Perché Stalin creò Israele – Recensione di Fabrizio Cracolici e Laura Tussi

Leonid Mlecin, Perchè Stalin creò Israele, Sandro Teti Editore, Roma 2012, pp. 246. Con Scritti di Luciano Canfora, Enrico Mentana, Moni Ovadia

La liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, da parte dell’Armata Rossa, per molti rappresenta la nascita dello Stato di Israele. Così Primo Levi descrive la liberazione: “di fronte alla libertà ci sentivamo smarriti, svuotati, atrofizzati, disadattati alla nostra parte”. Non furono i sentimenti dell’opinione pubblica liberale a determinare la costituzione dello Stato ebraico. La sorte della Palestina e degli ebrei palestinesi era nelle mani dei politici americani e britannici che in genere erano contrari alla creazione di Israele. In realtà lo Stato ebraico non sarebbe sorto senza Stalin. L’Autore, Leonid Mlecin, per realizzare il libro si è basato su documenti desecretati dagli archivi sovietici. L’Unione Sovietica allora, e poi la Federazione Russa adesso, se ha simpatia in Medio Oriente, è piuttosto verso i paesi arabi: allora “Perché Stalin creò Israele”.

14 maggio 1948: giorno in cui terminò il mandato britannico sulla Palestina e in cui Ben Gurion diede l’annuncio ufficiale della nascita dello Stato di Israele. Le votazioni alle Nazioni Unite, premessa di quel giorno, andarono così: 33 voti a favore dello Stato, 13 contro e 10 astensioni. Con l’Unione Sovietica votarono Ucraina, Bielorussia, Polonia e Cecoslovacchia. Se questi voti, scrive Luciano Canfora, fossero passati nel campo dei contrari o degli astenuti ci sarebbe stato un risultato di parità. Stalin fece votare in questo modo per provocare fastidio alla Gran Bretagna, per porre un cuneo alla presenza invasiva della Gran Bretagna, in quel cruciale momento storico. La Gran Bretagna si astenne perché temeva, come anche gli Stati Uniti, che la nascita dello Stato ebraico avrebbe irritato gli arabi e impedito il flusso del petrolio verso i rispettivi paesi. Agirono così le ragioni forti degli interessi nazionali messi al servizio di una storica riparazione morale. Golda Meir, ambasciatrice in URSS e successivamente primo ministro d’Israele, disse: “Probabilmente senza il loro aiuto non ce l’avremmo mai fatta”. Abba Eban, padre fondatore e successivamente ministro degli esteri e primo ministro, disse: “l’URSS fu l’unica grande potenza che ci sostenne”. L’ Autore analizza anche la spaventosa campagna antisemita che Stalin attuò prima della sua morte, tra il 1949 e il 1953, escogitando il cosiddetto complotto dei “Medici del Cremlino”, in maggioranza ebrei accusati di aver avvelenato alti dirigenti del Partito e addirittura di aver complottato per la morte di Stalin. Gli ebrei in URSS ricoprivano alti ruoli strategici nelle gerarchie del regime e addirittura nel sistema Gulag. Probabilmente, l’improvviso antisemitismo di Stalin fu dovuto al fatto che egli temeva il potenziale legame stretto fra uno Stato ebraico e gli ebrei sovietici. Questo connubio avrebbe potuto ostacolare il potere assoluto del dittatore e di conseguenza Stalin epurò ed annientò gli ebrei, come fece con altri gruppi e minoranze. Il volume di Leonid Mlecin vuole destabilizzare gli ideologismi, sia dei revisionisti reazionari, sia dei revisionisti cosiddetti di sinistra. Infatti Israele non fu figlio dell’imperialismo degli Stati Uniti, anche perché negli anni della fondazione di Israele, negli USA, infuriava il maccarthismo, la caccia alle streghe comuniste, in realtà una diffusa campagna antisemita, perché essere ebreo corrispondeva ad essere aderente all’ideologia comunista. Questo fa comprendere quanto il potere sia incoerente e avversi tutti coloro che possano ostacolare e rappresentare un intralcio all’ assolutismo e alla spietatezza del sistema politico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *