Per riflettere sulla sparatoria – Laura Operti

Molto drammaticamente, in diretta, veniamo a sapere e a vedere immagini violente, un uomo che spara, mentre il governo giura al Quirinale .

Dopo mezz’ora i media danno la spiegazione dei fatti: chi ha sparato ai carabinieri, ferendone uno in modo gravissimo è un folle. Dopo pochi minuti le più alte autorità dello stato confermano questa interpretazione dei fatti. Senza ovviamente che ci sia stato il tempo di avviare alcuna indagine. Solo il silenzio sarebbe opportuno e corretto, una volta data la notizia. Poi la versione si modifica. Il folle, il disadattato è in realtà vittima e espressione del DISAGIO SOCIALE. E qui politica, sociologismo, chiacchiere da bar (come le definisce Travaglio) si mescolano vorticosamente. Le indagini vanno avanti e molte cose non sono chiare.

Quel che manca in questo condannare quasi unanime di qualunque atto che mira ad uccidere, è lo sguardo veramente pietoso sui feriti ,(non bastano solo i referti medici), e il rispetto che si dovrebbe avere sempre gli uni verso gli altri. Invece mi sembra di scorgere tanto odio di tutti contro tutti , odio molto spettacolarizzato, ma purtroppo anche interiorizzato, che non provoca alcuna condanna, ma neanche fastidio. La società di oggi è questa cosa qui, ci dicono.

Invece la gente chiederebbe su episodi così gravi, soprattutto da giornali e televisioni, contegno, serietà, competenza, sobrietà. Atti di civiltà e non urla.

La nonviolenza è lontana.

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