  veniva incluso. Almeno due dei sistemi d’arma – gli aerei per il rifornimento in  volo KC-135 e i missili antiradar (armamenti fondamentali per disabilitare il sistema radar di difesa aerea del nemico) – potrebbero essere designati per uno scopo soltanto: rafforzare la capacità di Israele di condurre un intenso attacco aereo contro le strutture nucleari iraniane, se decidesse di farlo.

Attualmente, i più grossi ostacoli militari rispetto a un attacco del genere sono l’incapacità di bloccare completamente i sistemi iraniani  di difesa antiaerea e a lanciare attacchi aerei sostenuti a lunga distanza. I missili e la capacità di rifornimento in volo possono fare molto per  eliminare questi impedimenti. Sebbene ci possa volere un anno perché tutti questi nuovi armamenti siano consegnati e diventino operativi, il pacchetto si può considerare come il segnale di via libera da parte di Washington perché Israele intraprenda la preparazione per un attacco all’Iran, paese che è stato a lungo difeso da Cina e Russia per impedire più dure sanzioni dell’ONU.

* In marzo, la Russia ha accettato di vendere alla Cina 24 aerei a reazione da combattimento  pluri- funzionali Sukhoi Su-35 e 4 sottomarini diesel di classe Lada, alla vigilia della prima visita ufficiale a Mosca del presidente Xi Jinping di recente in carica. Sebbene i dettagli della vendita debbano essere ancora definiti, gli osservatori dicono che essa rappresenterà la vendita più importante di armamenti russi alla Cina in un decennio. Il Su-35, un aereo da caccia da combattimento Stealth (invisibile al radar) di quarta generazione, è superiore a qualsiasi aeroplano che è attualmente negli arsenali della Cina, mentre il  Lada è una versione più avanzata e silenziosa dei sottomarini  di classe Kito che la Cina possiede già. Insieme, i due sistemi forniranno ai cinesi un considerevole incremento delle prestazioni in combattimento.

Per chiunque abbia seguito le faccende della sicurezza in Asia negli scorsi anni, è difficile considerare questi accordi se non una reazione alla nuova strategia asiatica dell’amministrazione Obama, il suo “perno” per il Pacifico. Come annunciato dal presidente Obama in un discorso al parlamento australiano nel novembre 2011, tale strategia implica l’aumento della già forte presenza aerea e navale statunitense nel Pacifico occidentale – cioè nelle acque al largo della Cina – insieme con un incremento degli aiuti militari statunitensi agli alleati degli americani come Indonesia, Giappone, Filippine, e Corea del Sud.

Non ha stupito che la Cina abbia reagito rinforzando le sue potenzialità navali, annunciando piani per l’acquisizione di una seconda portaerei  (la prima ha cominciato il test di operatività alla fine del 2012) e l’approvvigionamento di armi avanzate dalla Russia per riempire i vuoti della struttura difensiva. Il che, a sua volta, è destinato ad aumentare la pressione su Washington da parte di Giappone, Taiwan, e altri alleati per fornire ulteriori armamenti, dando il via a una corsa agli armamenti nella regione,  in classico stile da “guerra fredda”.

* Alla vigilia della visita del Segretario di stato John Kerry del 24 giugno in India, la stampa di quel paese era piena di articoli e voci sulle imminenti vendite di armi degli Stati Uniti. Andrew Shapiro, vice segretario di stato per gli affari politico-militari, è stato ampiamente citato per avere detto che, oltre alle vendite già programmate, “pensiamo che ci saranno altri miliardi di dollari nel prossimo paio d’anni.” Nelle sue osservazioni, Shapiro si riferiva al vice segretario alla difesa Ashton Carter, che, egli ha detto, era a capo di un’iniziativa di vendita di armi, “che pensiamo stia progredendo abbastanza bene e si spera porti a un ritmo ancora maggiore di ulteriori commerci con l’India per la difesa.”

In qualche misura, naturalmente, questo può essere considerato come una continuazione delle vendite di armi come motore economico interno, dato che le industrie belliche statunitensi hanno da molto tempo cercato di accedere al vasto mercato di armi dell’India. Tali vendite hanno però anche un altro ruolo: facilitare la spinta degli Stati Uniti a incorporare l’India nell’arco delle potenze che circondano la Cina come parte della nuova strategia dell’amministrazione Obama per l’area asiatica del Pacifico.

Per arrivare a questo scopo, come aveva spiegato nel 2011 il vice Segretario di stato William Burns, “I nostri due paesi hanno iniziato un dialogo strategico per assicurare che le due più grandi democrazie del mondo perseguano strategie che  le rinforzino reciprocamente.” Gli acquisti di armi sono considerati dai capi di entrambi i paesi come uno strumento vitale per il “contenimento”  della Cina (anche se tutte le parti stanno attente a evitare quel vecchio termine da “guerra fredda”). Stiamo quindi a vedere se Kerry riuscirà a concludere nuovi accordi per la vendita di armi mentre è a New Delhi.

La storia che si ripete

Questi sono soltanto alcuni esempi di recenti trattati per la compra-vendita di armi (o quelli che sono ancora in fase di discussione) che fanno pensare  a una nuova  disponibilità da parte delle maggiori potenze a usare le transazioni commerciali di armi come strumenti di ingerenza geopolitica e di competizione. La ricomparsa di questo comportamento fa pensare a una ripresa preoccupante di rivalità tipiche della “guerra fredda”. Anche se gli importanti leader a Washington, Mosca e Pechino non parlano di far resuscitare una versione del ventunesimo secolo della “guerra fredda”, chiunque abbia il senso della storia può vedere che essi sono diretti lungo una strada triste, ben battuta, che porta alla crisi e allo scontro.

Ciò che dà a questo un’aggiunta di ironia, è che i principali fornitori e destinatari di armi, compresi gli Stati Uniti, hanno di recente votato all’Assemblea Generale dell’ONU per approvare il “Trattato sul commercio delle armi”, che era inteso a imporre importanti vincoli per il commercio mondiale delle armi convenzionali. Sebbene il trattato abbia molte scappatoie, manchi di un meccanismo di applicazione, e richiederà anni per ottenere una completa attuazione, esso rappresenta il primo autentico tentativo da parte della comunità internazionale di porre dei veri vincoli alle vendite di armi. “Questo trattato non risolverà i problemi della Siria da un giorno all’altro, nessun trattato potrebbe farlo, ma aiuterà a evitare altre situazioni come quella siriana  in futuro,” ha detto Anna MacDonald, direttrice del controllo delle armi per la Oxfam International e ardente sostenitrice del trattato. “Aiuterà a ridurre la violenza armata. Aiuterà a ridurre le guerre.”

Questa potrebbe essere la speranza, ma tali aspettative verranno rapidamente infrante se i maggiori fornitori di armi, guidati da Stati Uniti e Russia, ancora una volta considereranno le vendite di armi come lo strumento preferito per ottenere vantaggio geopolitico in aree di importanza strategica. Lungi dal portare pace e stabilità – come sostengono invariabilmente i proponenti di tali transazioni – ogni nuovo accordo di compra-vendita di armi ha la possibilità di fare un ulteriore passo verso la “guerra fredda” aumentando i rischi di frizioni e conflitti regionali. Assistiamo quindi a un nuovo stupido esempio del vecchio detto: coloro che non imparano dalla storia sono destinati a ripeterla?

Michael Klare è professore di studi per la pace e la sicurezza mondiale all’Hampshire College, collabora regolarmente con TomDispatch ed è autore del recentissimo “The Race for What’s Left” [La corsa a quello che è rimasto], pubblicato da Picador. Un documentario basato sul suo libro Blood and Oil [Sangue e petrolio] può essere  ordinato sul sito www.bloodandoilmovie.com.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo www.znetitaly.org

Fonte:http://www.zcommunications.org/the-cold-war-redux-by-michael-klare

Originale: TomDispatch.com

Traduzione di Maria Chiara Starace, revisione a cura del Centro Sereno Regis

31 maggio 2013 http://znetitaly.altervista.org/art/11049

 

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