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Nella festa di Giuliano Pontara – Enrico Peyretti

ottobre 4, 2012 Versione stampabile

Non so perché, mi viene da accomunare Giuliano a Erasmo da Rotterdam. Molto differenti: Giuliano amico cordiale, studioso e maestro ammirato, pensatore “antibarbarie” in questa post-modernità; Erasmo, una passione delle mie povere letture, rappresenta un sentiero interrotto all’inizio della modernità, che ha preso poi tutt’altra strada. Anni fa, ho visitato con emozione a Basilea la tomba di Erasmo, nella cattedrale evangelica, ultima colonna della navata sinistra. A L’Aja, l’anno scorso, ho visto il monumento ad Erasmo nel Vredespaleis, Palazzo della Pace, sede della Corte Internazionale di Giustizia, e a Rotterdam il grande ponte sospeso che porta il suo nome.

Giuliano ed Erasmo sono due figure internazionali. Due costruttori di pace, con lo strumento della parola che nasce da un pensiero accurato. Un paradosso di Simone Weil, nel 1928: «La pace non verrà fondata dall’amore, ma dal pensiero. (…) L’amore fa la guerra altrettanto bene che la pace» (Oeuvres complètes, t. II, vol. I, Gallimard, Paris 1988, p. 48). Ci vuole l’amore, l’empatia (una virtù della Personalità nonviolenta, libretto di Pontara, Ega 1986, pp. 51-52), ma ci vuole il pensiero che trova l’orientamento.

Tutti e due, Erasmo e Giuliano, hanno viaggiato su e giù per l’Europa, terra di guerre e di sforzi di pace, sempre oscillante e incerta, anche oggi.

Ho fatto una piccola scoperta in questi giorni, in un libro del 1935, vecchio come me, di Stefan Zweig (Erasmo da Rotterdam, Mondadori, Milano 1935, originale Triumph und Tragik des Erasmus von Rotterdam, s.i.d.): la prima opera di Erasmo trentacinquenne, nel 1494, si intitola Antibarbari. L’ultimo libro in italiano, finora, di Giuliano Pontara è L’antibarbarie (Edizioni Gruppo Abele, Torino 2006).

Pontara abbandonò l’Italia per non fare il militare. Di Erasmo scrive Zweig (pp. 31.32): «È rimasto più fedele all’umanità intera che non ad un singolo clan». Per non aver voluto decidersi tra Roma e Lutero, spaccatura dell’Europa del primo Cinquecento, Erasmo fu accusato di viltà. Di viltà erano accusati anche gli obiettori di coscienza, quando Pontara giovane disertò la leva.

Anche il teologo cattolico svizzero Hans Küng, noto per le critiche alla chiesa cattolica, accusa Erasmo di «troppo poco coraggio paolino» e di «fuga» (cfr Hans Küng, Teologia in cammino, Mondadori 1987, pp. 21-55, spec. 48). Chiesi un parere su questo giudizio a Ernesto Balducci. Egli mi rispondeva, in una lettera del 21 gennaio 1989: «Sono convinto, diversamente da Küng, che Erasmo, tra Roma e Lutero, aveva visto giusto: la questione dirimente, che avrebbe portato con sé anche la riforma della chiesa, era quella della pace. Non è forse oggi la vera questione ecumenica?». Ecco perché Erasmo è il sentiero interrotto della modernità: né Lutero né Roma promossero la pace. (Balducci dice questo su Erasmo anche nel suo libro L’Altro,Edizioni Cultura della Pace, 1996, p. 28, poi edizioni Giunti, Milano 2004, p. 27).

Nel tempo, scrissero un Antimachiavelli sia papa Innocenzo IX alla fine del Cinquecento, sia Federico II (ma come opera letteraria, essendo egli un politico machiavellico) nel Settecento, e forse anche altri. Ma il vero pensiero politico di pace, e di fiducia non ingenua nelle capacità umane pacifiche, alternativo a Machiavelli suo contemporaneo, è proprio Erasmo, specialmente nel Dulce bellum inexpertis, che è del 1515, mentre Il Principe di Machiavelli, scritto nel 1513, uscirà postumo.

Gandhi è la vera alternativa a Machiavelli, il maggiore rifondatore della politica nel secolo di Auschwitz e Hiroshima, oltre la storia machiavellica, è il Galileo della scienza del conflitto, il Copernico rivoluzionatore del sistema imperniato sulla violenza. Gandhi ci parla oggi per opera di molti, ma anzitutto per il lavoro di cura e di interpretazione che ne ha fatto e ne fa Giuliano Pontara. Il tempo della conoscenza di Gandhi, almeno in Italia, si divide in prima e dopo l’antologia Teoria e prassi della non-violenza, curata da Giuliano e introdotta da quel suo ampio saggio tuttora fondamentale, Il pensiero etico-politico di Gandhi (Einaudi 1973, edizione rinnovata nel 1996. Nel 2006 è stata distribuita da Repubblica-L’Espresso in 50.000 copie). Per tutto ciò, per il suo lavoro, il suo insegnamento e la sua amicizia, oggi festeggiamo lietamente Giuliano.

( 5 ottobre 2012, Enrico Peyretti)



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