Frattanto, Manchester United – Johan Galtung

Di solito arrivava alla fine delle trasmissioni BBC: ora Sir Alex Ferguson è lì davanti come titolo principale in prima pagina dell’International Herald Tribune. Davvero impressionante, per 27 anni allenatore e gestore, pardon: amministratore delegato, del Man U; che è adesso un’impresa commerciale di proprietà della famiglia Glazer in Florida le cui quote azionarie sono sotto shock alla Borsa Valori di New York per la notizia del suo pensionamento. Dove sono finiti tutti quanti gli sport!.

Riecco la Lady di Ferro, Margaret Thatcher, con la stampa mainstream che ripercorre anni di grandezza centrati su forti personalità. Lei fece parte con Ronald Reagan della controrivoluzione della metà degli anni 1980, infondendo vita effimera nelle economie stagnanti con le privatizzazioni, schiantando i sindacati, deindustralizzando, devastando intere regioni dei propri paesi, azzoppando i sistemi previdenziali statali – ”Arrugginite in Pace” dicono. Accusata di vendere le argenterie di famiglia con le privatizzazioni, Thatcher diceva: Sì, di ritorno alla famiglia! Dov’è finito tutto l’argento!

Però mantenne Unito il Regno lasciando morire in prigione un combattente per la libertà irlandese in sciopero della fame, e, come Ronald Reagan, agitò le insegne e inviò l’esercito per qualche isola: le Malvinas-Falkland per Thatcher (passando sopra la blanda protesta di Reagan in quanto territorio Monroe), Grenada per Reagan. Dove sono finiti tutti gli imperi!

Ed ecco un altro fantasma del passato, Hillary Clinton, eventuale candidata presidenziale USA nel 2016; un’amatissima Segretaria di Stato. Stephen Zunes (truth-out.org, 23-02-13) a proposito della sua eredità: “sostenitrice di regimi autocratici ed eserciti d’occupazione – sabotatrice del controllo degli armamenti e difensora di soluzioni militari a complessi problemi politici – smaccata sostenitrice dell’invasione e occupazione dell’Iraq, mentendo sulle capacità militari di tale paese – sferrò ripetuti attacchi contro le Nazioni Unite, si oppose alle restrizioni sulle mine anti-uomo e le bombe a grappolo – spingendo per un più marcato sostegno USA ai dittatori filo-occidentali in Tunisia, Egitto, Yemen e Bahrain.” Dove mai sono finiti tutti questi dittatori!

Comprensibile. Dati i problemi del giorno, quelli di ieri scemano, e i messaggeri di ieri si ergono alti. Considerate questo:

Le molestie sessuali nelle forze armate USA: 70 al giorno, 26.000 all’anno; hanno certo bisogno di droni. Dove mai sono finiti tutti i soldati!

Misure d’austerità: il tasso di crescita del PIL rimane a un pigro 2%, la disoccupazione all’8%, anche i ricchi sono demoralizzati, pur seduti su molto contante; la riduzione del debito fiscale serve alla splendida occasione di acciaccare ulteriormente lo stato welfare. Dove mai sono finiti tutti i liberali!

Boston: terribile, atroce, ci protendiamo col cuore verso i deprivati. E sono innumerevoli nei paesi colpiti dalle coalizioni a guida USA, nei paesi musulmani, dai droni, dalle teste di cuoio, dalle esecuzioni, e umani proprio come spettatori di una pacifica maratona; come fanno notare Noam Chomsky (Nationofchange/Op-ed, 06-05-2013) e Richard Rubenstein sul blog. Inoltre, qui è all’opera un errore intellettuale da grulli, a quanto pare irreparabile: sì, il nemico del mio nemico può anche essere mio amico in un certo contesto, ma non in un altro. La gente del Nord-Caucaso ha problemi con Mosca, e così gli USA; la gente del Nord-Caucaso è musulmana e può provare compassione per i propri fratelli e sorelle assassinati – gli USA no. Sicché si danno a ogni sorta di psicologismo, la prima infanzia ecc. per proteggersi contro semplici intuizioni. Dove mai è finito tutto il buon senso!.

Libia: una striscia di terra simile ai luoghi donde provengono gli invasori italiani, francesi ecc. a colonizzare l’Africa, il resto Berbero-Tuareg con le proprie cosmologie e l’islam soppressi, all’attacco di un consolato-ambasciata, eventualmente anche un centro di detenzione CIA, per liberare i loro amici l’11 settembre 2012 (quando fu ucciso l’ambasciatore J.C. Stevens), l’aver attaccato la sede del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) a 1 km di distanza il 22 maggio: “l’ICRC dovette ammainare la propria bandiera con la croce (corsivo mio) rossa / la Libia è uno stato islamico” (lettera a Hillary Clinton del Parlamento USA del 02-10-2013), stravolto in un tema di sicurezza e di dimissioni forzose. Dove mai è finita tutta l’empatia!

I maggiori esportatori di armi: il G5+1(Germania)-1(Cina) contano per il 75% (Development + Cooperation, Vol 40 2013 No.2): USA e Germania verso Corea del Sud, Russia verso Cina e India, Germania e Francia verso Grecia (quello, gli armamenti, se li possono permettere), la GB verso Arabia Saudita e USA, mantenendo il mondo un luogo pericoloso, armato fino ai denti. La Francia ha ridotto la percentuale dell’economia dedicata all’apparato militare – alla ”difesa” scrive Le Monde 30-04-13 – dal 5,44% nel 1961 al 1,5 per il 2014 e 1,3 per il 2025). L’Assemblea Generale ONU non è riuscita ad “approvare il primo tentativo in assoluto di regolare l’enorme commercio globale di armi convenzionali, che collegava per la prima volta le vendite alla classifica nei diritti umani degli acquirenti” (IHT 01-04-13). Nessun consenso perché l’Iran, la Corea del Nord e la Siria “hanno obiettato che il trattato era stato strutturato per essere iniquo nei loro confronti”. La soppressione armata interna ha importanza, ma ancor più è la correlazione fra il commercio e l’uso nelle guerre, dato che agli stati membri ONU è proibito entrare in guerra fra loro (Carta, Articolo 2.4). Dove mai sono finite tutte le armi!

La risposta generale, ben nota, alle nove domande lievemente retoriche che iniziano con “Dove mai …” è: al cimitero, tutti quanti. Ma non le armi siccome le si usa piuttosto per produrre i cadaveri per i cimiteri; l’empatia, il buon senso e i liberali si spera di no. Molti soldati, dittatori e imperi, di certo. Si possono recuperare l’argento e gli sport.

Comunque, i punti fondamentali vertono sul contrasto fra la nostalgia paragonata ad alcuni eroi dell’Occidente e la realtà dei propri affari, della propria economia-politica, l’estrema demoralizzazione, la mancanza d’opposizione alle politiche di auto-distruzione, il primato della forza sul buon senso e sulle soluzioni giusto dietro l’angolo, per chi s’avventura tanto in là.

Tornando al Manchester United. C’è molta bellezza lì dentro, che si trova in GB, negli USA. Ma allora non la si neghi agli altri, come i Lavoratori Uniti cioè i sindacati (sì, ci sono stati abusi come in Affari Uniti, noti anche come Reagan-Thatcher), Ex-Colonie Unite, Poveri Uniti, aiutandoli. Un altro termine è solidarietà, una formula vincente. Frattanto, Solidarietà Unita.

13 maggio 2013
Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis
Titolo originale: Meanwhile, Manchester United
http://www.transcend.org/tms/2013/05/meanwhile-manchester-united

Una replica a “Frattanto, Manchester United – Johan Galtung”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *