Manoel e Oscar – Massimiliano Fortuna

Martedì 11 dicembre Manoel de Oliveira ha compiuto 104 anni. C’è chi ama i suoi film, chi meno, chi non li ama affatto. Tuttavia nell’augurargli buon compeanno possiamo forse dire che esiste qualcosa su cui non dovrebbe essere difficile concordare: l’età avanzata di de Oliveira è degna di menzione non solo, e non tanto, in se stessa, ma per il modo in cui lui ha saputo riempire gli anni della vecchiaia di spirito creativo e fermento intellettuale.

Girando 5 lungometraggi prima dei 70 anni e 31 tra i 70 e i 104 (l’ultimo film è proprio di quest’anno: “Gebo e l’ombra” e auspichiamo, naturalmente, che altri possano seguire) ci ha insegnato che il tempo e il trascorrere degli anni non ci condannano necessariamente al torpore e all’inattività, o perlomeno che si può loro resistere più a lungo di quanto normalmente si creda.

Discorso analogo può esser fatto per Oscar Niemeyer, che il 15 dicembre avrebbe compiuto 105 anni ed è mancato a 10 giorni da quella data. In un’intervista di qualche anno fa sosteneva di esser diventato più assiduo nel disegnare una volta passati i 90 anni.

In ogni caso, sebbene sia a de Oliveira che a Niemeyer spetti indubbiamente un posto nella storia del cinema e dell’architettura del Novecento, possiamo forse dire che più che delle opere hanno saputo regalarci delle vite – da ammirare e, per quanto possibile, imitare.

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