Piccole storie 1. Giochi e racconti di preistoria per la primaria e la scuola dell’infanzia – Recensione di Angela Dogliotti Marasso

Antonio Brusa, Piccole storie 1. Giochi e racconti di preistoria per la primaria e la scuola dell’infanzia, La Meridiana, Molfetta 2012

Avevo conosciuto il lavoro di Antonio Brusa ( e probabilmente anche incontrato lui in qualche convegno), fin dai primi anni Ottanta, quando insegnavo storia al liceo e mi occupavo di didattica della storia. Ho avuto il piacere di riprendere in mano uno dei frutti di questo lavoro in occasione della pubblicazione del primo volume di Piccole storie dalla Meridiana, casa editrice per la quale è curatore di diverse collane.

Il volume, che si presenta come il primo di una serie, si propone di fornire una visione e un approccio didattico innovativo all’insegnamento della preistoria, a partire dalla scuola materna.

Dopo una prefazione di Mario Ceruti e una prima parte di inquadramento concettuale del problema, nella seconda parte sono presentati otto giochi, dedicati ciascuno a una rilevante questione storica. (Animali, ambiente, catene alimentari; preda/predatore; nicchia ecologica, superpredatore; attività umane/ambiente/stagioni; economia, relazioni e scambi; politica, potere, educazione civile; il tempo profondo; archeologia, documenti)

Segue poi un capitolo di didattica collaborativa, con spunti per sviluppare altre attività interattive da parte dei docenti e un capitolo conclusivo su come recuperare un quadro di storia generale utilizzando questa metodologia. Il testo si chiude con una Appendice, che contiene i materiali di gioco, e con una ricca bibliografia.

Un testo, dunque, che si presenta molto accattivante.

Il “tempo profondo” della preistoria ci aiuta, infatti, come scrive Ceruti nella prefazione, a comprendere meglio l’intreccio tra possibile e attuale, perché ci fa vedere quell’ “ampio ventaglio di possibilità”, solo alcune delle quali si sono poi realizzate. E la presenza di civiltà “altre”, nello spazio e nel tempo, è, dal punto di vista formativo, un potente stimolo per il decentramento cognitivo e per una riflessione concreta su identità e diversità.

Non solo, ma scoprire quanto il mondo del passato fosse differente rende più plausibile la possibilità di immaginare futuri diversi dal presente.Tutto ciò, come ben si può comprendere, ha una grande valenza educativa, soprattutto in una prospettiva orientata al cambiamento e alla educazione alla pace

Per quanto riguarda la scelta metodologica, poi, proporre forme di apprendimento attraverso il gioco ha lo scopo non tanto di “rendere divertente la storia”, che già lo è di per sé, ma di suscitare comprensione, appassionare al sapere storico, stimolare a porsi delle domande, “accedere a un sapere problematico del passato, che insegni anche a interrogare il presente” (pag. 19).

Dal punto di vista contenutistico, tutto ciò che “fa la storia” (il rapporto uomo-ambiente; le questioni del genere; delle generazioni e delle relazioni sociali; della violenza e della difesa del territorio; le strutture fondamentali del potere…)… “si può osservare nella preistoria allo stato nascente, in forme limpide, nitide e perciò più facilmente comprensibili.” (35)

Certo è necessario fare piazza pulita di tutti gli stereotipi presenti e affrontare alcuni nodi concettuali in modi critico e consapevole. Uno di questi nodi è la questione dell’evoluzione, letta solitamente secondo lo stereotipo del modello lineare e progressivo, al quale l’autore oppone il modello “a cespuglio”, che prospetta molti “rami” diversi e che costringe a cambiare ogni volta punto di vista:

“Gli scimpanzé come le altre scimmie antropomorfe non hanno cessato di evolversi, per lasciare questo onore agli ominidi….Questi, a loro volta, non si succedono, ma corrono insieme per centinaia di migliaia e, perfino, milioni di anni. Come in quello lineare, anche il modello a cespuglio è una sorta di matrice della storia successiva, perché oggi nessuno più crede che “dopo la preistoria venne la Mezzaluna fertile” e dopo ancora “la Grecia e poi Roma e l’Europa occidentale”; ma- posto che i modi di vita preistorici durano a volte fino ai nostri giorni- anche le filiere delle mille storie umane, che pullulano da ogni luogo della terra, si dipanano per vie contorte, spesso si interrompono, si intrecciano, si snodano con velocità diverse. E il nostro oggi è fatto di questo groviglio inestricabile” (46-47).

Tutto ciò ci porta a una riflessione conclusiva: l’evoluzione si attiva a partire dalla diversità e dal rapporto con l’ambiente. E’ una constatazione che ci deriva direttamente dallo studio della preistoria e che ci appare evidente e necessaria. E’ bene che aiutiamo i bambini di oggi a esserne sempre più consapevoli.

 

 

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