Mentre Gaza subisce nuova violenza, capire il ruolo storico della BBC diventa vitale – John Pilger

Nell’eccezionale documentario di Peter Watkins, prodotto dalla BBC, The War Game, che immaginava le conseguenze di un attacco su Londra con una bomba nucleare da un megatone, la voce narrante dice: “Quando si parla di armi termonucleari, al momento c’è praticamente un totale silenzio nei media e in televisione. Ma c’è speranza in questo silenzio?”

La verità di questa affermazione faceva il paio con la sua ironia. Il 24 novembre 1965, la BBC proibiva la proiezione di The War Game perché “troppo sconvolgente per mandarlo in onda”. Era falso. La vera ragione è stata dichiarata dal presidente del consiglio dei governatori della BBC, Lord Normanbrook, in una missiva privata al Segretario del Gabinetto, Sir Burke Trend.

“[The War Game] non è progettato come propaganda”, scrisse “è inteso come un resoconto realistico ed è basato su un’attenta ricerca di materiale ufficiale. Ma farlo vedere in televisione potrebbe avere un effetto deleterio sull’opinione pubblica per quanto riguarda il deterrente nucleare”. Dopo una proiezione privata a cui parteciparono alti funzionari di Whitehall, il documentario fu messo al bando perché svelava una verità intollerabile. Sedici anni dopo, l’allora direttore generale della BBC, Sir Ian Trethowan, confermò il divieto di proiezione dicendo che temeva per l’effetto che il film avrebbe avuto su persone “di intelligenza limitata”. Il brillante lavoro di Watkins alla fine andò in onda nel 1985 in seconda serata, per un pubblico limitato. Fu presentato da Ludovic Kennedy, che ripetè la menzogna ufficiale.

Quanto successe al documentario The War Game rivela la funzione della televisione statale come altoparlante e pietra miliare della classe dirigente britannica. Con le sue produzioni di straordinario valore, spesso di drammaturgia delicata e popolare, i suoi documentari di scienze naturali e la sua copertura sportiva, la BBC ha acquisito una considerevole autorità e, secondo i propri manager e beneficiari, una particolare “fiducia”. Questa “fiducia” può benissimo essere accordata a Springwatch e a Sir David Attenborough, ma non ci sono prove concrete che si possa estendere anche ai notiziari o ai cosiddetti programmi di approfondimento che pretendono di dare un senso al mondo, particolarmente alle macchinazioni dei poteri forti. Ci sono onorate eccezioni individuali, ma è palese che più rimangono nell’ente, più vengono addomesticate, o addirittura “defenestrate”, come asserisce un giornalista BBC di lungo corso.

Ciò si nota in modo particolare in Medio Oriente, dove gli israeliani hanno con successo intimidito la BBC in modo che questa presenti il sequestro della terra Palestinese, l’ingabbiamento, torture e uccisioni del suo popolo come un incurabile “conflitto” tra uguali. In piedi su di un cumulo di macerie procurate da un attacco israeliano, un giornalista della BBC andò addirittura oltre parlando della “forte tendenza al martirio di Gaza”. La distorsione delle notizie della BBC è così forte che un gruppo di giovani telespettatori hanno detto ad alcuni ricercatori dell’Università di Glasgow di aver avuto l’impressione che fossero i Palestinesi a colonizzare illegalmente la loro stessa terra. L’attuale “approfondimento” sulla sofferenza procurata dal genocidio di Gaza rafforza questa opinione.

I “valori Reithiani” di imparzialità e indipendenza della BBC sono proverbiali. Appena dopo la fondazione della BBC da parte di John Reith nel 1920, la Gran Bretagna è stata preda del famoso Sciopero Generale, da cui “Reith emerse come una specie di eroe”, scrisse lo storico Patrick Renshaw, “che aveva agito in modo responsabile e tuttavia conservato la preziosa indipendenza della BBC”. Ma sebbene questo mito sia stato mantenuto, non si basa esattamente sulla realtà… il prezzo di tale indipendenza è stato, infatti, quello di fare ciò che il governo voleva si facesse. [Il Primo ministro Stanley] Baldwin … vide che se il governo avesse protetto l’indipendenza della BBC, sarebbe stato molto più facile ottenere quanto voleva sulle questioni importanti, usandola per trasmettere propaganda governativa.”

All’insaputa della maggior parte della gente, Reith era stato l’autore dei discorsi del primo ministro, e con l’ambizione di diventare Vicerè dell’India si assicurò che la BBC diventasse l’evangelista del potere imperiale, con la sua “imparzialità” debitamente sospesa ogniqualvolta quel potere fosse minacciato. Questo “principio” è valso per la copertura della BBC di ogni guerra coloniale dell’era moderna: dall’insabbiamento del genocidio in Indonesia e l’occultamento di filmati fatti da testimoni oculari dei bombardamenti americani in Nord Vietnam, al sostegno per l’invasione illegale dell’Iraq da parte di Bush e Blair nel 2003, all’ormai familiare eco della propaganda d’Israele ogniqualvolta quello stato senza legge abusa del suo prigioniero, la Palestina. Il punto più basso fu raggiunto nel 2009, quando la BBC, terrorizzata dalla reazione di Israele, rifiutò di trasmettere un appello di beneficenza per il popolo di Gaza, la cui metà è composta di bambini quasi sempre malnutriti e traumatizzati dagli attacchi israeliani. Il portavoce delle Nazioni Unite, Richard Falk, paragonò il blocco israeliano di Gaza al ghetto di Varsavia sotto l’occupazione nazista. Eppure, per la BBC, Gaza – come la flottiglia di aiuti umanitari criminalmente attaccata nel 2010 da un commando israeliano – sembra non essere altro che un problema di pubbliche relazioni per Israele e il suo sponsor, gli USA.

Mark Regev, capo della propaganda di Israele, sembra avere un posto fisso in cima ai notiziari della BBC. Nel 2010, quando l’ho fatto notare a Fran Unsworth, ora promossa a direttore, lei ha fortemente contestato la descrizione di Regev come di un propagandista, aggiungendo: “Non è compito nostro cercare e nominare il portavoce Palestinese”.

Con la stessa logica, il predecessore di Unsworth, Helen Boaden, disse che il resoconto della BBC sulla carneficina criminale in Iraq era basato sul fatto che “Bush ha cercato di esportare la democrazia e i diritti umani in Iraq”, e per dimostrarlo presentò sei pagine formato A4 di verificabili menzogne raccontate da Bush e Tony Blair. Che il giornalismo non sia ventriloquismo evidentemente sfugge alle due donne.

Quello che è cambiato alla BBC è l’avvento del culto del manager aziendale. George Entwistle, per breve tempo direttore generale, e che ha affermato di non sapere nulla sulle false accuse di abuso sessuale su minori fatte da Newsnight nei confronti di un personaggio importante del Tory Party, riceverà 450.000 sterline di denaro pubblico per aver accettato di dimettersi prima di essere licenziato: proprio come si usa nelle aziende. Questo, e il precedente scandalo di Jimmy Savile, avrebbero potuto essere copioni scritti per il Daily Mail e per la stampa di Murdoch, il cui odio interessato della BBC da tempo fornisce all’ente la sua facciata “sofferta” di guardiano del “servizio pubblico radiotelevisivo.”

Riconoscere la BBC come il principale propagandista dello stato e censore per omissione – il più delle volte in sintonia con i suoi nemici di destra – non è su alcuna agenda pubblica, ma lo dovrebbe essere.

 

Link: http://johnpilger.com/articles/as-gaza-is-savaged-again-understanding-the-bbc-s-historical-role-is-vital 22.11.2012

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA, 28 novembre 2012

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=11144

 

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