Etty Hillesum, cuore pensante della baracca – Angela Dogliotti Marasso

Scheda di presentazione del documentario Etty Hillesum, cuore pensante della baracca
TFF2012, Personale di Werner Weick

Questo documentario di Werner Weick è un omaggio riconoscente a Etty Hillesum, giovane donna ebrea, olandese, morta nel novembre del 1943, poco più di due mesi dopo essere arrivata ad Auschwitz.
Molti conoscono (finalmente!) Etty Hillesum e anche come Centro Studi Sereno Regis abbiamo avuto diverse occasioni per incontrarla. Il 27 gennaio scorso, ad esempio, abbiamo celebrato la giornata della memoria ricordando la sua forte e viva testimonianza di resistenza alla disumanizzazione e alla cultura dello sterminio.

Il bellissimo filmato di Weick più che da presentare è da vedere, da ascoltare. E’ infatti quasi una sorta di “preghiera”, come è stato detto di altri documentari proiettati precedentemente, forse ancor più di quelli. Va al nocciolo, fa emergere a tutto tondo la figura di Etty in tutta la sua profondità ed essenzialità.
Se si volesse rintracciare il filo d’oro che percorre tutto il testo, esso potrebbe essere sintetizzato nelle due parole del titolo “cuore pensante” (espressione che Etty usa per definire il proprio modo di vivere l’esperienza estrema del campo di transito di Westerbork, dove è andata volontaria e da dove sarà trasferita ad Auschwitz. )
Cuore pensante: quasi una contraddizione nel senso comune della nostra cultura che attribuisce il pensiero al cervello e le emozioni al cuore, ma che esprime in modo estremamente efficace un modo di essere e un’intuizione che anche le più recenti ricerche nel campo delle neuroscienze stanno confermando e cioè l’indissolubile legame, l’intreccio, tra dimensioni emotiva e cognitiva in ogni esperienza umana.
Cuore pensante perché ciò che consente a Etty di non lasciarsi distruggere, disumanizzare dall’esperienza del campo è l’empatia, la capacità di entrare in contatto con l’altro, chiunque sia, di mettersi dal suo punto di vista e di coglierne il sentire.
L’empatia è , mi pare, la cifra che più caratterizza l’esperienza umana di questa giovane donna, che sa riconoscere in ogni essere, anche in chi la nega e la opprime, la stessa identità umana.

Weick non poteva intervistare direttamente Etty, ma la fa rivivere attraverso i suoi diari (la voce narrante che percorre tutto il filmato) e attraverso la lettura che di lei danno due suoi affezionati studiosi: la sua biografa Nadia Neri e lo psicoanalista Madera.

Per concludere e come introduzione al filmato, due pensieri di Etty Hillesum che a mio parere esprimono tutta la forza trasformativa della sua esperienza umana:

“Io non ho paura. Non per una forma di temerarietà, ma perché sono cosciente del fatto che ho sempre a che fare con degli esseri umani, e che cercherò di capire ogni espressione, di chiunque sia e fin dove mi sarà possibile….”

“Un’altra cosa dopo quella mattina: la mia consapevolezza di non essere capace di odiare gli uomini malgrado il dolore e l’ingiustizia che ci sono al mondo, la coscienza che tutti questi orrori non sono come un pericolo misterioso e lontano al di fuori di noi, ma che si trovano vicinissimi e nascono dentro di noi. E perciò ci sono molto più familiari e assai meno terrificanti…”1

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