Un cambiamento a Washington? – Johan Galtung

Da Washington, DC – notte dell’elezione

OK, uno di loro ha vinto, anche se i veri vincitori sono stati come al solito gli astenuti, per qualunque motivo; uomini, più che donne. Con circa 2315 voti (in alcuni stati chiave, ndt) Obama ha superato il magico segno del 50%, non dei voti popolari ma dei collegi elettorali, 302 a 206, ben oltre 270; che ha prodotto una valanga. Risultato netto:  status quo, nessun cambiamento.

I media han fatto del loro meglio per far sembrare importante l’elezione presidenziale, come l’apice, l’altare su cui si erge la democrazia. Una certa democrazia. Abbastanza bolsa con una Corte Suprema che dilava il procedimento da sei miliardi di dollari a una modalità in più del diritto di espressione, come il proferire parole; qualunque genere di parole, diffamatorie, spesso né veritiere né rilevanti. Stupidi spot televisivi. Molte problematiche sono state tuttavia articolate in qualche modo, ci sono stati veri dissensi, una qualche sembianza di retorica destra-sinistra.

Il vero problema è però altrove, non in quanto è stato detto bensì in quanto non è stato detto. L’elenco è lungo. Il Washington Post il giorno dell’elezione (Manuel Roig-Fanza): “Un giorno tosto per cause senza un candidato”. L’articolo cita il cambiamento climatico, il controllo delle armi individuali, l’immigrazione come temi non raccolti né dai convegni di partito né nei dibattiti. Ma ce ne sono ben di più; e sono fra i problemi più urgenti con cui il paese deve confrontarsi.

Non sono state toccate due importanti lobby che difendono l’uso della forza: la National Rifle Association (NRA) [Associazione nazionale fucili], in quanto alla violenza all’interno degli USA, e l’American-Israeli Political Action Committee (AIPAC) [Comitato d’azione politica americano-israeliano], per la violenza all’estero. Che esercitano entrambi un potere con il proprio impatto sui media, negando accesso politico ai politici critici, togliendo così ostacoli alla violenza. Campagne di stampa e manipolazione dei distretti elettorali (come nel caso di Dennis J. Kucinich) riducono fatalmente lo spettro politico in parlamento e fuori. Entrambi i candidati sapevano che attaccare questi due sarebbe stato suicida dato che le lobby sono addentro al paese, mediante massicci assassinii in patria e guerre anti-musulmane all’estero.

La politica estera riguardante i rapporti economici con la Cina è stata in realtà distorta in dibattiti che cercavano di sembrare aspri. La realtà dei fatti è che la maggioranza dei residenti USA non ce la fa a vivere senza le accessibili merci cinesi con rapporti qualità/prezzo adeguati. A meno che – quanto mai dubbio – gli USA ristrutturino la loro economia dal basso, con cooperative e micro-imprenditorialità, attivando le campagne e le comunità locali con numerose piccole aziende focalizzate sui bisogni fondamentali, alimentari soprattutto, alloggio e vestiario, sanità e istruzione; distribuzione diretta dai produttori ai consumatori. Quasi nessun altro paese al mondo ha una popolazione così creativa e cooperativa; ma il fiorente Movimento Occupy si è finora limitato all’occupazione e alla critica, niente discorso e azione costruttiva.

Non hanno affrontato il cambiamento fondamentale in corso nel mondo: gli USA stanno allentando la presa sulle élite di altri paesi, specialmente in America Latina e perfino in Africa a seguito del risveglio arabo. Recitano invece i mantra della “massima economia mondiale” (l’UE, non la sola euro-zona, è maggiore, e la Cina supererà presto gli USA) e della “più forte potenza militare al mondo” (strano concetto di forza con le sconfitte in Vietnam-Afghanistan-Pakistan-Iraq-Yemen-Somalia-Sudan). La verità avrebbe potuto liberare gli USA anziché arrancare in modi deprecabili e repressivi.

Il cambiamento climatico: gli USA strascinano i piedi, dilazionando ovunque l’azione nei forum internazionali. a parlare non sono stati i candidati, ma la Natura, sotto forma di Sandy; un brutale monito sulla realtà climatica, un altro aspetto che prende forma. Quanto sia causato dall’uomo è incerto; ma il cambiamento è certo quanto basta. E l’ autoproclamata guida mondiale non guida.

Poi, incredibile: il tema del 16% della popolazione in miseria e alla fame mentre l’1% vive nell’opulenza e nutrendosi di speculazione è stato affossato in chiacchiere sciolte sul “ceto medio”. Essi sono grossi, sì, ma stagnanti; e lungi dal rappresentare il 100% della popolazione.

Né l’uno né l’altro candidato aveva delle risposte, forse hanno preferito tacere. Gli USA hanno disperato bisogno di altri partiti meno timorosi delle verità. Non vincerebbero comunque ma sono indispensabili per la trasparenza democratica e un dialogo aperto.

L’elezione fa una differenza? Che novità reca la seconda legislatura di Obama? Obama ha detto nel suo discorso della vittoria che si concentrerà sul deficit, sul sistema fiscale, e sull’immigrazione. Nulla di quanto sopra. In politica estera Romney, come Bush, avrebbe potuto essere più spregiudicato, accelerando la caduta dell’impero. Ma Obama, come Clinton, è meglio informato, più sofisticato, trattenendo la caduta un po’ di più. E i democratici sono più inclini a fare quel che vuole Israele; sionisti cristiani, che vogliono accelerare il ritorno del Messia, giocando un ruolo.

L’Obamacare continuerà, per quel che vale, dato l’aumento dei costi per qualunque assistenza medica – forse perché “tanto paga lo stato”.

Il 1° gennaio 2013 la riduzione del deficit di bilancio colpirà, secondo un ampio consenso parlamentare, con una pesante “austerità” per coloro che possono permettersela di meno ma toccando molto superficialmente l’apparato militare. La miseria accelererà quanto gli schieramenti militari e le guerre all’Obama, con droni e SEAL-teste di cuoio, esecuzioni extragiudiziarie – Obama si è ripetutamente vantato dell’uccisione di Osama (senza alcuna evidenza che fosse il regista dell’11 settembre). Immaginiamo un comitato del Politburo cinese che studi cartelle, dossier e foto per decidere chi uccidere all’estero per attività anti-cinesi e/o minacce alla sicurezza della Cina. O la Cina che armi fino ai denti Cuba e Haiti mentre una flotta cinese incrocia per i Caraibi, paesi e aree vicine agli USA quanto Taiwan alla Cina. Troppo asimmetrico per reggere.

Ma Obama reciterà il suo essere “al di sopra delle parti, per unificare il paese”. Nel suo primo mandato propendeva verso i repubblicani, all’indietro, ed è stato pesantemente punito alle elezioni di medio termine; questa volta, ciò rende Romney un co-presidente de-facto. Le riforme dell’economia finanziaria alla [legge di deregolamentazione] Dodd-Frank saranno molto blande, continuando Wall Street di massima con i suoi credit swaps [titoli sostitutivi di crediti] e altri giochetti letali. I ricchi verranno forse anche tassati ma troveranno altre scappatoie, fra cui lo stabilirsi all’estero. Come i superricchi francesi a Londra?

La democrazia USA è un sistema bipartitico che sta diventando uno stato monopartitico? Se è così, gli altri paesi stiano attenti! Non imitino. La democrazia è di più che solo elezioni. È anche trasparenza e dialogo. Per un reale cambiamento.

6 novembre 2012

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: A Change in Washington?

http://www.transcend.org/tms/2012/11/a-change-in-washington-2/

2 Risposte a “Un cambiamento a Washington? – Johan Galtung”

  1. L'art. di Galtung fa riflettere, anche perché, se lo si condivide in tutto o in parte, comporta una trasformazione radicale nella tradizionale lettura della politica democratica americana presente nelle forze progressiste italiane. Non è facile indossare nuovi occhiali di lettura che fanno giungere a conclusioni rovesciate.
    Ci proverò, ma non sono sicura di saper continuare su quellastrada

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