Pillole alfabetiche. F come FrigoriFero

«Che porta il freddo», questo significa la parola (dal latino), già ma dove lo porta? Dentro casa, dove invece c’è il caldo (troppo, di solito, in inverno).

Fatta questa premessa non mi sogno neanche di scrivere «tecnicamente» del frigorifero, perché chiunque può trovare – se le cerca – informazioni in tal senso. Vorrei invece, come al solito, scrivere di «come faccio io» e di come «indica» la semplicità volontaria (ché di questo tratta la rubrichetta che state leggendo).

Piccolo, proporzionato

Ho un piccolissimo frigorifero, regalatomi – già usato – nel 1994. Basso (forse i classici 80 centimetri), senza scomparto per i surgelati (solo una ghiacciolina, sì, quella con i cubetti di ghiaccio e lo spazio a malapena per quelli e poco altro). La nostra famiglia è composta da mio figlio e me, perciò non avrebbe senso avere un frigorifero più grande. Ecco il primo ragionamento.

Lontano dal caldo

«Che porta il caldo», questo significa la parola calorifero, e allora i due – quello che porta il freddo e quello che porta il caldo devono stare lontani (e anche il forno, ovviamente). Non solo, ma possibilmente dovremmo cercare di posizionare il frigorifero nella zona più fredda della cucina (per esempio appoggiandolo a una parete che dia verso l’esterno).

Spento

Quando non ci siamo, perché siamo in vacanza, per esempio. Così nel frattempo si sbrina (il mio vecchio frigorifero non ha l’auto-sbrinamento come molti nuovi apparecchi) e posso perfino spegnere l’interruttore generale della luce. A casa nostra il frigorifero si spegne anche di notte, dopo aver verificato che, lasciandolo chiuso, quando al mattino lo riapriamo il freddo si è mantenuto abbastanza all’interno (per esempio il ghiaccio nella ghiacciola si è sciolto appena, producendo solo un po’ d’acqua nella vaschetta che la raccoglie quando si sbrina). Orrore! Sento già dire: e i microbi? e i batteri? e la catena del freddo?

Con cibo fresco e possibilmente vegano

Già, perché ho dimenticato di scrivere prima che, a monte della scelta di avere un frigorifero piccolo, senza scomparto per i surgelati e spento di notte, c’è un’altra scelta: mangiare cibi freschi (che non hanno bisogno di essere conservati), non surgelati (che, a parte il gusto e la «sanezza», sono molto «impattanti» nella loro produzione), di stagione (così sono più «forti e resistenti»), pochi (comprati ogni giorno o poco meno e consumati «vicino» alla raccolta, per non perdere le vitalie), nonviolenti (pesce, carne, latticini sono i cibi che più hanno bisogno del freddo, e certo non potrei staccare il frigorifero se dentro ci fossero una trota surgelata, un galletto amburghese, un panetto di burro, un barattolo di yogurt – anche se auto-prodotto! – e mezzo litro di latte fresco).

Per quello che tengo in frigorifero (un barattolo di miso, olive, un piccolo quartino di panna di soia, un barattolino di pesto immerso in olio extra-vergine d’oliva, l’acqua diamante, a volte delle uova (non timbrate e non gallate) e poco altro, il freddo che resta nel frigo durante le 6-8 ore in cui sta spento basta e avanza. Quando abitavo in quasi-montagna il frigorifero non lo usavamo proprio, era un’ottima dispensa e i cibi stavano all’aperto (anzi bisognava coprirli affinché non gelassero!) E in estate il problema proprio non c’era, perché si andava nell’orto, si raccoglieva ciò che serviva per cucinare pranzo e cena del giorno, e il cibo non avanzava, e il giorno dopo si faceva lo stesso… Ma anche in città c’è modo di fare quasi così, comprando poco, spesso, locale, di stagione e proporzionato alla nostra vita.

Dati alla mano sappiamo che moltissimo del cibo che compriamo (sempre troppo) e conserviamo in frigorifero finisce nella pattumiera. E se dobbiamo conservare molto cibo in grandi frigoriferi (e non gestiamo un ristorante) è quasi sicuramente perché non abbiamo osservato le semplici «regole» indicate.

 

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