La balenottera bianca – Pietro Polito

Mentre i riflettori mediatici restano accesi sull’evento (ma la politica vive di occasioni e non di eventi) che chiama gli elettori di centrosinistra (ma non solo essi) a scegliere tra due facce stinte della tradizione e del rinnovamento, non più sotto traccia, bensì alla luce del sole, i nostalgici della grande balena lavorano alacremente alla nascita di una “balenottera bianca”. L’espressione “balenottera bianca” (straordinaria per efficacia e ironia) l’ho trovata in un articolo di Goffredo De Marchis, penna brillante e graffiante di “Repubblica”, “Montezemolo lancia il partito del Monti bis”, pubblicato domenica 18 novembre 2012: “E all’improvviso, da un’associazione come Italia futura e dai movimenti cattolici di Todi si materializzò una Balenottera bianca. Già pronta a diventare un partito, anzi un partitone, a catalizzare i voti e i volti di mille mondi diversi come accadde alla Democrazia cristiana per una cinquantina d’anni”.

De Marchis commenta lo “scendiamo in campo” di “Verso la Terza Repubblica” e o “Italia civica” di Luca Cordero di Montezemolo, l’ennesimo partitino personale riunitosi sabato 17 novembre scorso nel cortile degli ex stabilimenti cinematografici De Paolis in via Tiburtina 521 a Roma, dopo 36 mesi di mezzi annunci e di mezze smentite. Anzi, più che un partitino, una lista, la “lista Monti”: come ha osservato Emanuele Macaluso, dalla critica della Repubblica dei partiti si è passati alla Repubblica delle liste.

Nell’articolo di De Marchis, che prosegue nelle pagine interne sotto il titolo: “Vanzina e Acli, i volontari e la Cisl, in sala prove tecniche di nuova Dc”, si legge ancora: il “nuovo che avanza”, il “chimerico Grande Centro” che nascerà (?) attorno al Grande Tecnico mostra i muscoli: la prova generale del “partito di Mario Monti” si rivela “una prova di forza. Per dimostrare che il cucciolo di balena è pronto a crescere”.

“Il non esattamente modesto presidente della Ferrari” (mi. b., “il manifesto”, lo stesso giorno) è stato chiaro: il Grande Tecnico è chiamato alla guida di “un governo di ricostruzione, perché di ricostruzione si tratta. Economica, civile, etica e morale” (parola di Montezemolo). Per il ministro per la cooperazione e l’integrazione, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio: “Monti è l’uomo della rinascita”.

Segnalo che l’interesse maggiore per la “balenottera” si registra nell’ala destra del Partito democratico, oltre che nel Vaticano e nella CEI che si augurano apertamente la successione di Monti a se stesso. Sulla linea vaticana troviamo ora pure la laicissima “Repubblica”. Il fondatore Eugenio Scalfari, infatti, auspica “un centrosinistra vittorioso alleato con i liberali moderati” che dopo le elezioni chiami Mario Monti alla guida del governo perché “se si vuole puntare seriamente sull’equità, la produttività, il lavoro, lo sviluppo e soprattutto l’Europa, il centrosinistra ha bisogno di Monti e Monti del centrosinistra” (domenica 18 novembre 2012).

Che in questo Paese, dove nulla mai nasce e nulla mai tramonta, siano tanti i segni di una mai spenta nostalgia per la Balena bianca, è evidente. Il segno più clamoroso, a mio avviso, è la nascita stessa del Partito democratico, anzi il modo come questo partito nato sulle ceneri della “sinistra storica” non abbia saputo “rinnovarsi” se non attraverso un nuovo “connubio” tra le spoglie di ciò che fu la Democrazia cristiana e ciò che fu il Partito comunista.

La lista “Italia civica” (da non confondere in alcun modo con l’Italia civile di Norberto Bobbio) dà corpo alle nostalgie democristiane. Per trovare una conferma alla tesi bastano pochi riferimenti:

1. il nuovo partito all’antica maniera democristiana “non è liberista ma semmai interclassista, con un’ambizione popolare” (Fabio Martini);

2. il nuovo partito si presenta “democristianamente” come il partito della famiglia, si rivolge ai figli, ai padri, alle madri, agli anziani, ai malati: la Balenottera bianca “punta a parlare soprattutto della famiglia, alla famiglia: nucleo fondamentale della società, mondo che racchiude tutti i mondi”;

3. il nuovo “capo” (?) del Grande Centro, si richiama esplicitamente all’atto fondativo dell’età democristiana: le prossime elezioni politiche generali – afferma – sono “l’appuntamento più importante dal 1948”.

Sembra che oltre sessant’anni di debole, incerta ma resistente democrazia, siano passati invano se rimane inascoltata la lezione di Piero Gobetti. Il giovane liberale – nel Manifesto che apre la pubblicazione de “La Rivoluzione Liberale” – avvertiva che “la vitalità dello Stato”, s’intende lo stato democratico, presuppone “l’adesione – in qualunque forma – dei cittadini” e “si fonda precisamente sulle capacità di ognuno di agire liberamente e di realizzare proprio per questa via la necessaria opera di partecipazione, controllo, opposizione”.

La politica democratica si rivolge agli individui, alle persone, ai cittadini e alle cittadine, singolarmente presi, uno per uno, una per una, lasciati liberi di associarsi o non associarsi, nei vari corpi intermedi che costituiscono la trama della società civile: le famiglie – la famiglia naturale fondata sul matrimonio non rispecchia più da sola la complessità e ricchezza della vita affettiva –, le associazioni, i gruppi, i movimenti, i partiti, dove i cittadini possono riunirsi o non riunirsi anche in modo diverso se non opposto rispetto alle famiglie naturali, religiose, etniche di cui originariamente fanno parte.

Giova ricordarlo: è l’abc della democrazia.

 

Postilla

Cattolici e cattolici

 

L’amico Enrico Peyretti mi manda in visione un articolo di Andrea Olivero, presidente delle ACLI, Stavolta la società civile vuole metterci la faccia, in “Europa”, 16 novembre 2012, dove l’autore spiega il senso della partecipazione delle ACLI all’appuntamento “Verso La Terza Repubblica”. Prima di ogni altra cosa, per Olivero, si tratta di “un appello alla mobilitazione rivolto alle forze sociali, alle diverse culture civiche, alle personalità e alle realtà associative che vogliono mettersi in gioco per una presa di responsabilità corale di fronte alla crisi del paese”.

Scopo della nuova aggregazione è “indicare la non reversibilità del percorso iniziato dal governo Monti”. In una situazione di così grave crisi viene chiesto ai cattolici “un nuovo protagonismo” che si ispiri a “un riformismo popolare e democratico, che tenga insieme la nostra cultura sociale e quella liberale”. In questa prospettiva il Presidente delle ACLI, Olivero, ha portato in dote alla “balenottera bianca” la tutela e la protezione della vita a partire da quella più fragile e indifesa, la famiglia fondata sul matrimonio, la libertà di educazione.

Il commento di Peyretti fa capire che vi sono cattolici e cattolici: “Mi va bene che i cattolici liberal-liberisti-montiani si individuino come tali. Permette ai cristiani-solidaristi di contribuire a costruire una chiara sinistra democratica e nonviolenta, con la loro cultura autonoma e adulta, con l’ispirazione evangelica laicamente tradotta in politica”.

Ci si interroga da più parti sul compito dei cattolici nella vita politica italiana e come si è già detto l’esigenza di un nuovo protagonismo cattolico si accompagna al ricorrente sogno di una nuova Democrazia cristiana. Non spetta certo a chi scrive cercare una risposta a questo problema. Pur tuttavia, mi sembra che il ruolo dei cattolici e più in generale delle diverse confessioni religiose dovrebbe essere posto all’interno della dialettica politica tra una destra e una sinistra che si alternano al governo in una “normale” democrazia dell’alternanza. Applicata ai cattolici, trovo chiaramente espressa questa tesi in un articolo di Michele Nicoletti, Il compito dei cattolici che scelgono il Pd, “L’Unità”, martedì 27 novembre 2012. L’autore invita i cattolici democratici a non ridare fiato “a centri equidistanti, a sistemi elettorali incapaci di garantire governabilità”, al contrario li esorta a tenere la barra diritta verso “la meta che ci siamo dati, quella democrazia dell’alternanza in cui i credenti, liberati da ogni tentazione temporalistica, sanno stare dall’una e dall’altra parte, con umiltà e speranza”.

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