Pillole alfabetiche. I come Isola

Ora che siamo in periodo di vacanze (o forse le abbiamo già anche fatte), vogliamo cominciare (o continuare) a pensare al mare – vicino e lontano?

Un’isola grande come gli Stati Uniti vaga nelle Hawaii. Un’isola di plastica.

Gli uccelli la mangiano a pezzetti e si riempiono lo stomaco, così i frammenti bloccano lo stimolo della fame, così muoiono di inedia ma con la pancia piena di cibo indigeribile…

Secondo la ricerca Expedition Med 2010 (Ifremer e Università di Liegi) nel Mediterraneo ci sono in media 250 miliardi di frammenti di plastica pari a 500 tonnellate di rifiuti. Quasi il 90% dei rifiuto galleggiante in mare è costituito da plastica. La plastica si deposita – per via delle correnti – nel Pacifico e nell’Atlantico (a nord e a sud dei due oceani) e nell’intero Oceano indiano.

Non c’è solo Charles Moore (lo scopritore del «continente di spazzatura», l’immensa isola del Pacifico costituita di rifiuti di plastica, la più grande discarica del pianeta) o Rebecca Hosking (la documentarista inglese che ha iniziato una crociata contro la plastica in tutto il Regno Unito partendo dalla diffusione del filmato di una tartaruga morente, soffocata da un sacchetto di plastica): ora c’è Silvia Ricci, torinese (aderisce alla «Plastic Pollution Coalition», un’alleanza per fermare la proliferazione della plastica), la creatrice di «Porta la sporta», la campagna partita a metà aprile 2011 per l’abolizione del famigerato «sacchetto di plastica» (Fonte: «La Stampa», 14 aprile 2011, articolo Salveremo i mari dalla plastica, di Fabio Pozzo).

Pensiamoci, quando decidiamo di lasciare sulla spiaggia il sacchetto di plastica con cui abbiamo portato i giochi del bambino, o la bottiglia di plastica senza tappo che vediamo andare su e giù con le onde (che ci costa raccoglierla e metterla – almeno – nel contenitore? O che ci costa, mentre passeggiamo sulla battigia, raccogliere e buttare il sacchetto che conteneva l’ombrellone appena comprato, e che ora giace semi-sepolto dalla sabbia? Se lo lasciamo lì succederà che, durante la notte e una mareggiata, il mare se lo porterà via (lontano dai nostri occhi), ma finirà facilmente per intrappolare qualche pesce in alto mare, o frantumato da un’elica e, come abbiamo appena letto, causerà magari la morte di qualche gabbiano.

Dunque: non portiamo sacchetti di plastica in spiaggia; se li portiamo badiamo a non farli volare via; se li vediamo raccogliamoli e buttiamoli nel bidone (magari c’è addirittura quello per la raccolta della plastica!). E lo stesso vale per tutti gli oggetti di plastica, sia al mare, sia in montagna lungo i torrenti, sia al lago

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