Yema – Recensione di Laura Operti

Yema, regia di Djiamila Sahraoui, con Djamila Sahraoui, Samir Yahia, Ali Zarif, Algeria, Francia, 90’,  v.o, arabo, sottotitoli inglese, italiano.

Il film Yema è stato presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, 2012.

E’una  testimonianza alta di una cinematografia che ripercorrendo  tappe dolorose del passato del  proprio paese, cerca di lanciare uno sguardo al futuro. La speranza espressa nel film  è tutta racchiusa nelle piccole urla di un neonato che invadono l’aria di una terra desolata, arida, deserta, battuta dal vento. Yema in arabo significa madre e la madre del film si chiama Ouardia. Ouardia ha due figli appartenenti alle opposte anime politiche dell’Algeria: Tarik è un militare, Ali è membro di un gruppo islamista. Il militare viene ucciso dal fratello e il film comincia con la sepoltura di Tarik ad opera della madre che scava con le proprie mani la fossa nella terra. Alle donne musulmane è proibito partecipare alla sepoltura e lavare il corpo dei morti, ma Ouardia con amore e caparbiamente lo fa.

Nelle scene successive si vede Ouardia che cerca di fare crescere qualche piantina in un orto vicino alla casupola e lo fa con cura, precisione e ancora con caparbietà. Ma questa volta non in onore della morte, ma  riappare Ali ferito gravemente e la madre gli manifesta tutto il proprio odio per l’uccisione di Tarik. Ma Ali non è solo, porta con sé un neonato, figlio di Malia, una donna amata dai due fratelli e morta di parto. Chi è il padre del bimbo? Non si sa, ma poco importa. Ouardia lo prende, lo spoglia, lo lava, lo ricopre di unguenti, lo massaggia, gli canta una ninna nanna. Il piccolo corpo, grassottello, cremoso comincia tra queste mani amorose la sua vera vita. E con lui  il futuro di questa terra, squarciata ancora dall’urlo  di Ali, che non vediamo morire, ma sentiamo uno sparo. Non parole, ma rumori segnano i passaggi della vicenda. Tutto è avvolto in una profonda aura simbolica.

Sullo sfondo la tragedia greca , Eteocle e Polinice che si uccisero per amore di Tebe.

“Yema è una tragedia greca nell’Algeria in guerra con se stessa”, come ha dichiarato Djiamila Sahraoui, regista e protagonista del film. Lei rappresenta l’Algeria che ha perso i suoi figli  in questa terribile guerra fratricida di un passato non lontano.” Ma ora, dice Djiamila, l’Algeria è piena  di giovani che vogliono un avvenire diverso e pacifico e noi siamo vicini a loro “.

Anche in Algeria è arrivato il soffio della Primavera araba, in parte  disconosciuta.

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