Cinema – La parte degli angeli

La parte degli angeli, film di Ken Loach

 La trappola della violenza

Un ragazzo di Glasgow, Robbie, si è messo nei guai: pieno di coca picchia terribilmente e rovina un ragazzo come lui, per una sciocchezza. Gli va bene, questa volta: condannato ai lavori sociali. Lo salverà la vicinanza graziosa della sua ragazza, l’umanità di alcune persone, che “hanno avuto una possibilità” e vogliono darla anche a lui, e inoltre un bel po’ di fortuna, quella che aiuta gli audaci e che serve a Ken Loach per tirare avanti fino al lieto fine. Scoprirete cos’è la parte degli angeli.

Ma il problema del film è il destino che pesava sul ragazzo: l’odio tra due famiglie, a suon di tremende scazzottature e minacce peggiori. I loro padri si picchiavano già da ragazzi a scuola. I figli sono condannati a continuare. Come la Giulietta di Romeo, Leonie, la ragazza di Robbie, è dell’altra famiglia. Tra 5.00 sterline del suocero purché se ne vada, e restare con Leonie, Robbie sceglie Leonie. Gli costa un’altra scarica di pugni. Ma nasce il bambino, Luke, e Robbie gli giura commosso che non avrà una vita come la sua. Però, l’occasione ridesta l’istinto di rendere violenza per violenza: è come una condanna storica, una tara nel sangue. «Non si esce dalla trappola», si dispera Robbie. La storia è anche una parabola dei conflitti tra popoli, stati, culture; di quella filosofia della storia in cui la violenza è regina inamovibile. Il nostro Robbie uscirà dalla trappola – speriamo – perché è astuto, nel senso buono, come un gatto, e sa vedere le occasioni, le vie d’uscita. Si specializza sul whisky e questo gli darà un lavoro pulito, si spera. Pazienza se il precetto di non rubare, per una volta, non è rispettato al 100%. Del resto ti stavano rubando la vita, tua e di Leonie e Luke. E poi, quei signori del whisky super-pregiato (non so se sia pubblicità o invenzione) non ci soffriranno molto. Anche l’astuzia può tirar fuori dalla trappola della violenza.

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