Interventi per la pace – Recensione di Nanni Salio

Claudio Baraldi, Lorenzo Bertuccelli e Maria Donata Panforti, a cura di, Interventi per la pace. Educazione, conservazione della memoria e tutela dei diritti umani in Emilia Romagna, Carocci, Roma 2011, pp. 223

Come scrivono i curatori nel capitolo di presentazione, “Questo volume nasce da un progetto di ricerca che ha coinvolto il Centro studi sulle culture della pace e della sostenibilità, che ha sede presso il Dipartimento di Scienze del linguaggio e della cultura dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, e l’Assemblea regionale dell’Emilia-Romagna” con l’intenzione di “rilevare in che misura e in quali modi, sul territorio della regione Emilia-Romagna, si svolgano attività e iniziative in favore della pace, per fornire agli enti locali e alle associazioni che operano sul territorio, elementi di riflessione su come investire produttivamente risorse umane e finanziarie in una rete efficace di interventi.” (p.9)

La ricerca si è svolta su tre aree primarie: educazione alla pace, memoria storica, diritti umani. E’ noto l’impegno che questa regione ha nei diversi settori oggetto dell’indagine ed è pertanto importante che abbia coinvolto istituti universitari per una valutazione d’insieme. Ma accanto a questo giudizio positivo sulle finalità è opportuno anche segnalare alcuni limiti al fine di proseguire questo lavoro in futuro con ulteriori contributi, di cui si sente un grande bisogmo.

Ogni “mappatura” rischia sempre di essere incompleta, ma colpisce l’assenza tra le associazioni prese in esame nel capitolo 2 su “la promozione della pace”, del “Centro psicopedagogico” di Piacenza, diretto da Daniele Novara, che da anni svolge una importante opera di educazione alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, ispirandosi in particolare al metodo maieutico di Danilo Dolci.

Un secondo appunto, di ordine generale, è relativo alla scelta del termine “pace” che dovrebbe essere completato da quello più specifico, e a parer nostro più significativo, di “nonviolenza”. Scorrendo la bibliografia di riferimento si nota infatti una grave lacuna di importanti testi della ricerca per la pace e di educazione alla pace sia di noti autori internazionali sia di autori italiani.

Nella sezione sulla “memoria” sarebbe stato utile affrontare il tema delle forme di “resistenza civile non armata” durante il periodo del nazifascismo, argomento sul quale da tempo si sta lavorando su scala nazionale e internazionale.

Per quanto riguarda i diritti umani si possono notare due principali limiti: scarso riferimento ai diritti umani di seconda generazione (relativi alla giustizia sociale) e alla questione di come affrontare i casi di violazione dei diritti umani con mezzi che siano coerenti con i fini che si vogliono raggiungere, per non cadere nel tremendo inganno delle “guerre umanitarie” su scala internazionale e sulla pura e semplice repressione poliziesca su scala interna.

Sono temi impegnativi sui quali è necessario investire ricerca, educazione e azione per rendere più fruttuose le scarse risorse che anche regioni attente come l’Emilia-Romagna dedicano a questi settori.

Con il denaro risparmiato da un solo F35 si potrebbero moltiplicare di un fattore dieci tutte le ricerche che si svolgono nel nostro paese. Ma ricerca per la pace e ricerca per la guerra sono antitetiche e al momento continua a prevalere quest’ultima.

 

 

 

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