Un augurio per l’anno nuovo: andare oltre! – Johan Galtung

Sì, andare oltre, trascendere! – ecco il nostro messaggio, per il nuovo anno o meno.

Prendete le sparatorie nelle scuole USA. Il vice-presidente della National Rifle Association (NRA) in TV: “la sola persona che può fermare un cattivo con un’arma è un buono con un’arma”. Affermazione che ha toccato molte corde.

C’è la cultura profonda USA del Dualismo – due specie di persone – e il Manicheismo – un cattivo, un buono. C’è Armageddon in aula, l’insegnante o il poliziotto residente che sfodera l’arma – più grossa, migliore, più precisa – per la battaglia finale, per l’unica soluzione finale. La NRA cavalca questo modo di sentire DMA (Dualismo/Manicheismo/Armageddon) dal basso, come milioni di altri. È concreto, fattibile, e potrebbe cominciare a gennaio 2013.

C’è conferma dall’alto: questa è la politica estera USA. L’unico modo per fermare un cattivo paese con le armi è un buon paese con le armi; l’unico modo di fermare il cattivo terrorismo dal basso è il buon terrorismo di stato dall’alto. Equilibrio di forze, innumerevoli basi, cercare e distruggere.

Siamo d’accordo sul nodo critico: le sparatorie scolastiche – gli USA che si suicidano! – non devono avvenire. Ma sappiamo empiricamente essere costruttivi, creativi? La risposta è avvolta nell’ambiguità.

Ovviamente la deterrenza talvolta funziona. E così la neutralizzazione con mezzi violenti, fra cui l’uccisione, l’annientamento. O almeno così può sembrare; almeno per un po’. Particolarmente all’occhio non addestrato.

L’occhio addestrato vede succedere altro. La deterrenza è una fase; poi interviene la corsa agli armamenti, entro e fra i paesi. La NRA rincara la dose armando le scuole, per il sostanzioso profitto dei fabbricanti e negozianti d’armi con la NRA come fronte pubblicitario. E i cattivi? Già è stato fatto il passo dalle pistole ai fucili d’assalto. Il prossimo: incendiare le scuole? Bombe? Un 11 settembre? Foriero di sciagure.

L’occhio addestrato vede anche l’uccisione come una fase; poi interviene la vendetta. Gli stragisti che commettono queste atrocità possono anche non conoscersi, ma gli interessi condivisi possono ben condurre a una vendetta congiunta. Foriero di sciagure.

La proposta concreta della NRA sulle armi può essere molto distruttiva in pratica. Ma la dichiarazione schiude due idee costruttive:

1. Privare i cattivi di armi

2. Rendere migliori i cattivi

Una “guerra sulle armi” significa un disarmo nazionale USA. Una “guerra” è stata condotta con molto successo: quella al fumo, sebbene esso sia tuttora una delle principali cause di mortalità. E’ stato coinvolto un auto-interesse illuminato. Si scriva con evidenza: “Le armi sono pericolose alla salute tua e dei tuoi famigliari”, si bandisca la pubblicità d’ogni genere, e per cominciare si vieti alla NRA di interferire nella dinamica politica USA. Lasciate perdere il fumo, lasciate perdere le armi. Si promuova una cultura dove avere delle armi, e fabbricare e vivere di armi, sia immorale come la schiavitù, il traffico di esseri umani.

Questo in quanto alle possibilità d’accesso alle armi negli USA e in Germania, in Finlandia (con qualche sparatoria scolastica) e in Norvegia (Breivik), usando i porti d’arma e lo shopping online. E per quanto attiene alle intenzioni dei cattivi?

La mesta lunga lista di tragedie scolastiche negli USA a partire dal 1764 sino a 8 casi negli anni 1970, 18 negli anni 1980, 16 negli anni 1990, 21 nel primo decennio 2000 – che continuano con lo stesso andamento nel secondo – indica tre fattori: una certa base di minoranza, un qualche conflitto con la scuola, una certa psicopatia.  Molti americani sarebbero d’accordo con tali criteri. Ma guardano oltre la pace negativa mediante un equilibrio di forze e un disarmo verso una pace positiva con una protezione costruttiva mediante la reciprocità e l’uguaglianza.

Cominciando dall’ovvio: la NRA, come molti, incolpa la violenza dei giochi video e della TV. Che senza dubbio rendono entrambi normale la violenza in generale e le sparatorie in particolare. Come peraltro l’insistenza nel riferire casi di violenza, nazionale o globale. E i notiziari che glorificano gli interventi militari USA – falliti o meno – fanno passare dalla normalizzazione alla legittimazione. “Se lo fa il mio paese, posso farlo anch’io” è passato per la mente di un Timothy McVeigh, forse anche di un Anders Breivik; ma né gli USA né la Norvegia vogliono saperne di prestarvi attenzione.

Quest’approccio sta però ancora entro una pace negativa. Limitare la violenza in TV-videogame-notiziari per ridurre la violenza: sì, ma non basta. Servono approcci costruttivi oltre la riduzione degli elementi distruttivi.

Ecco l’auspicio per il 2013, per il decennio, il secolo: riempire la TV e i videogame di casi realistici e genuini di risoluzione dei conflitti e di riconciliazione dei traumi senza violenza!

Autori, dove siete? – persi nel dramma aristotelico = tragedia+commedia? Mostrate come noi umani di solito ce la caviamo in qualche modo – in famiglia, a scuola, al lavoro – e potremmo invece far di meglio se ispirati da ampie visioni e adeguate competenze!

Giornalisti, dove siete? – persi nell’idea che solo le cattive notizie siano notizie, che la pace sia normale, non valga la pena riferirne, neppure degli sforzi che comporta?

Arte e TV vanno così incredibilmente male che anche piccoli progressi farebbero una grande differenza.  C’è ottimismo in questo! Il progetto SABONA nelle scuole elementari e dell’infanzia in Norvegia mostra quanto si può acquisire addestrando i bambini a trattare i conflitti – non solo insegnando loro le “buone maniere”. È difficile da credere, ma i canali TV che raccolgono qualunque cosa da rappresentare come “reality”, falliscono miseramente su una cosa così importante. C’è Dr. Phil alla TV USA, buono ma limitato ai conflitti inter-personali.

C’è all’opera una certa logica di stato: gli stati sono assuefatti alle opzioni violente e all’idea delle “guerre necessarie”; risolvere i conflitti soggiacenti a vantaggio di tutti minerebbe tale dottrina.

C’è all’opera una certa logica del capitale: le cattive notizie si vendono. Può darsi, ma le buone si potrebbero vendere anche meglio a donne, giovani, anziani.

Immaginiamo che delle buone storie di risoluzione dei conflitti diventino l’oggetto di discussione nelle nazioni: e se si provasse su quanto visto la settimana scorsa alla TV? O se si chiedesse a un primo ministro come intenda trattare i conflitti sottostanti?

Compresi i conflitti scolastici, il punto focale. Le scuole super-competitive producono vincitori, perdenti, odio, violenza, bullismo. Le sparatorie sono bullismo in stile USA. Si utilizzi il metodo cooperativo nelle scuole, facendo competere gli studenti con se stessi per migliorare. Si trasformi ognuno in un vincitore. Non a prova di fallimento. Anche la Finlandia [i] usa tale approccio costruttivo, concreto e creativo. Potrebbe darsi che gli studenti s’interessino addirittura al contenuto, non solo alle loro promozioni. E anche piccoli passi possono produrre risultati in fretta.

Note

[i].  Vedi: Pasi Sahlberg, Finnish Lessons: What Can the World Learn from Educational Change in Finland, [Lezioni finniche: che cosa può imparare il mondo dal mutamento didattico in Finlandia] NYC: Teachers College Press, 2011. Diane Ravitch in The New York Review of Books (8 marzo 2012):  “Scopo centrale dell’istruzione finlandese è lo sviluppo di ogni bambino in persona pensante, attiva, creativa, non il conseguimento di punteggi di verifica superiori, e la sua strategia didattica primaria è la cooperazione, non la competizione”. Inoltre, “le scuole finlandesi hanno la più bassa variazione di qualità, cioè arrivano molto vicino a raggiungere l’eguaglianza delle opportunità educative – un ideale americano”. ( “Schools We Can Envy”, http://www.nybooks.com/articles/archives/2012/mar/08/schools-we-can-envy/?pagination=false ).

Lo stesso vale in effetti per la scienza economica, come argomentato dettagliatamente nel mio libro, ora disponibile, Peace Economics, TRANSCEND University Press, 2012

31 dicembre 2012
Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis
Titolo originale: A New Year’s Wish: Go Beyond!
http://www.transcend.org/tms/2012/12/a-new-years-wish-go-beyond/

Una replica a “Un augurio per l’anno nuovo: andare oltre! – Johan Galtung”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *