Il dirupo, la palude, il pantano USA – Johan Galtung

C’è altro oltre il dirupo fiscale che risalta a occhio nudo.

Persone sagge – Borosage, Krugman, Stiglitz –, alcuni dei quali economisti, non considerano né il deficit fiscale né il debito USA i problemi chiave, bensì la mancanza di crescita. Riferendosi agli anni di Clinton, ricordano come con la crescita il rapporto debito PIL sia passato da uno a due a uno a tre. È importante, ma c’è poi una quarta considerazione: là fuori ci sono degli americani che soffrono.  Molto spesso emerge il “16%” di persone e famiglie sotto la soglia di povertà, che non sanno bene da dove arriverà il pasto del giorno dopo, e non hanno una assicurazione sanitaria. La macro-economia è cieca ai bisogni umani fondamentali, e dire che in essi potrebbero perfino nascondersi delle soluzioni.

Ma dopo gli anni di Clinton arrivò qualcun altro; spesa in aumento con guerre enormemente costose che addirittura peggiorarono i conflitti, e per di più abbassando il gettito fiscale con la riduzione delle imposte ai super-ricchi. Scontato che con politiche del genere anno dopo anno un deficit fiscale avrebbe rialzato minacciosamente la cresta. La democrazia protegge il presidente con un paracadute d’oro, come quello goduto dagli amministratori delegati di società fallimentari. Ma è giusto così: è stato eletto, e pure rieletto. Elettori USA, lo avete voluto; ecco il risultato.

Sebbene in ritardo, sono arrivati i voti parlamentari: un compromesso su dieci fattori di dirupo fiscale. Il mercato ha reagito “positivamente”, sempre che sia il termine giusto quando l’economia finanziaria fa impennare l’indice industriale Dow Jones mentre l’economia reale è stagnante – il che aumenta il divario che alimenta schianti futuri.

È stato un compromesso scialbo, vale a dire poco di nuovo oltre ai giochetti di destrezza con i vecchi fattori. Problemi di peso come i pagamenti Medicare – i servizi sanitari USA al 17% del PIL producono meno sanità che tipicamente la UE all’8% – e i sussidi di disoccupazione sono stati posposti, non risolti. Come peraltro lo stesso massimo ammesso del debito. Il Nuovo Parlamento eredita problemi sempre più intrattabili e urgenti. Una ragione è ovvia: il discorso sul dirupo fiscale è decisamente troppo angusto.

Quindi, introduciamo la sofferenza della gente, la crescita mancante e il fardello del debito, espandendo il discorso per visioni nuove.

Non c’è una Tennessee Valley Authority (TVA, Autorità per la Valle del Tennessee); solo roba vecchia, nulla che ispiri a puntare verso nuove direzioni. Magari una Municipal Uplift Authority (MUA, Autorità di Risollevamento Municipale), come programma federale primario; aldilà della TVA, meno concentrata geograficamente, più stimolante e dinamizzante! Che spazi sulla mappa dei comuni USA, identificando quelli con i massimi livelli di miseria – con gente sotto la soglia di povertà, con una fame minacciosa e niente copertura sanitaria: è facile. E li si risollevi!

Ridurre alcune spese e aumentare le imposte ai ricchi è indispensabile, ma limitato e limitante. Potrebbe invece far prodigi un enorme programma ingegnoso che faccia sì che quel 16% si tiri su da solo (bootstraps), con crediti per piccole società-cooperative progettate per produrre cibo e acqua, vestiario e alloggi, sanità e istruzione, tutto a prezzi alla portata. Una MUA attentamente sorvegliata dovrebbe essere auto-sostenibile, e dopo la restituzione dei crediti elargiti dovrebbe generare una vivace domanda interna foriera di una sostanziosa crescita economica. Il 16% è una bella proporzione. E sarebbe un approccio più realistico nel rimettere in moto gli ingranaggi dell’economia che sperare di diventare il maggior esportatore di idrocarburi entro il 2030 – allorché gli idrocarburi staranno forse uscendo di scena.  Meglio rivolgersi all’interno, affrontando il fatto che la dominazione commerciale USA e occidentale è finita. Battuta dalla concorrenza.

Ma ci sono pure altri approcci che non si escludono affatto l’un l’altro, né escludono il compromesso per evitare il dirupo fiscale.

Il debito USA è in aumento. Il mondo naviga nei dollari USA. Stati e multinazionali comprano obbligazioni USA a basso interesse – parcheggiando dollari quanto basta per evitare i costi d’acquisto di altre valute – confidando di rifarsi con dollari di nuova emissione. Ma questo non può durare per sempre, dati i molti programmi d’investimento a livello regionale e mondiale basati su più valute, non una singola. Qualche parcheggio cederà sotto il peso dei veicoli: un prezzo salato per risparmiare sulle commissioni di cambio.

Con un massimo ammesso (flessibile) di debito USA di 16,3 trilioni di $ il creditore principale, la Cina, ha dei problemi. Che i due possano concordare qualcosa in cambio di una qualche remissione del debito? Come la riduzione di un fondamentale capitolo di spesa federale USA, quella militare da 1 trilione di $? Un creditore ha diritto di indagare nei bilanci del debitore per identificarne i tagli; il debitore ha diritto di dirgli “quello ha a che fare con te (e la Russia)”, e il creditore di rispondergli “allora parliamone; la nostra economia è ancora più piccola della tua, fronteggiarti alla pari militarmente è più d’un fardello per noi; che ne dici di un disarmo bilaterale-balanciato-controllato, e noi potremmo mettere in gioco un po’ di sollievo al debito?” La Cina potrebbe esigere di non essere accerchiata militare, e la rinuncia a qualsiasi Partnership Trans-Pacifica (TPP) come blocco che la esclude economicamente. Chi se ne avvantaggerebbe? Tutti e due ovviamente; sollevati dal ciarpame militare, da una sostanziosa riduzione dell’iceberg debitorio, in cooperazione anziché in competizione nell’arena globale.

Potremmo vedere tre eventuali perdenti: l’UE, la Russia e Giappone-Australia, che sperano nei favori dell’uno o dell’altro. Ma USA-Cina insieme sono più importanti; potrebbero perfino darsi a immaginosi progetti congiunti per alleviare la povertà altrove. Risollevare coloro che stanno più in basso, creandosi dei clienti.

Le due politiche, ridar fiato ai comuni e legare una remissione di debito a un disarmo, sono entrambe razionali. Ma un ostacolo alla razionalità è l’aritmetica delle votazioni parlamentari, così bene accomodate all’aritmetica delle riduzioni del deficit, come un guanto a una mano; anche se la mano si paralizzasse. Si adattano troppo bene, bloccando altre prospettive.

C’è bisogno di qualche altro input se il potere legislativo non ha altre partite da proporre. L’onere è sul potere esecutivo. Potrebbe esserci un Franklin Delano Roosevelt latente nascosto nel secondo incantamento di Obama, latore di politiche della portata della TVA? Se no, poveri USA; altri quattro anni come al solito, in discesa.

Nella palude dei problemi ci sono bolle in attesa di scoppiare: economia reale vs quella finanziaria, denaro stampato vs valore reale, servizio al debito vs servizio alle persone. Con rumori di pantano risucchiante, appena più in là.

7 gennaio 2013

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: The US Cliff, Swamp, Quagmire

http://www.transcend.org/tms/2013/01/the-us-cliff-swamp-quagmire/

Una replica a “Il dirupo, la palude, il pantano USA – Johan Galtung”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *