Cinema – Il sospetto – Recensione di Enrico Peyretti

Il sospetto, di Thomas Vinterberg. Con Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Susse Wold, Annika Wedderkopp, Lasse Fogelstrøm. Titolo originale Jagten. Drammatico, durata 115 min. – Danimarca 2012
Premio per la migliore interpretazione maschile (Mads Mikkelsen) e premio della Giuria Ecumenica a Cannes 2012

locandina il sospettoInsicurezza e pregiudizio

«C’è tanta cattiveria nel mondo, ma se ci aiutiamo se ne va via», dice il papà alla bambina protagonista, verso la soluzione del dramma. E questa è la fragile fede nel bene, in clima natalizio. Ma c’è anche un grande fede nel male. Gli si crede prontamente. Lo si allarga con una espansione quasi automatica. Riscuote tanti adepti. È ben probabile, perciò credibile. È un’epidemia. Basta un briciolo di indizio, senza verificarne la verità. La calunnia si alimenta di paura e di perbenismo. La vittima è un uomo innocente. Ma che c’entra l’innocenza contro l’opinione generale? L’accusa dilaga come acqua sul pavimento. È successo che una bambina, Klara, che ama ingenuamente il suo maestro d’asilo Lucas, forse per una infantile delusione e un rimprovero, trasferisce fantasiosamente su di lui alcune immagini pornografiche passatele un momento sotto gli occhi. L’accusa di pedofilia si incarna. La febbre corre tra tutti i bambini e quasi tutti gli adulti. Klara non distingue più la sua invenzione dai fatti veri. Il maestro Lucas si salva solo perché la fantasia dei bambini esagera, tutti contagiati descrivono nei dettagli un seminterrato che non esiste. Ma il sospetto non cade con l’assoluzione. Del resto, l’ambiente è saturo di altre venature di violenza, la caccia (questo è il titolo originale), l’importanza dei fucili e l’uccisione dei cervi, le scazzottature come metodo di discussione, l’ostracismo fisico, la vendetta sul cane amato. La soluzione rimane sospesa: sembra vedersi un finale bello, nella festa, al quale segue un episodio, durante la caccia, che chiude il film ma rimane da interpretare: è persistente paura di Lucas? è proseguimento della condanna? Il pregiudizio è un pericolo pubblico. L’insicurezza reciproca è madre del pregiudizio.

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