La guerra al terrore è la nuova religione dell’Occidente – Robert Fisk

Mohamed al-Zawahiri, fratello minore del successore di Osama bin Laden, Ayman, il mese scorso, al Cairo ha fatto una dichiarazione particolarmente intrigante. Parlando del Mali a quella meravigliosa istituzione francese che è «Le Journal du Dimanche» («Il Giornale della domenica», rivista settimanale francese), ha chiesto loro di avvertire la Francia e “di fare appello ai francesi ragionevoli e agli uomini saggi di non cadere nella stessa trappola degli Americani. La Francia è ritenuta responsabile di aver occupato un paese musulmano. Ha dichiarato guerra all’Islam.” La Francia non avrebbe potuto ricevere avvertimento più chiaro. E, di fatto, il giorno dopo, degli attentatori suicidi hanno attaccato Gao occupata, mentre, esattamente 10 giorni dopo, la Francia ha perduto il suo secondo  soldato in Mali, ucciso dai ribelli durante una battaglia nella zona montuosa dell’Ifoghas.  Qui, secondo la vecchia retorica logora  del presidente Hollande, c’era stata una battaglia con i “terroristi” che erano stati segregati  nella zona durante un’operazione che era “nella sua ultima fase”. Le espressioni usate sono tanto faticose – si potevano ascoltare le stesse vecchie  parole in quasi ogni dichiarazione fatta  dagli Stati Uniti durante la guerra in Iraq – quanto lo è la mancata comprensione della nuova al-Qa’ida, da parte dell’Occidente.

Soltanto la Primula Rossa della baronessa Orczy poteva essere dello stesso livello. “Lo cercano qui, lo cercano là, quei francesi lo cercano dovunque….” Ma chi, esattamente? Il capo di quale particolare gruppuscolo di banditi ispirato da al-Qa’ida? In effetti i nostri signori e padroni sembrano non avere la minima idea di chi stiano parlando. Poche settimane fa, molti di noi non conoscevano neanche il nome della capitale del Mali – ammettetelo, oh miei lettori, avevamo tutti l’impressione che la rinascita di al-Qa’ida fosse in Iraq, dove ha ricominciato con gli attentati suicidi quotidiani contro gli Sciiti.

Poi è venuto fuori lo “studioso di al-Qa’ida” (come lo chiamano i suoi editori) Gregory Johnsen, con un libro intitolato: The Last Refuge: Yemen, Al-Qaida and the Battle for Arabia [ L’ultimo rifugio: Yemen, al-Qa’ida e la battaglia per l’Arabia]. Sì, gente, è stato l’antico regno della regina di Saba che ha allettato quegli uomini duri; il libro non faceva neanche un riferimento al Mali. E poi – che possiamo tutti essere spazzati via – è venuto fuori che i ragazzi di al-Qa’ida erano nella Siria settentrionale (vedi la Clinton e il nostro piccolo impavido  ministro degli esteri). Inutile dire eravamo di nuovo in Mali il 12 febbraio, quando al-Qa’ida nella Penisola Araba (ricordate che apparentemente il quartier generale era in Yemen) chiamavano alla guerra santa in Mali contro i “crociati”. Bene, almeno al-Qa’ida si era limitato a una delle nazioni europee che davvero avevano partecipato alle prime  Crociate. La stampa occidentale, come al solito, in generale  ha accettato   questi racconti insensati, citando i soliti ciarlatani  specialisti di “terrorismo” di Londra, Parigi, e di tutti gli altri paesi dell’Occidente.

Grazie al cielo, quindi, che abbiamo degli scrittori arabi come Abdel Bari Atwan che conoscevano il vero Bin Laden meglio di qualsiasi altro giornalista – il suo libro: After Bin laden:Al-Qa’ida, the Next Generation [Dopo Bin Laden: Al-Qa’ida, la prossima generazione]. Atwan – un mio vecchio amico, lo ammetto – ha definito esattamente come al-Qa’ida si è trasformata dopo l’uccisione di Bin Laden e ricorda come, nel 2005, abbia ricevuto per email un documento intitolato “la strategia di Al-Qa’ida fino al 2020?, che conteneva sette “fasi” che porteranno a un califfato islamico mondiale.

La fase uno era “provocare il pesante elefante americano affinché invada le terre musulmane dove sarebbe più facile per i mujahideen combatterlo”. Fase due: la nazione musulmana si sveglia dal suo lungo sonno ed è furiosa alla vista di una nuova generazione di crociati intenti a occupare grandi parti del Medio Oriente e a rubare le sue preziose risorse. “I semi dell’odio verso l’America su cui faceva affidamento al-Qa’ida,” dice Atwan, “sono stati  piantati quando le prime bombe sono cadute su Baghdad nel 2003.” Infatti, come ho delineato dopo l’invasione, un messaggio obliquo da parte di Bin Laden proprio prima dell’avventura di Bush- normalmente  ignorato dalla CIA – in effetti spingeva i membri di al-Qa’ida a collaborare con gli odiati Baathisti contro le forze statunitensi. Questo è stato il primo invito da parte di al-Qa’ida a collaborare con altri gruppi – da qui l’epidemia di altri unità di al-Qa’ida che combattono insieme ad altre organizzazioni in Iraq, Yemen, Libia, Algeria, Mali e ora in Siria.

La fase tre è un conflitto tra la NATO  e al-Qa’ida in un “triangolo di orrore….in Iraq, Siria e Giordania. Nella fase quattro “Al-Qa’ida diventa una rete globale che…. rende eccezionalmente facile l’emancipazione.” Nella fase cinque, il bilancio militare degli Stati Uniti “è finito in bancarotta e ne è seguito un crollo economico.” La fase sei è il “rovesciamento degli odiati dittatori arabi”. Infine, “il più recente scontro di civiltà e una battaglia poderosa, apocalittica.” Al-Zawahiri, a proposito, cita sempre The Rise and Fall of the Great Powers,  [L’ascesa  e la caduta delle grandi potenze], dello storico di Yale, Paul Kennedy, che considera che  il crollo economico sia alla base del collasso degli imperi.

I fallimenti di al-Qa’ida esistono: assolutamente nessun movimento in Palestina, apparentemente il centro del cuore di al-Qa’ida, e in effetti nessun successo nel Libano voluttuoso – sebbene al-Qa’ida abbia cercato di mettere in scena un’insurrezione in un campo profughi nel nord del paese e abbia i suoi seguaci nell’enorme campo Ein al-Helwe a Sidone.

Atwan ha scritto un inquietante capitolo sulla guerra digitale – al-Qa’ida ora è, dopo tutto, quasi esperta a produrre documentazione come qualsiasi giornale – e parla della possibilità di acquisizione di un sistema di controllo del traffico aereo,  di impianti nucleari, centrali elettriche, e chi più ne ha più ne metta. E al-Zawahiri ha uno speciale interesse per l’energia del Libano. Interrompere i flussi di petrolio dell’Occidente. E’stato già tentato in Arabia Saudita, naturalmente.

Atwan, meno realisticamente, respinge l’analisi del 2008 della Rand Corporation su “come finiscono i gruppi terroristici”, una selezione della lista dei desideri del genere CIA: tutti i capi sono  “colpiti dai droni” o assassinati altrimenti, schegge (fazioni) di gruppi prendono il  controllo, rompono il movimento, il gruppo “aderisce al processo politico” (vedi il “presidente” Amid Karzai e i talebani). Bin Laden aveva da dire qualche cosa in proposito. “Voi dite che i servizi segreti britannici hanno detto che l’Inghilterra [sic] lascerebbe  l’Afghanistan se al-Qa’da promettesse di non puntare  ai loro interessi,” ha scritto in una lettera a un comandante che sarebbe presto stato ucciso da un drone, un anno prima della sua morte (il “patto” britannico ha un suono crudele di verità). Non siate d’accordo su nulla…..ma senza sbattere la porta.”

Ah! Quindi perfino Bin Laden si sarebbe accordato per meno di un califfato del mondo. Mi chiedo se anche Hollande un giorno riceverà un simile proposta quando i suoi  uomini sono stati bruciati in Mali? Sospetto di no. Credo ancora in quella grandiosa favola di Johm Wyndham, Il giorno dei Trifidi http://it.wikipedia.org/wiki/Il_giorno_dei_trifidi). Nessuno sapeva come le creature oscure, che hanno visitato tutta la terra   senza avere la vista, potessero essere fermate, fino a quando la figlia di un guardiano del faro, in un ultimo disperato tentativo di salvarsi la vita, ha spruzzato le abiette cose con acqua di mare. Ed esse sono marcite davanti ai suoi occhi.

Quindi perché non smettere di  “spruzzare”  bombe e uranio impoverito sulle popolazioni del Medio Oriente? E smettere di mandare i nostri miserabili eserciti a occupare le terre musulmane – è esattamente quello che al-Qa’ida vuole che facciamo – e smetterla di corrompere i capi arabi perché distruggano la loro gente. Invece, perché non possiamo  portare la giustizia in  queste tristi terre? Giustizia per i palestinesi, giustizia per i Curdi, giustizia per i sunniti iracheni, giustizia per la gente del Libano meridionale, giustizia per la popolazione del Kashmir. Se il mondo pensasse a questa vera “crociata”, al-Qa’ida, come quei fastidiosi trifidi,  sparirebbe. La gente che vive nel mondo musulmano potrà allora decidere riguardo al suo nuovo “califfato”.

La giustizia non è però fatta di acqua salata e i nostri signori e padroni desiderano ancora governare il mondo, e non c’è la minima possibilità che vogliano mettere a rischio il loro status, la loro reputazione, il loro futuro politico, la loro vita per questo strano concetto. “La guerra al terrore” rimane la nuova religione dell’Occidente – e perché no, visto  che il ministro dell’Interno francese dichiara che “c’è un fascismo islamico in aumento dappertutto?”.

La cosa più triste di tutte è che non abbiamo compreso il messaggio nascosto: che al-Qa’ida in gran parte non è riuscito a dirottare il risveglio arabo: nessuna immagine di Bin Laden e nessuna bandiera  di al-Qa’ida hanno onorato i milioni di persone che dimostravano nelle strade delle capitali arabe. E invece no, noi ora  facciamo circolare  il mito che i partiti islamisti eletti sono delle al-Qa’ida truccate, che, in fondo in fondo – il mondo islamico è in uno stato di ”scontro eterno  di civiltà” con noi, e quindi  dobbiamo temerli e odiarli.

E quindi la guerra va avanti. Che cosa è che ha detto a Kabul lo splendido Leon Panetta – il mio Segretario alla difesa che preferisco, 18 mesi fa? “Stiamo quasi per sconfiggere al-Qa’ida dal punto di vista strategico.” E a Londra pochi mesi fa? Ha chiesto “pressione senza sosta” sul gruppo. L’ufficio stampa di al-Qa’ida ha scritto quella roba per lui? O c’è una qualche oscura, tacita cognizione di qualche cosa condivisa da noi e da al-Qa’ida? Cioè, che entrambi, nel nostro cuore, vogliamo che la guerra continui.

Gli Stati Uniti schierano le truppe

* Il Pentagono ha schierato circa 100 militari  in Niger per condurre voli di droni di ricognizione sul Mali e condividere le informazioni segrete con le forze francesi che combattono i militanti affiliati ad al-Qa’ida. L’ultimo contingente è arrivato in Niger quattro giorni fa  e “sono state schierate le armi allo scopo di fornire protezione e sicurezza alle loro forze armate.”

Un ufficiale del Pentagono ha detto che il Comando statunitense per l’Africa aveva mandato aerei senza pilota in Niger “per appoggiare una serie di missioni e di impegni per la sicurezza della regione con nazioni partner”.

* Tredici soldati canadesi sono stati uccisi durante i combattimenti nel Mali settentrionale; sono state le perdite più pesanti sofferte dalle truppe francesi e africane da quando è iniziata la campagna, sei settimane fa. Le truppe del Chad hanno ucciso 65 combattenti legati ad al-Qa’ida negli scontri che sono iniziati prima di mezzogiorno sulle montagne dell’Adrar des Ifoghas vicino al confine settentrionale del Mali.

*La Francia è intervenuta nella sua ex-colonia in gennaio. La violenza potrebbe trascinare le forze francesi e africane in una confusa guerriglia.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/war-on-terror-is-the-wests-new-religion-by-robert-fisk

Originale: The Indipendent; traduzione di Maria Chiara Starace

24 febbraio 2013 http://znetitaly.altervista.org/art/9889

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