Per una cultura della nonviolenza – Recensione di Marco Scarnera

Laura Operti, Per una cultura della nonviolenza, Trauben, Torino 2012. Prefazione di Gustavo Zagrebelsky. Appendice: una lettera di Aldo Capitini. Nota di Nanni Salio su Aldo Capitini. pp. 136 – € 14

“La nonviolenza per me non è un semplice principio filosofico. E’ la regola e il respiro della mia vita. (…) Non c’è salvezza per nessuno di noi, se non attraverso la verità e la nonviolenza” M.K. Gandhi

La pratica della verità come via della pace

E’ corretto interpretare il titolo dell’opera come il caso di una formula consueta quando si versa il contributo per un’indagine. E’ altresì legittimo recepirlo come se a una cultura della nonviolenza fosse stato dedicato un percorso autobiografico. Inoltre risuona come la denuncia di un’urgenza o l’appello a un impegno. Più che escludersi, queste possibilità si richiamano a vicenda.

Nel cuore del testo è collocata la tesi in Filosofia del Diritto che l’autrice discusse con Norberto Bobbio a Torino nel 1969: “Il problema etico della nonviolenza”, un lavoro rigoroso, aggiornato e tuttora valido. Fu progettato grazie ai colloqui con Aldo Capitini (documentati dal dattiloscritto in appendice), al tempo docente a Perugia, al quale il relatore aveva indirizzato l’allieva, riconoscendogli massima competenza in materia. Vi sono esaminate la natura, la storia, le tecniche e l’efficacia della nonviolenza, con specifica attenzione ai rischi della guerra nucleare. A tal scopo le ragioni favorevoli e contrarie all’uso della forza sono presentate alla luce dei criteri analizzati da Max Weber: l’etica della convinzione (che valuta la decisione a prescindere dai risultati previsti) e l’etica della responsabilità (che giudica la scelta considerando le conseguenze attese).

Lo studio è introdotto da un ampio articolo di recente stesura, dove le concezioni originarie vengono rivisitate lungo il filo della successiva crescita personale e professionale. Ne risulta una coinvolgente catena di scenari, entro i quali la nonviolenza si rivela sotto vesti polimorfe: gentilezza e mitezza; maieutica; curiosità (per la cultura dell’altro); speranza e fiducia; educazione alla pace e alla legalità; perdono e riconciliazione; tensione profetica; musica (quasi anima di una comunità in festa); difesa dei diritti umani; indignato dissenso; rispetto per l’ambiente; coraggio e suprema determinazione. A ciascuna è associata un incontro, un interesse, una lettura, un ruolo, sempre attinenti al proprio vissuto.

Nel racconto di sé la scrittrice unisce esperienza e riflessione, rimanendo fedele alla sua formazione filosofica, come mostra il passo giovanile: “Gandhi, per designare le sue campagne nonviolente, parlò proprio di ‘esperimenti con la verità’, nella consapevolezza che il dubbio, il timore dell’insuccesso, l’incertezza, s’accompagnano a ogni impresa umana; non per questo tuttavia essa perde il suo valore, che è fondamentalmente quello di una ricerca continua e senza fine” (p. 104). Infatti Laura Operti si espone come appassionata testimone, mentre ricorda che anche oggi il nostro destino resta sospeso fra paradigmi culturali antitetici: da un lato la civiltà della bomba in quanto mezzo che non media, aborrita da Günther Anders, quando spiega che l’effetto devastante dell’atomica travalica il proprio fine e impedisce fini ulteriori, quindi l’impiego di nuovi mezzi (p. 119); dall’altro la civiltà del disarmo, riconducibile al pensiero di Gustavo Zagrebelsky (p. 6), quando afferma che la nonviolenza è un fine in sé dove mezzo e fine coincidono.

Seppure entrambe lottino per l’autoconservazione, si oppongono due umanità: l’una smoderata e asservita all’incessante competizione nel produrre strumenti distruttivi, dunque senza alternative all’ostilità reciproca, perché catturata nel gorgo mortifero di diffidenza, deterrenza, predominio; l’altra conscia dei propri limiti e affrancata dalla paura dell’avversario tramite le risorse dell’empatia, della fiducia, della solidarietà, dunque aperta al futuro, perché capace di creare senso per una coesistenza pacifica. Dai lettori l’invito a prendere posizione è indeclinabile.

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