Partitocrazia-Tecnocrazia-Autocrazia-Bancocrazia – Johan Galtung

C’è una crisi nel sistema politico occidentale o più particolarmente indo-europeo – per ragioni da acclarare. Al sistema ci si riferisce come alla “democrazia”, intendendo un governo col consenso dei governati; della gente, da parte della gente, per la gente. In pratica ciò s’interpreta come elezioni nazionali multi-partitiche per un’assemblea nazionale, e il governo della maggioranza nelle sue due forme principali, di democrazia presidenziale e parlamentare. Alla minoranza si attribuisce il ruolo di “leale opposizione”.

Ai sovrani, la gente, non vengono date scelte in termini di posizioni sulle tematiche d’interesse, bensì fra “piattaforme”, fasci di tematiche; e non fra candidati, bensì fra fasci di candidati, “liste”, designate non dai partiti, ma da comitati esecutivi, funzionari, anche solo da un funzionario, il capo. E tale scelta i sovrani la possono fare solo ogni quattro anni allorché si apre una finestra di potere per un giorno o due, per 8-10 ore, detta elezioni.

Al sistema ci si riferisce meglio come partitocrazia che democrazia, motivo per cui si parla spesso di “classe politica”, “élite politiche”, ecc. C’è un’eccezione, la Svizzera, che vota in referendum su singole tematiche; e nel parlamento su un singolo candidato di gabinetto.

Il sistema non funziona. Un paese dopo l’altro – USA-Grecia-Italia-Spagna-Francia-India-Nepal, per citarne alcuni, non giungono ad affrontare i problemi chiave della crisi economica – siano essi il “dirupo fiscale”, la “confisca”, l’“austerità”, il debito – in modi accettabili alla gente. Nascono nuovi partiti con nuove modalità di sfaccettare le problematiche, alcuni populisti, nel senso di promettere ben più di quanto possano mantenere. La gente scende in strada, con “movimenti d’occupazione”, enormi dimostrazioni di “indignati” (lode a Stéphane Hessel, appena scomparso all’età di 95 anni), abbondanti di parole, scarse d’idee.

L’Italia è bloccata in un sistema bicamerale in cui entrambe devono approvare un governo; come la Francia per via della “coabitazione” fra aspetti presidenziali e parlamentari. Ma questi sono aspetti puramente tecnici.

La struttura profonda che genera tali anomalie nella formazione politica sta nella formazione sociale: il sistema millenario delle caste-classi con un clero, aristocratici, mercanti in alto, che governano rispettivamente con le parole, i proiettili e il denaro; cercando di convincere, coercire, corrompere; usando il proprio potere culturale, militare, economico come componente chiave per il potere politico. Essi competono, si susseguono in circolo – magari nella sequenza militare-culturale-economico, adesso viviamo nell’Era dei Mercanti – cooperano. Hanno una meta condivisa: prevalere sulla gente, come Tocqueville lodava La democrazia in America perché invece non lo faceva.

La democrazia e i suoi strumenti, i partiti e i parlamenti, riguardano le parole, la specialità del clero e le loro incarnazioni dell’ultimo giorno, gli intellettuali e i professionisti. Avendo il monopolio sul Libro Sacro e successivamente su gran parte dei testi, pensavano di poter padroneggiare i giochi verbali meglio dei guerrieri e dei mercanti; certamente meglio della gente. Ma è dura battere un adolescente che googla su un computer. Sicché si sono asserragliati, i partiti sono diventati un sistema partitocratico chiuso dedito ad accordi aritmetici sui mandati e i voti, i bilanci e le entrate fiscali, fra di loro. Il multi-partitismo è diventato molto simile al mono-partitismo, un’autocrazia, il sistema che avevano concordato di aborrire. D’accordo, si tratta pur sempre di parole, non proiettili.

La tendenza attuale non è verso la dittatura, però, bensì verso la tecnocrazia, il governo dei tecnici professionisti, cugini prossimi degli intellettuali che ereditano il manto del clero. La crisi ha aspetti economici, allora l’appello è agli economisti (Grecia, Italia, BCE). Tuttavia, se la causa radicale è che l’Occidente è battuto dalla concorrenza dei “meno sviluppati”, ora “emergenti”, allora non è così ovvio che coloro che non l’hanno capita interamente all’improvviso sappiano come rimettere tutto quanto a posto.

C’è un grave problema: con la tecnocrazia, i poteri legislativo ed esecutivo si coalizzano; con il Giudice Supremo (Nepal), perfino il potere giudiziario, così distruggendo la separazione dei poteri. Il prossimo candidato potrebbe essere il supremo tecnocrate militare. Un colpo di stato, senza proiettili. Israele?

Il terzo livello di quelli sopra delineati, i mercanti, ovviamente esigono la loro parte, usando il proprio capitale bancario per comprare potere politico, addirittura fino all’estremo del salvataggio pubblico qualora le perdite superassero i guadagni. La bancocrazia opera mediante un parente stretto, la corruttocrazia, il governo dei corruttori sui corrotti pagati per i loro servigi. La corruzione è rampante. Perché? Perché la corruzione nel sistema politico, la conversione di denaro in decisioni, ha un parente stretto nel sistema economico, la commissione.

Si produce qualcosa da parte di produttori primari, lavoratori che coltivano alimenti, autori che scrivono manoscritti. Una lunga catena li connette al consumatore finale che consuma un pasto o legge un libro. A ciascun anello della catena si addebita una commissione; che alla fine, nel negozio alimentare o nella libreria, ammonta al 40-50%, rispetto al 10-15% per i produttori. Ciò è normale, accettato; con qualche sforzo per comprare direttamente dai produttori.

Lo si rivolti: cominciando dalle enormi somme del capitale finanziario, delle entrate erariali, dei fondi ufficiali di assistenza allo sviluppo – e una lunga catena di decisioni che da ultimo influiscono su enormità di persone. A ogni anello della catena si addebita un taglio per il lavoro da svolgere, tagli massimi in cima, poi sempre meno finché quel che raggiunge la base, “i poveri”, è il solito 10-15% (comune nell’aiuto allo sviluppo). Se mercanti e trafficanti possono addebitare commissioni, perché non anche i “decisori”?

Conclusione: la corruzione ce la terremo tanto quanto le commissioni indebite.

Se ne esce nel modo più temuto dalla triade di potere: produzione locale direttamente ai consumatori, a un prezzo equo che li rende entrambi uguali.

E in quanto alla Cina, a parte l’ambito indo-europeo? Il loro sistema è mandarino-agricoltore-artigiano-mercante, con il potere derivato dall’istruzione-cultura. Il che indicherebbe tecnocrazia, non multipartitocrazia; ed è infatti ciò che hanno, con la bancocrazia e la corruttocrazia. La democrazia è lontana quanto in Occidente, dove più libertà d’espressione conta poco se le parole finiscono alle orecchie sorde dei tecnocrati e dei bancocrati.

La Cina è avanti, sulla stessa strada sbagliata. Reinventiamo la democrazia.

 

4 Marzo 2013

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Partyocracy-Technocracy-Autocracy-Bankocracy

http://www.transcend.org/tms/2013/03/partyocracy-technocracy-autocracy-bankocracy/

Una replica a “Partitocrazia-Tecnocrazia-Autocrazia-Bancocrazia – Johan Galtung”

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