Cinema – Viva la libertà. Recensione di Enrico Peyretti

Viva la libertà. Un film di Roberto Andò. Con Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Valeria Bruni Tedeschi, Michela Cescon, Anna Bonaiuto. Drammatico, durata 94 min. – Italia 2013. – 01 Distribution

Sembra un film politico, ma è ben di più, perciò è un film veramente “politico”.

La storia è presto detta: un politico importante è segretario di un partito di opposizione che scivola in un preoccupante calo di consensi. Il partito a cui allude la favola, anche con chiare immagini, è il PD, è la sinistra. Ma è la politica tutta, il vero soggetto del racconto. Oppure, addirittura la nostra umanità?

Accade che quel segretario depresso, scappa, si rende irreperibile. Allusione all’Habemus papam, di Moretti? Allusione involontaria, imprevedibile per ragioni di tempo (il film è entrato in circolazione pochi giorni dopo), al ritiro di Benedetto XVI? E’ il tema del limite del potere, a volte abbandonato per debolezza, a volte superato e trasfigurato per una forte libertà (ecco il titolo del film).

Dopo qualche giorno di sconcerto, ecco che, al posto del politico scomparso, appare un fratello gemello, abbastanza matto, ma per niente scemo, e invece assai geniale. Dice cose così strane per un politico, da essere terribilmente vere. La parola magica, che manca sul cartellone della politica, e che egli aggiunge, è: “passione”. Ce la mette, un po’ per gioco, o forse molto sul serio, questa controfigura creativa del politico fuggito.

Allora, la politica ha due volti, apparentemente uguali (i due gemelli sono identici, sempre il bravissimo Toni Servillo nei due ruoli): quello tecnico professionale prevedibile e deludente, e l’altro volto, che era nascosto ed escluso, geniale perché diretto, libero dai meccanismi rituali, certo un po’ matto perché umano senza i doveri del mestiere.

Dietro la politica che vediamo c’è un’altra politica possibile. Questa non è altro che la speranza dell’altermondialismo, riproposta qui, non sai bene se come possibile, o come impossibile tanto è miracoloso l’effetto. Fatto sta che l’alleanza da fare, dice il nuovo politico, è «con la coscienza della gente». Oh! Che il segreto stia nel credere alle coscienze umane più che alle arti del potere? Qui non si tratta della solita proposta della “società civile” (ma quanto civile, vista la classe che delega?). Si tratta del dire il vero mentre fai finta: è l’antica forza del teatro e della favola morale.

Questa favola propone una politica che dice la verità più che calcolare l’effetto che fa. E succede che la verità fa più effetto di ogni calcolo.

In piena campagna elettorale italiana, un film fiabesco come questo di Andò, suggerisce una formula vincente perché rintraccia le attese più autentiche. Già, ma quel gemello del politico serio, è matto: figuriamoci, ha una passione, ha dei sentimenti, dice la verità sui capelli tinti.

Insomma, il regista vuol dire semplicemente che ognuno ha un suo fratello gemello, che è lui e non è lui, ed è quell’altro lui che ognuno vorrebbe (dovrebbe) essere. Quel fratello è nascosto, segregato, poi appare per un poco, e di nuovo scompare, perché rimane il vecchio unico io, il quale però è migliorato un tantino con l’aiuto del gemello matto. O forse della libera coscienza risvegliata?

e. p.

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