La lotta politica in Italia – Pietro Polito

Nell’editoriale di “Repubblica”, domenica 16 settembre 2012, il fondatore del giornale, Eugenio Scalfari, pone a se stesso e ai cittadini elettori chiamati alle urne tra sette mesi tre domande sostanzialmente retoriche: 1. I cittadini elettori vogliono una nuova Europa capace di avere un ruolo nel mondo globale? 2. Vogliono una nuova Europa, e una nuova Italia, liberista, socialista dirigista o liberalsocialista riformista? 3. Vogliono un Paese in cui prevalga l’interesse delle parti o l’interesse generale?
Sono domande retoriche nel senso che s’intuisce sia la risposta di Scalfari sia quella dei suoi lettori e di gran parte degli italiani. Il problema, però di cui penso Scalfari sia perfettamente consapevole, è che manca in Italia un partito, un attore, una forza politica, un movimento, in poche parole una sinistra europeista, liberalsocialista, con il senso dello Stato e dell’interesse generale.
Tale sinistra, vagheggiata da sempre da Scalfari e da “Repubblica” fin dalla sua fondazione, a mio avviso, sarebbe un guadagno e rappresenterebbe un progresso per il Paese. Ma credo che questa sinistra parlerebbe solo a un piccolo angolo del mondo, mentre il conflitto tra conservazione e alternativa è globale e il suo centro non sta più nella vecchia Europa. Quando Nicola Vendola evoca il sogno di “un unico grande partito”, della “nuova casa della sinistra del futuro: una sinistra postideologica, plurale, popolare, profondamente segnata da una capacità di innovazione e di connessione con linguaggi giovanili”, parla di una sinistra che non c’è, una sinistra che (ancora) non esiste.
In Italia la lotta politica tra i partiti e all’interno dei partiti si è trasformata in una lotta di tutti contro tutti fine a se stessa, che non è più espressione di idee e interessi sociali ma di interessi privati celati dietro derivazioni paretiane. Uno scontro di personalismi che non è più riconducibile né più leggibile attraverso la distinzione classica tra destra e sinistra, che invece sia pure in una versione moderata mantiene la sua validità negli altri paesi europei. Non fa eccezione il Partito democratico il quale, più che un partito plurale troppo spesso sembra veramente, come è stato autorevolmente detto da uno dei suoi capi, un amalgama mal riuscito di cose troppo diverse se non antitetiche tra loro. La lotta politica non è più lotta tra partiti intesi come forze di governo o di opposizione che rappresentano parti rilevanti della società ma tra vari tentativi di assemblamento di liste locali e nazionali per andare al governo.
L’Italia, inoltre, è un Paese talmente singolare che il principale partito, che almeno stando alle dichiarazioni di una parte dei suoi dirigenti non si colloca nel campo della conservazione, il Partito democratico, non si considera e non vuole essere considerato un partito di sinistra.
D’altronde, bastano poche reminiscenze storiche per capire e far capire che l’era berlusconiana ai suoi albori, nel suo sviluppo e nel suo tramonto ha spazzato via definitivamente le forme di organizzazione della politica come l’abbiamo conosciuta negli anni della Prima Repubblica (1946-1992), le stesse dell’Italia prefascista che si avviava a diventare fascista.
Ispirandosi ad Alfredo Oriani, nel suo capolavoro politico, La rivoluzione Liberale, nel 1924, Gobetti tracciava un profilo senza indulgenze delle forze politiche italiane – liberali e democratici, popolari, socialisti, comunisti, nazionalisti, repubblicani – che non seppero opporsi al fascismo. Le forme della politica individuate da Gobetti si ripresentano dopo la Resistenza (una rivoluzione non riuscita come il Risorgimento?): cattolici, liberali e repubblicani, socialisti e comunisti, con l’aggiunta del partito della Resistenza, il Partito d’Azione, un partito latu sensu, che però ebbe vita breve, sono le forze contraenti del nostro patto costituzionale.
Ebbene, questo mondo è stato politicamente spazzato via da un movimento storico internazionale, la fine del comunismo e della guerra fredda, e da un movimento storico nazionale, la fine senza onore della Prima Repubblica sotto i colpi della corruzione e di Tangentopoli. (Le cronache più recenti – Alessandro Penati, Roberto Formigoni, Umberto Bossi in Lombardia; Renata Polverini nel Lazio – mostrano che nulla o poco è cambiato).
Ricordo che le forze politiche su cui si è retta la Prima Repubblica si sono presentate per l’ultima volta al giudizio degli elettori nel 1992, da una parte il cosiddetto Pentapartito: Dc, Psi, Pri, Pli, Psdi, dall’altra il Partito democratico della sinistra, nato dalle ceneri del Partito comunista italiana. La presenza della Lega Nord, che al debutto conquista 80 parlamentari, è il segnale evidente della crisi ineluttabile e inarrestabile del sistema storico dei partiti destinato ad essere travolto dal sistema dei partiti personali che ha dominato per vent’anni e che tuttora domina la scena politica italiana.
Attenzione, si faccia molta attenzione, i partiti personali sono prosperati a destra e a sinistra. A destra il partito padronale di Berlusconi e il (pseudo) partito “leninista” di Bossi. Ancora a destra (una possibile destra della sinistra?) c’è l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Un tipico partito personale ha occupato il centro: l’Udc di Pierferdinando Casini. Anche se gli “ulivisti” potranno insorgere, l’Ulivo di Romano Prodi è stato un partito personale non riuscito. Gli ultimi partiti personali sono Sinistra e Libertà di Nicola Vendola (spero di sbagliarmi) e Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo (sono sicuro di non sbagliarmi). Come si è già detto, i Democratici più che un partito sembrano una federazione di tanti piccoli partiti. Resiste in Italia un nucleo di comunisti organizzati nella Federazione della sinistra. Si affacciano nuovi attori come ALBA (Alleanza per il lavoro e beni comuni).
Qual è, in conclusione, lo stato della lotta politica in Italia? Per indulgere al pessimismo, basta limitarsi a descrivere il più che probabile panorama politico che si andrà delineando e consolidando nei prossimi mesi.
Mentre in Francia la lotta politica si svolge tra conservatori e socialisti, in Inghilterra tra conservatori e laburisti, in Germania tra cristiano-democratici e socialdemocratici, i protagonisti in Italia saranno berlusconiani (ancora), leghisti, casiniani, dipietristi, vendoliani, bersaniani, renziani, grillini, comunisti, albini.
Lo so, è un incubo, ma è la realtà.

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