Premio per la Pace: Nobel o Ignobel? – Johan Galtung

Entrambi, naturalmente. Ben meritato per il passato e per le relazioni interne, nella tradizione dell’Occidente che premia l’Occidente. Ma i critici hanno ragione per quanto riguarda le relazioni esterne e il presente come la stretta debitoria dei cosiddetti Stati GIPSI –Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Irlanda- Periferia UE- verso la Germania.

Ma vediamo prima gli argomenti a favore.

Due politici francesi, Jean Monnet e Robert Schuman, avevano dichiarato che la Germania era stata così atroce che doveva diventare membro della famiglia, e poi hanno creato la famiglia: Geni, geni della pace. Il 1° Gennaio 1958 la Comunità Europea incarnava il Trattato di Roma firmato nel 1957 da un’orda di uomini. Certamente realizzava il testamento di Nobel riducendo gli eserciti permanenti l’uno contro l’altro e aumentando la comprensione. Il premio non è stato all’altezza delle condizioni dell’anno precedente. Ma gli eventi hanno bisogno di tempo per provare se stessi, come la retorica di Obama – e, ancor più, una grave omissione, ma meglio tardi che mai.

Consideriamo la formula TRANSCEND per la pace, altamente compatibile:

EQUITA’ X ARMONIA

PACE = —————————–

TRAUMA X CONFLITTO

CE e UE soddisfano tutti e quattro le dimensioni. Uno Stato un voto, nessun veto; più avanti rispetto al grande potere feudale dell’ONU. Ci sono sia l’integrazione territoriale che funzionale, l’equità territoriale per il potere, gli sforzi funzionali a cooperare a vantaggio equo e reciproco di tutti. Più empatia oltre i confini, anche con i Paesi nazi-fascisti, più armonia, che oggi si ritrova negli sforzi per aiutare le vittime dell’ipercapitalismo (anche la delinquente Grecia). L’integrazione della Germania nella famiglia ha liberato il caso tedesco, riconoscendo il passato e prendendone le distanze, stabilendo un nuovo corso. E la macchina UE si occupava della lista sempre crescente dei conflitti.

Inoltre, l’approccio regionale, e sub-statale della CE-UE ha ammorbidito le molte contraddizioni tra gli stati e le nazioni, come nel caso del Regno Unito, della regione basca a due stati, e altri.

Un atto di omissione corretto. Ce ne sono molti, ecco una lista di una decina di anni fa, con Gandhi in testa, assolutamente impagabile, non solo per aver ridotto ma addirittura rifiutato la violenza e migliorato la comprensione lungo i confini del conflitto, eppure è morto senza premio. Nel 1953, il consigliere per la commissione del Premio Nobel, Jacob Worm Müller, mi disse che Gandhi non era un vero pacifista. Aveva combattuto l’Impero Britannico, “un dono alla civiltà”.

Di seguito un breve elenco di altri non-premiati:

[1] Jose Figueres, presidente del Costa Rica, per aver abolito l’esercito.

[2] Jean Monnet & Robert Schuman, per aver stabilito la pace, rendendo l’ex Germania nazista un “membro della famiglia”, all’interno dela Comunità Europea.

[3] Soekarno-Nasser-Tito, per Bandoeng nel 1955, e poi di nuovo a Belgrado 1961, per il Movimento dei Non-allineati, il rifiuto di essere membri di due blocchi su una rotta di collisione potenzialmente disastrosa.

[4] Nehru-Zhou Enlai per il Trattato Panch Sheela, i cinque pilastri della convivenza pacifica, Il mantenimento della pace tra i Paesi più grandi del mondo.

[5] Urho Kekkonen, presidente della Finlandia, per la Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa, CSCE, 1972-1975.

[6] Olof Palme, primo ministro della Svezia, per l’iniziativa Cinque paesi per la denuclearizzazione.

[7] Le chiese di Lipsia, in particolare Nikolai-Kirche, per la Montag-Demonstrationen 1989 che pose fine alla guerra fredda l’11/9 1989.

[8] Giovanni Paolo II per il lavoro instancabile di riconciliazione attraverso le scuse e il dialogo lungo i confini religiosi – anche lungo la storia.

[9] Hans Küng per il suo lavoro a favore di un’etica globale ponte fra religioni.

Come Gandhi, costoro reggono bene il confronto con la maggior parte delle 94 persone e 19 organizzazioni che hanno ottenuto il premio, al momento della stesura di questa lista.

Che cos’hanno in comune Gandhi e questi altri casi? Sono incompatibili con la politica estera norvegese. Allineata con gli USA, il Paese più violento nella storia moderna, tre presidenti degli Stati Uniti e cinque segretari di Stato hanno ricevuto il premio. La Comunità Europea è qualcosa alla quale il governo norvegese voleva unirsi, venendo sconfitto dal referendum nel 1972 e nel 1994, ma con l’ambiguità di essere un potenziale concorrente degli USA-NATO.

I criteri per la pace di Nobel sono ancora rilevanti. I candidati sono numerosi. I diritti umani, dell’ambiente e dello sviluppo dovrebbero essere apprezzati, ma non a scapito di premi per la pace nello spirito di Alfred Nobel.

Diamo un altro sguardo alla formula e confrontiamola col modo in cui l’Occidente, tra cui la neo premiata UE, si relaziona al resto del mondo.

Di equità, cooperazione per il reciproco e pari beneficio non c’è quasi nulla. L’Occidente vuole sempre un vantaggio, qualcosa in più, e il loro capitalismo porta a essi benefici fortemente e reciprocamente sbilanciati. Lo stesso può dirsi della loro teoria della Pace: Stato di diritto, diritti umani e democrazia, senza riflettere su quanto lo Stato di diritto occidentale sia debole riguardo gli atti di omissione, e i diritti umani così deboli relativamente ai diritti collettivi e la democrazia debole sul piano del dialogo e del consenso. Individualismo occidentale, scritto a grandi lettere, cieco rispetto alle culture del noi di tutto il resto del mondo.

Di empatia c’è poco o nulla; qualunque altra cosa si trovi lungo la strada, non viene compresa ma etichettata come terrorista, fondamentalista o cose di questo genere. Naturalmente, gli USA, ancora leader dell’Occidente, sono i numeri uno in questa mancanza di empatia, ma gli altri sembrano non osare sfidare pubblicamente la miopia degli Stati Uniti. Prendiamo il premio a Liu Xiaobo, dove la Carta [cfr Charta 08] è meno problematica di un uomo così entusiasta del colonialismo occidentale che ne vorrebbe 300 anni per la Cina e che ha lodato la guerra condotta dagli Stati Uniti dovunque. Da quel lato nessuna comprensione fra le Nazioni, nè riduzione degli eserciti.

Di riconciliazione dopo gli innumerevoli traumi che l’Occidente ha inflitto al mondo c’è poco o nulla; anzi, l’Occidente esce dalle conferenze (con Israele, l’ultimo arrivato tra i colonizzatori) negando alle vittime la loro dignità.

E per quanto riguarda affrontare i conflitti creativamente? Prossimo al nulla; guardiamo gli scandali, ben presto soprannominati “tragedie” come in Vietnam, in Iraq e in Afghanistan. Per la capacità della diplomazia occidentale di colmare il divario e affrontare i conflitti in modo creativo, consultare Wikileaks.

Eppure l’Unione Europea ha carattere di modello. Invece del quartetto-buono a nulla promuovere una Comunità del Medio Oriente lungo le linee dell’ UE per Israele con i cinque vicini arabi, una comunità dell’Asia centrale attorno all’Afghanistan, una comunità dell’Est-Asiatico. E con questo saremmo in affari di pace.

 

18-10-2012

Traduzione di Erika Degortes

Titolo originale: The Peace Prize: Nobel or Ignoble?

http://www.transcend.org/tms/2012/10/the-peace-prize-nobel-or-ignoble/

Una replica a “Premio per la Pace: Nobel o Ignobel? – Johan Galtung”

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