Rivoluzione MACROBIOTICA – Daniele Balicco

Autoriproduzione delle sementi, vendita diretta, uso ridotto dell’acqua. Come una disciplina filosofica nata in Giappone è diventata nel nostro Paese anche una pratica politica anti-mercato. Con un leader, Mario Pianesi, e il quartier generale nelle Marche. Dove il 10% del territorio è coltivato seguendo questo metodo

Più il capitalismo si sviluppa, più costruisce la fame. Di questo era sicuro Amedeo Bordiga, primo e disconosciuto padre del comunismo italiano. In una serie di articoli sulla questione agraria pubblicati tra il 1953 e il 1954, Bordiga sostiene con chiarezza lapidaria una tesi semplice, benché sconfortante: «Mai la merce sfamerà l’uomo». Sembra quasi paradossale, ma a distanza di settant’anni, la sua proverbiale rigidità ideologica parla al nostro presente con più chiarezza di molti sofisticati strumenti teorici. Basta scorrere il documento che ogni anno la Fao pubblica sullo stato dell’insicurezza alimentare nel pianeta per trovare, in quella sequenza implacabile di numeri e grafici, più di una conferma a quest’antica tesi; che poi è marxiana. Stando solo ai dati pubblicati quest’anno, nel pianeta un abitante su otto soffre la fame; si stimano, più o meno, 870 milioni di persone, la maggior parte in Africa. E tuttavia questo dato macroscopico rivela solo la contraddizione primaria della logica produttiva che ci governa. Perché un’analisi comparata anche solo di pochi fattori eterogenei, ma determinanti per la produzione alimentare – stato dell’ humus dei terreni agricoli, qualità dei semi coltivati, inquinamento delle falde, deforestazione, consumo di acqua e di energia fossile, sfruttamento del lavoro – ci mette immediatamente di fronte ad un groviglio inestricabile di problemi gravissimi che questo modo di produzione ha causato,continua a moltiplicare, e a cui non sa dare soluzione alcuna.
Per questa ragione serve a poco – lo sostiene perfino la Fao – aumentare la quantità prodotta di cibo, mantenendo l’attuale struttura produttiva mondiale. Perché è il modo e la qualità della sua produzione che va radicalmente ripensata; senza perdere altro tempo. Può sembrare incredibile, ma una parte importante di questi immani dilemmi planetari sono stati sciolti con una serie di proposte pratiche, sperimentate in oltre quarant’anni di lavoro, da un piccolo movimento italiano: il movimento dei centri Upm (Un punto macrobiotico) di Mario Pianesi. La storia di questa associazione, organizzata in una rete di piccole realtà (ristoranti, negozi, cooperative, forni, piccole imprese, centri culturali) disseminate a macchia di leopardo un po’ in tutt’Italia e coordinate da una segreteria centrale a Tolentino, in provincia di Macerata, è la storia di un movimento autonomo che è stato capace di costruire – senza aiuti dallo Stato e pubblicità alcuna – un intero ciclo produttivo protetto in una sorta di mercato autoregolato e una rete internazionale di cooperazione scientifica di primissimo livello.
Da anni, infatti, scienziati e medici provenienti da paesi come Cina, Tailandia, Mongolia, Pakistan, Tunisia, Palestina, Libia, Costa d’Avorio, Guinea, Cuba, Haiti, senza contare delegati Onu, Fao e Unesco, cooperano continuativamente con Pianesi e il suo movimento. Ma per quale ragione medici e ricercatori di mezzo mondo si sono messi a seguire le sperimentazioni agricole, alimentari e mediche ideate e realizzate da Mario Pianesi? Anzitutto per una constatazione evidente: rifacendosi ad alcuni principi base dell’antica sapienza cinese (il monismo dinamico Yin e Yang e la teoria delle cinque trasformazioni) Pianesi sembra aver trovato il punto archimedico attraverso cui risolvere una serie di problemi eterogenei in modo efficace, definitivo ed economico. Partiamo dall’ambiente. L’agricoltura proposta dal suo movimento è la Policoltura Ma-Pi. Questo metodo presuppone: esclusione assoluta di prodotti chimici di sintesi, consociazione di colture (cereali, verdure, legumi, alberi da frutto) sullo stesso terreno, recupero di antiche varietà di semi e loro auto-riproduzione spontanea e infine piantumazione di alberi da frutto ogni 5 metri.
Proviamo a fare un calcolo. Secondo la Fao la superficie agricola utilizzata nel mondo è di circa 45 milioni di km quadrati. Se tutti fossero trasformati seguendo questo modello ci troveremmo di colpo con miliardi, miliardi e ancora miliardi, di alberi in più. Non è dunque un caso se l’Accademia delle Scienze della Mongolia collabora ormai da anni con Pianesi per il suo programma di riforestazione nazionale. Nelle Marche, che è la ragione dove la rete dei punti Upm è particolarmente fitta, più del 10% del territorio è ormai coltivato seguendo questo metodo. Numerosi i vantaggi: i contadini diventano autonomi economicamente grazie alla pratica dell’autoriproduzione delle sementi e alla vendita diretta dei prodotti nella rete Upm, con cui scavalcano la grande distribuzione; l’habitat naturale così coltivato ritrova rapidamente un equilibrio, e lo testimonia il fatto che già dopo pochi anni si ripopola di animali selvatici; la qualità organolettica dei prodotti coltivati è eccezionale; l’uso dell’acqua per l’irrigazione, grazie alla piantumazione di alberi da frutto ogni 5 metri, si riduce moltissimo. Quindi: agricoltura, ambiente, economia. La Macrobiotica (dal greco classico: «grande» «vita») però non si era mai occupata, prima di Pianesi, di agricoltura e mercato, essendo una disciplina filosofica interessata soprattutto alla dietetica come medicina. La sua conoscenza in Occidente è stata mediata dagli insegnamenti di un Maestro giapponese, vissuto nella prima metà del secolo scorso: George Ohsawa. Insegnamenti che Pianesi approfondisce e rielabora, avendoli però prima sperimentati su di sé in maniera del tutto autonomia, ancor prima di conoscerli.
Prova storica vivente di una tesi che ha sempre persuaso Theodor Adorno: ciò che è stato pensato compiutamente deve poter essere pensato anche in altri luoghi e da altre persone .Rielaborando personalmente gli insegnamenti di Ohsawa e del suo discepolo Muramoto (del cui libro più importante – Il medico d i se stesso – Pianesi ha da poco curato la nuova versione italiana per le edizioni Feltrinelli) la macrobiotica pianesiana orienta una parte del sistema di produzione che ha inventato verso un uso sapiente della dietetica come medicina. E così il cerchio si chiude: gli alimenti naturali prodotti con la Policoltura Ma-Pi diventano la base di efficaci diete curative. Fra le moltissime sperimentazioni in corso soprattutto in Asia, in Africa e in Sudamerica – ma stanno iniziando anche in Italia (vedi intervista in basso) – va ricordata almeno quella che da dieci anni coinvolge l’Istituto Finlay di Cuba dove si stanno testando, sotto la supervisione della dottoressa Carmen Porrata, le diete Ma-Pi soprattutto nella cura di malattie metaboliche degenerative come il diabete mellito di tipo 2. Facciamo di nuovo un rapido calcolo. L’Italia spende ogni anno, solo per la cura clinica del diabete, più di nove miliardi di euro. Visti i risultati ottenuti nelle varie sperimentazioni internazionali, e visto che queste diete sono davvero molto economiche, se venissero testate in modo diffuso anche in Italia, il nostro Stato potrebbe risparmiare una quota consistente di questi investimenti, anche se questo non renderà particolarmente felice la lobby delle case farmaceutiche.
Insomma, come si può capire quello che più sorprende dell’attività di questo movimento è l’efficacia con cui è stato in grado di ricostruire una vera e propria totalità politica: ambiente, agricoltura, alimentazione, medicina ed economia. E soprattutto il fatto che questa prefigurazione di un habitat umano più equilibrato e meno distruttivo esista già, sia operativa, si stia espandendo, sia esportabile. È come se Pianesi e la rete dei centri Upm fossero riusciti a ricostruire dal basso e in assoluta autonomia un vero e proprio modo di produzione reticolare – marxianamente orientato al valore d’uso – e, contemporaneamente, una rete di mutuo soccorso mondiale orientata a difendere le forme di vita dal deserto che avanza.http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20121021/manip2pg/08/manip2pz/330498/

il manifesto 2012.10.21

MACRO DOC

Arriva l’etichetta trasparente pianesiana

In un’età dove è quasi impossibile riuscire a verificare la provenienza degli alimenti che compriamo e il loro grado di sofisticazione, i prodotti della Policoltura Ma-Pivengono distribuiti con una sorta di carta d’identità: l’«etichetta trasparente Pianesiana». Con questo sistema di certificazione vengono mostrati ai consumatori tutti gli anelli della catena produttiva, dalla qualità e dalla provenienza delle materie prime fino alle forme di distribuzione del prodotto. Prendiamo l’alimento principe delle diete Ma-Pi: il riso integrale. Su una confezione di riso, per esempio varietà “Rosa Marchetti”, l’etichetta trasparente ci informa anzitutto sulla natura del seme (autoriprodotto da 11 anni). Un inciso importante: questa varietà di Riso è stata coltivata in Italia fino al 1964, poi è stata abbandonata. Mario Pianesi l’ha recuperata e l’ha reimmessa in coltura con conseguente reinscrizione nel registro Ense nel 1997. Quindi l’etichetta ci informa sulla semina e sulla crescita della pianta; poi sulla concimazione, sul controllo delle erbe spontanee, sull’irrigazione e sui trattamenti; di seguito abbiamo informazioni sulla raccolta, sulla conservazione e sulla trasformazione dell’alimento; infine sui passaggi dall’agricoltore al consumatore. Nel 2009 Pianesi ha proposto al Parlamento Europeo di adottare «l’etichetta trasparente Pianesiana» nella certificazione alimentare; 301 deputati hanno poi presentato un progetto di legge con cui chiesero al consiglio e alla commissione europea di attuare un sistema comune, in tutti gli stati membri dell’Unione, ispirato a questa etichettatura. A tutt’oggi l’etichetta trasparente è adottata spontaneamente solo da 260 aziende italiane.

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«Controllare il diabete con la dieta pianesiana, risultati sorprendenti»

INTERVISTA – Da. Ba. il manifesto 2012.10.21

Il professor Francesco Falluca è il presidente del Cisd (Centro Internazionale Studi sul Diabete). Ha condotto a Roma, lo scorso marzo, uno studio pilota sperimentando per la prima volta in Italia (e in Europa) un possibile effetto terapeutico delle diete MaPi nella cura del diabete mellito di tipo 2. Lo abbiamo raggiunto a San Felice Circeo, durante il 1? corso Ecm (Programma Nazionale di Educazione Continua in Medicina) sulle diete Ma-Piper Medici Specialisti in Endocrinologia, Malattie Metaboliche e Diabetologia, dove ha mostrato i primi risultati di questa sperimentazione. «Sono davvero molto felice di aver condotto il primo studio pilota in Italia (e in Occidente) sugli effetti terapeutici della dieta Ma-Pi2. I risultati sono stati sorprendenti, a tal punto da indurmi ad approfondire ricerche in merito e a considerare nuove possibilità di dieta nella diabetologia. Ne parlerò il prossimo 13 novembre a Madrid, al 9? congresso dell’International Diabetes Federation».

Ci può raccontare come è stata condotta la sperimentazione?
Ho personalmente selezionato, in un centro medico di Roma, 60 pazienti ammalati di diabete. La somministrazione della dieta è stata condotta per 21 giorni in un albergo perché era improponibile pretendere un ricovero ospedaliero di un mese e, nello stesso tempo, controllare ogni paziente a casa propria. Per questa ragione, dai 60 selezionati solo 24, non avendo problemi di lavoro, hanno potuto partecipare alla sperimentazione. Il numero limitato dei pazienti ha consentito di fare solo uno studio pilota. Per tre settimane a tutti è stata somministrata la dieta Ma-Pi2 che è una dieta a base di cereali integrali (riso, miglio, orzo), verdure (cipolla, carota, verza, cavolo cappuccio, broccolo, cavolfiore, cicoria, rapa, prezzemolo, cime di rapa) e legumi (ceci, azuki, lenticchie, fagioli borlotti, fagioli neri). Tutti gli ingredienti sono stati messi a disposizione dall’associazione internazionale Un Punto Macrobiotico. Il primo e l’ultimo giorno abbiamo valutato alcuni parametri metabolici quali glicemia, resistenza insulinica, profilo lipidico e parametri antropometrici.

E i risultati?
I risultati sono stati davvero sorprendenti, e, ancora più sorprendente, è il fatto che abbiano riguardato tutti i pazienti, nessuno escluso. Si è verificato un netto miglioramento della glicemica, raggiungendo nella quasi totalità dei casi i valori target (sia a digiuno che dopo pasto); l’insulinemia e l’indice di resistenza insulinica si riducevano decisamente, si riducevano i trigliceridi, migliorava la funzione renale e diminuivano i livelli della pressione arteriosa. Inoltre nei pazienti diabetici trattati con farmaci abbiamo dovuto dimezzare l’assunzione degli antidiabetici orali e negli unici due casi di insulinotrattati è stato necessario sospendere la terapia d’insulina, onde evitare disturbi ipoglicemici. Da tenere presente: in questo studio non era nostro obiettivo togliere i farmaci!

Quindi la somministrazione di questa dieta è efficace, non ha controindicazioni e potrebbe addirittura portare ad un cospicuo risparmio economico?
Guardi, le dico solo questo: io mi occupo di diabete da cinquant’anni e mai ho verificato risultati simili e, soprattutto, in un così breve lasso di tempo. È necessario continuare a studiare questa dieta ricorrendo a un confronto con la dieta indicata nelle linee guida del trattamento dietetico, perché se questi risultati venissero così scientificamente confermati avremmo trovato davvero una soluzione intelligente e virtuosa a tantissimi problemi, e non solo terapeutici.
Anche sociali. Pensi per esempio al valore preventivo generale che potrebbero avere queste diete. Al risparmio per la sanità pubblica. Per questo non bisogna perdere tempo: dobbiamo al più presto allestire ricerche capaci di essere diffuse nella comunità scientifica. Per fare ciò abbiamo bisogno di costruire subito una rete di giovani medici e di farmacisti in grado di continuare questahttp://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20121021/manip2pg/08/manip2pz/330496/ sperimentazione; e di essere in grado a diffonderla, una volta avuta un’ulteriore conferma scientifica.

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FRANCESCO FALLUCA, PRESIDENTE DEL CISD

12 Risposte a “Rivoluzione MACROBIOTICA – Daniele Balicco”

  1. Le poche informazioni che ho mi sembrano estremamente promettenti. Soffro di diabete 2 e di asma, sarei molto interessata ad avere dati più precisi per tentare una sperimentazione individuale a casa mia. Vorrei sapere, per esempio, quali sono gli altri alimenti utilizzabili, a parte quelli di base, indicati in tutti gli articoli. Per esempio: quali verdure crude? che tipi di frutta? e poi che tipi di cottura? Quale dovrebbe essere la quantità complessiva di un pasto. E quali precauzioni mediche prendere, a parte il rapporto dieta/ipotensivi, già segnalato. Penso che anche una sperimentazione "artigianale" possa dare indicazioni utili per quelli che vorrebbero seguire la dieta a casa.

    • la cosa migliore sarebbe quella di recarsi presso un centro Un Punto Macrobiotico e farti consigliare. Se sei interessata dimmi dove abiti e vedrò di procurarti l'indirizzo del centro più vicino.

  2. vorrei avere informazioni su un centro macrobiotico in provincia di Udine io soffro di diabete 2 e non riesco a perdere peso chi può darmi una risposta? e-mail :[email protected] grazie

  3. una corretta alimentazione e uno stile di vita adeguato alle proprie caratteristiche e soprattutto rispettoso dell'ambiente aiutano non solo a risolvere problemi diabetici, ma anche patologie cardiocircolatorie, in particolare l'alimentazione consigliata da Mario Pianesi con le 5 diete MA-PI, c'è voluto un arresto cardiaco per farmelo capire, nonostante le più fosche previsioni, pochi anni di vita, sono oltre 16 anni che ne traggo beneficio, provare non costa nulla. solo un pò di fiducia, sabino

  4. ho avuto anch'io la fortuna di incontrare la macrobiotica e, da quando ne ho verificato, su me stesso, la straordinaria efficacia, ringrazio il cielo tutti i giorni! la macrobiotica è uno stile di vita alternativo a tutti gli effetti e forse, la difficoltà più grande che si possa trovare, in questo viaggio verso la propria e l'altrui sostenibilità, è quella di non riuscire a rinunciare ai propri vizietti malsani quali: alcol, caffettini zuccherati,farmaci,droghe o detersivi…ognuno il suo… provare è giusto e lecito, ma capire e contribuire alle giuste cause è necessario. abbiamo distrutto troppo ormai, dobbiamo invertire il senso di marcia e mario pianesi ci sta indicando una nuova direzione già da 40 anni.

  5. la Macrobiotica è una ma le sue interpretazioni sono tante e in tutti questi anni se n'è generata di confusione..ma io credo che a parlare sono sempre i fatti..e nei fatti la Macrobiotica Pianesiana ha ottenuto,stà ottendendo i risultati più concreti e positivi…penso che ci voglia poco a star meglio eliminando alcini prodotti alimentari dalla propria dieta,quali i litticini,le uova..come nella dieta Vegana…ma in Un Punto Macrobiotico troviamo una Proposta,pensata per essere concretamente e a lungo termine salutare e sostenibile perchè inoltre và al dì là dell'alimentazione fine a se stessa…c'è lo stile di vita,l'ambiente,l'economia…io ho risolto dei problemi di salute che mi portavo dietro da tutta una vita,ed ho trovato in UPM.Un Punto Macrobiotico una proiezione di vita migliore,per me,la mia famiglia i miei cari e le generazioni future.Consiglio vivamente a tutti di entrare in contatto con la realtà UPM più vicina. Un saluto e Grazie

    • Io vorrei iniziare la Macrobiotica Pianesiana; sono stata a un convegno e ne sono rimasta affascinata. Ho il colesterolo molto alto di origine famigliare (il medico mi dice che lo produco io), vorrei dimagrire ma non ci riesco e inizia anche il diabete, quindi per me è fondamentale trovare una dieta giusta e che abbia anche una filosofia che condivido pienamente. Ma i cibi presenti nel piatto devono essere sempre 5? I cereali sempre due? E così la verdura cotta e cruda? La quantità? Ti sarei molto grata se mi volessi rispondere. Andrò anche al UPM a chiedere informazioni. Ciao e grazie Angela

  6. Buongiorno!
    Lavoro a Fermo e da oltre un anno sono iscritto ad UPM dove mi reco tutti i giorni per consumare il mio pasto principale della giornata (il pranzo).
    Il mio giudizio é complessivamente positivo in relazione agli effetti positivi sulla salute (che ho constatato personalmente), ma ho qualche perplessità riguardo ai modi di presentazione dei cibi e ai tempi di cottura, posto che l'occhio vuole la sua parte, credo che i cibi vadano presentati nel miglior modo possibile e cotti al punto giusto.
    Faccio un esempio per rendere l'idea.
    I fagioli presentati nel piatto sono sempre ridotti a purea: i cuochi del UPM sostengono che il tempo di cottura (dopo l'ammollo) deve essere di circa 2 ore e mezzo in pentola a pressione.
    Nonostante le lamentele, nulla cambia e gestore e cuochi rimangono fermi sulla loro posizione, nonostante alcuni clienti lascino la purea di fagioli nel piatto (e quindi destinata ad essere buttata nella spazzatura).
    Cosa ne pensate?
    Volevo inviare anche un'e-mail al Prof. Pianesi ma non trovo il suo indirizzo: é possibile sapere dove posso trovarlo?
    Grazie in anticipo per la disponibilità.
    Resto in attesa di cortese riscontro.
    Mario

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