Formule della pace: dalla “Pacem in Terris” al metodo Transcend – Nanni Salio

Roma 6 aprile 2013, Assemblea nazionale “Chiesa di tutti – Chiesa dei poveri”

Passato

Contestualmente con l’enciclica Pacem in Terris, negli anni 1960 nascono i moderni “studi per la pace”, con il contributo fondamentale di Johan Galtung.

La situazione politica internazionale, segnata dalla guerra fredda, raggiunge un culmine con la crisi di Cuba nel 1962, alla cui soluzione, come noto, contribuisce Papa Giovanni XXIII con la sua enciclica.

L’intero decennio è caratterizzato dall’emergere di personalità di rilievo e di spicco: oltre ai tre protagonisti principali, Papa Giovanni Kennedy e Krusciov, quella è la stagione di Martin Luther King, Aldo Capitini e Lanza del Vasto; i fratelli Berrigan negli USA, e in Italia Giorgio La Pira con il “trio” Turoldo, Balducci, Milani. Ed è anche la stagione che vede crescere le lotte per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza. Dopo l’azione profetica di Pietro Pinna, si giunge ai primi obiettori di coscienza cattolici: da Giuseppe Gozzini a Fabrizio Fabbrini, sino, dieci anni dopo, alla legge 772/1972. E di seguito l’obiezione alle spese militari, all’industria bellica, alla ricerca militare.

Quanto ha influito su questa crescita la Pacem in Terris? E’ tuttora una ricerca da fare.

E poi ancora, la grande trasformazione del sistema di relazioni internazionali avvenuta nel 1989 , con il “people power”, le lotte nonviolente e il contributo determinante delle chiese e delle organizzazioni religiose dei paesi dell’Est.

Nel 1992 Boutrous Boutrous-Ghali, Segretario Generale delle Nazioni Unite, pubblica l’ Agenda per la Pace, che potrebbe essere letta quasi come una versione operativa e laica della “Pacem in Terris”.

Ma poi, il grande sogno di una stagione di pace si infrange nel progetto imperiale USA, che si traduce nella guerra al terrore, producendo essa stessa il “terrorismo di stato” e la violazione sistematica del diritto internazionale e dei diritti umani oltre alla tragica parodia degli “interventi umanitari”.

Sul versante della minaccia nucleare sempre incombente, l’orologio atomico del Bullettin of Atomic Scientists scandisce il tempo che ci separa dalla mezzanotte.

600px-Doomsday_Clock_graph

Nel grafico, i valori più bassi sono quelli più vicini alla catastrofe. Il più basso in assoluto nel 1953, il più alto nel 1991 e oggi nuovamente in discesa verso il basso.

(Da: http://en.wikipedia.org/wiki/Doomsday_Clock )

Presente

  • La situazione attuale si può riassumere nella grande “crisi sistemica globale”:
  • Crisi del sistema economico-finanziario neoliberista occidentale e mondiale;
  • crisi ecologica-energetica-climatica (picco del petrolio, global change, perdita di biodiversità);
  • irrisolta questione del nucleare: Iran, Corea del Nord, Israele, India-Pakistan e predominio delle grandi potenze nucleari
  • dominio oligarchico del complesso militare-industriale-scientifico-corporativo-mediatico: l’1%, e anche meno, contro il 99%.
  • Transizione dal sistema bipolare/unipolare a un sistema multipolare, con il baricentro spostato verso Est e verso Sud
  • Crisi ampiamente previste dal Club di Roma sin dal 1972, ma altrettanto ampiamente ignorate.

Domande

Cosa possiamo imparare dal passato? Risposta: la fondamentale importanza dei movimenti di base (diritti delle donne, abolizione della schiavitù, diritti dei lavoratori, movimenti nonviolenti); la necessità di costruire un “movimento dei movimenti”, che oggi esiste solo a livello di ipotesi.

Quale ruolo delle grandi religioni? Dialogo interreligioso (con particolare rilievo alle componenti nonviolente: sufi, bahai, jain, zen, buddhismo, quaccheri) e dialogo con le visioni cosmologiche elaborate dalla cultura della tecnoscienza.

A quando la scelta esplicita della nonviolenza attiva?

Quale ricerca per la pace? L’intreccio teoria/fatti/valori porta a razionalismo, empirismo (realismo), moralismo (idealismo), costruttivismo. Il moralismo (prevalenza dei valori) da solo non è sufficiente, come non lo sono il realismo (prevalenza dei fatti) e il razionalismo (prevalenza delle teorie). Il costruttivismo consente di mettere a confronto valori, fatti e teorie ed elabora un programma, che Gandhi chiamava “programma costruttivo”.

Le proposte del costruttivismo e della nonviolenza

Questo programma può essere riassunto nei seguenti punti principali:

– trasformazione nonviolenta dei conflitti, dal micro al macro, nei conflitti simmetrici (mediazione) e in quelli asimmetrici (lotta nonviolenta, interposizione, Corpi Civili di Pace, difesa popolare nonviolenta)

– dal conflitto all’armonia e all’unità di tutti gli esseri viventi (visione cosmoteandrica di Raimon Panikkar ed “energetica” delle “società di pace”, “compresenza” di Aldo Capitini)

– diritti umani e doveri umani realizzati e difesi mediante la nonviolenza attiva

– economia nonviolenta basta sulla semplicità volontaria e sui concetti chiave della visione gandhiana: autosufficienza (self-reliance, oggi “kilometro zero”), lavoro per il pane (unità tra lavoro manuale e intellettuale), non possesso e non-attaccamento, amministrazione fiduciaria (autogestione), eguaglianza, non-sfruttamento, satyagraha

– ricerca, educazione e azione per la pace

Futuro

Non sappiamo! Incertezza, ignoranza, correggibilità degli errori e reversibilità delle scelte sono criteri fondamentali per dirigere il nostro corso d’azioni, alla ricerca continua e ininterrotta della “verità” (uno dei “pilastri”), consapevoli della problematicità di tale concetto, nello spirito gandhiano secondo cui “la verità è Dio” (anche per i laici) e pertanto mai pienamente raggiungibile.

Scenari: catastrofe

fibrillazione

atterraggio morbido (progettare la transizione)

dal mondo bipolare al mondo unipolare a quello multipolare (transizione in corso)

Formule della pace

Nella formula della Pacem in Terris: 4 pilastri come valori morali, ma non bastano!

Nella formula della peace research di Galtung: 4 variabili, due positive (equità e armonia) e due negative (conflitto e trauma) e la trasformazione nonviolenta dei confliti attraverso empatia, dialogo, creatività (metodo Transcend).

Una formula buddhista: impermanenza, cambiamento, conflitto, ma anche unità di tutto il genere umano e armonia mediante compassionevolezza, gentilezza, ascolto.

La pace-donna intesa come sistema di relazioni (interiori, interpersonali, transpersonali).

La pace “energetica” (l’energia che tutto pervade) delle “società di pace”, cosiddette “altre”, femminili, su piccola scala (il “piccolo è bello” di Leopold Kohr, Ivan Illich e Ernst Fritz Schumacher, contro l’attuale errore nella “dimensione di scala” troppo ampia, complessa e ingovernabile).

La ricerca continua

Ognuna delle “formule” contiene elementi di verità e di speranza, ma il viaggio e l’esplorazione continuano. Verso dove? Procedere con cautela. Esplorare la montagna senza restare “incrodati”. In caso di errore, tornare sui nostri passi, con umiltà, lungimiranza, leggerezza, coltivando la compassionevolezza con tutti gli esseri viventi con i quali condividiamo un unico destino su questo straordinario pianeta che naviga nell’immensità di un cosmo che solo ora cominciamo parzialmente a conoscere.

Una replica a “Formule della pace: dalla “Pacem in Terris” al metodo Transcend – Nanni Salio”

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