La Legge d’Autorizzazione alla Difesa Nazionale USA e un’agenda per il Movimento Globale per la Pace – Johan Galtung

Il Congresso Nazionale [del Partito] Democratico (DNC) è scivolato nell’oblio senza dibattito – in stile sovietico, hallelujah, amen – senza citare le guerre aperte con 5-6 paesi musulmani; né le guerre clandestine con droni e SEALs [letteralmente, foche, ndt] (lagunari terrestri/marini/aerei della Marina USA) contro vari altri; né la guerra al terrorismo. Come il Congresso Nazionale del Partito* Repubblicano (RNC), che ha estromesso Ron Paul, che sosteneva niente basi, niente guerre, niente sostegno a Israele.

Neppure è stata visibile la NDAA – Legge d’Autorizzazione alla Difesa Nazionale.

Ci sono voluti secoli perché la civiltà occidentale arrivasse a sbozzare quei tali pilastri fondamentali: nessuna punizione senza una sentenza, nessuna sentenza senza una legge (non retro-attiva!) e prove adeguate, nessuna detenzione senza processo pubblico. L’Habeas Corpus. E c’è voluto il tratto di penna di un Obama a San Silvestro per cancellare tutto quanto con la NDAA in USA. Con buona pace per un’eventuale autorità morale posseduta dagli USA allorché predicano, ad alta voce, diritti umani scelti a paesi scelti. Siamo al sussurro a tutto campo; USA, attenti a voi stessi.

Perché il sussurro? Perché sono impauriti. La negazione del dominio della legge a livello interno s’accompagna alle esecuzioni extragiudiziarie globalmente; in qualunque paese, anche alleato USA. Essi possono colpire, con droni, SEALs, e quant’altro, uccidendo loro nemici scelti; non con guerre fuori moda – che stanno svanendo – fra stati, ma al loro interno, fino ai singoli individui. Osama bin Laden è stato il più famoso a essere giustiziato senza prove. Come peraltro le guerre all’Afghanistan, Iraq ed eventualmente Iran.

La disponibilità della vita umana è privilegio di Dio e dei re, Gratia Dei, passata ora allo stato. E così il “potenziale degli americani dato da Dio” si è ripresentato alla piattaforma del partito Democratico con una votazione sospetta in stile sovietico. E se forse qualcun altro volesse realizzare quel potenziale, dandosi a qualche esecuzione?

La violenza non è il modo. Se un orologio irrita segnando l’ora sbagliata si può sì prendere un martello e dargli un colpo mortale; ma c’è un approccio più saggio? Scoprire come mai, cercare un riassetto. Così per i paesi che irritano, “superiorità”: scoprire che vogliono loro, che vuoi tu, riposizionare il rapporto.

Ecco qualche “orologio ticchettante”.

Come approcciare la Siria? Paese multinazionale gestito da una dittatura sciita della minoranza alawita, sostenuta da Russia, Cina, Iran; minacciato da una dittatura della maggioranza sunnita sostenuta da USA-Israele, Qatar, Arabia Saudita, e da molti siriani. Che prospettive per una federazione, con autonomia per ogni nazionalità, compresi i curdi, e la democrazia in ciascuna autonomia? Un organismo federale per la politica estera-securitaria-finanziaria, che rappresenti tutte le nazionalità?

Come approcciare il problema curdo, una nazione di oltre 25 milioni di persone divisa fra Turchia, Iraq, Iran e Siria? Considerare il riconoscimento dell’identità curda in quanto diritto umano in tutte e quattro le parti, l’autonomia nelle parti a maggioranza curda, e una confederazione di tali aree autonome – un Kurdistan, senza spostare un confine? Con un parlamento e un potere esecutivo per problematiche curde in quanto tali, concordate fra i quattro?

Come approcciare l’Iran, un paese malamente ferito dalla deposizione del suo primo ministro nel 1953 a opera CIA-M16? E se USA e Regno Unito auspicassero pubblicamente che quel misfatto fosse disfatto, aprendo alla cooperazione sull’energia verde per l’import-export di petrolio, intanto esplorando una possible zona denuclearizzata in Medio Oriente?

Come approcciare l’Afghanistan? Magari con un governo di coalizione con i taliban?; l’Afghanistan come federazione analogamente alla Svizzera con molto potere alle comunità locali?; una Comunità Centro Asiatica dell’Afghanistan con i suoi vicini musulmani, levando la linea Durand del 1893?; una politica orientata ai bisogni fondamentali con benefici uguali per tutte le nazionalità ed entrambi i generi?; un Afghanistan neutrale senza basi straniere ma con forze di peacekeeping dei paesi musulmani, che prevengano anche attacchi ad altri paesi?

Come approcciare Israele? Difficile, non sapendo che cosa voglia Israele. Insieme a Dio è arrivata Gerusalemme sulla piattaforma del partito Democratico; che vuol dire Sionismo cristiano intento ad accelerare la seconda venuta di Cristo. Un Israele dal Nilo all’Eufrate accelererà una Armageddon. Considerare una Comunità del Medio Oriente sui confini del 1967 con i cinque vicini arabi? USA e Israele sono sorti affermando un mandato divino per occupare terra altrui. Forse, con quell’idea svaniranno anche? Non necessariamente. Gli USA solevano avere un nemico in Medio Oriente e uno in America Latina; oggi hanno a mala pena un amico. Gli Stati Uniti dell’America Latina e dei Caraibi stanno crescendo velocemente e richiedono una soluzione anche per le Malvinas/Falkland. Che dire di una guarnigione e bandiera argentina, e il resto come prima, come per Hong Kong? E normalizzare le relazioni con Cuba, legalizzare qualche droga e smettere il flusso d’armi e interventi USA?

Una saggia politica USA accoglierebbe volentieri l’emancipazione, allo stesso modo che i Padri Fondatori l’affermarono nei confronti di Londra nel 1776-1787, facendo però meglio di Giorgio III.

Usino l’OAS (Organizzazione degli stai americani) come forum di dialogo fra le due Americhe. Un esempio sarebbe la sanità pubblica: verificare perché la povera Cuba fa meglio che i ricchi USA a Washington-DC. Altro esempio: MexUSCan, meravigliosa regione nordamericana, che superi il divario Nord-Sud; come una Comunità del Medio Oriente per Israele quale obiettivo finale da conseguire.

Prendano come esempio la Cina per un apprendimento reciproco. Che ne sarebbe di un dialogo pubblico sugli squilibri fra economia finanziaria e reale, così devastante per gli USA? Osservando il DNC si ha difficoltà a trovare qualunque cenno al 15.3% che vive in povertà negli USA – 17.5% solo in North Carolina! – al 90% inferiore della società che non ha tratto vantaggio dalla crescita fin dagli anni 1970; contrariamente al 10, o 1, o 0.1% superiore. La Cina ha sollevato il tenore di vita dei suoi 400 milioni più bisognosi alimentando l’economia con una variata domanda interna; negli USA i bisognosi affondano, 14.9% delle famiglie soffrono la fame, e stanno aumentando.[ii] Il deficit è 16.4 trilioni di $, e conta. Manco una parola sui derivati finanziari, sui fondi hedge, sui credit swap, sulla speculazione, o su come il settore finanziario si sia trasformato in una cultura ‘criminogena’ (USA Today, 5 settembre 2012). Non una traccia del dinamicissimo Movimento Occupy. L’attenzione solo sul ceto medio, come se quel 15% in basso e gli avidi dannosi in alto non esistessero. Si sta stampando denaro freneticamente. E il nuovo tetto del debito è ben vicino.

Tutti questi problemi si possono risolvere; non distruggendo gli orologi ma interpellando gli attori coinvolti sui loro obiettivi. Identificando gli obiettivi legittimi usando la legge, i diritti umani e i bisogni fondamentali. Superando i divari. Gli americani sono creativi. E se lo fossero anche nelle questioni globali?

C’è da sperare che nei prossimi due mesi i congressi in stile sovietico s’arricchiscano di vibrante trasparenza e di dialogo creativo. Di democrazia.

05 settembre 2012, da Charlotte, NC-USA[i]

NOTE:

[i]. Discorso tenuto a un forum d’orientamento per il Congresso Nazionale Democratico del 2012, organizzato dalla Fondazione dell’Alleanza Musulmana Americana. Fra gli altri oratori: il rev. Jesse Jackson, l’on. Gary Johnson, candidato presidenziale per il Partito Libertario, e la signora Sabahat R. Sherwani, scrittrice e delegata.

[ii]. Vedi: Household Food Security in the United States in 2011 [Sicurezza alimentare famigliare negli USA nel 2011], Washington DC: U.S. Department of Agriculture, settembre 2012.  Si aggiungano 67 milioni di adulti USA con alta pressione sanguigna (140/90 o più), “pericolo pubblico sanitario n° 2?, dopo il tabacco. Le droghe sono insignificanti al confronto.

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