Italia: un ritratto – Erika Degortes e Johan Galtung

Da un po’ di tempo, leggere i giornali italiani o ascoltare i notiziari radio si è trasformato in un insulto non solo all’informazione stessa ma a tutti gli italiani. I canali della televisione nazionale sono letteralmente monopolizzati dal calcio e da ogni tipo di scenario meteorologico apocalittico. E cosa dire dell’ampio spazio dedicato al papa? Ci meraviglia di cosa possano pensare i quasi 1.580.000 mussulmani (secondo il dossier 2011 della Caritas Migranti; 1.200.000 secondo la Lega Mussulmana Mondiale), per non parlare degli ebrei e dei buddhisti, una larga porzione della popolazione della quale non si sente mai parlare.

Disattenzione? No, manipolazione!

In Italia, il sistema di censura è molto sofisticato: parlano di qualsiasi cosa d’altro, rendendo il discorso astratto.

Non vi rendete conto che esista qualcosa – non un’idea, una minoranza, un prodotto, persino un paese – a meno che non compaia alla televisione. Non sentite mai una qualsiasi notizia su paesi stranieri oltre che Germania, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Questo è il mondo secondo la maggioranza dei media italiani. Essi sono stati straordinariamente capaci di mantenere l’informazione sulla recessione fuori dal circuito delle notizie. Questa è l’eredità di Berlusconi.

Il suo controllo sulla stampa e la televisione non ha precedenti in Italia. La sua intera carriera è stata costruita attorno al concetto che è l’apparenza e non la realtà ciò che conta, favorendo quindi il radicamento dell’incompetenza, della corruzione e del declino nazionale in un’era in cui la celebrità conta più dell’ideologia, e i politici sono attori, commedianti. Grazie alla visibilità ottenuta attraverso il loro lavoro, essi possono facilmente ottenere voti, proprio come succede in India. Berlusconi ha personalizzato la politica in un modo nuovo in Italia. Ha cambiato le regole elettorali, in modo che i votanti non possono scegliere tra i candidati proposti dai partiti, e ha fatto cadere i tradizionali confini tra settore pubblico e privato, includendo, tra i membri del parlamento, la sua cerchia personale. Berlusconi conosce la mente degli italiani, avendo contribuito a plasmarla con il suo impero mediatico.

Educazione

Il sistema educativo è diventato un meccanismo al servizio degli obiettivi nazionali, politicamente, militarmente, economicamente e ideologicamente parlando, al fine di mantenere vivi le glorie e i traumi del passato con il risultato di rendere il sistema scolastico italiano un fossile e ridurre l’Italia a un paese decadente. Nelle scuole medie superiori, i futuri leader sono educati negli studi classici, con quasi nessuna attenzione alle lingue moderne o al diritto internazionale e ai principi che negli ultimi tempi hanno governato la nostra economia. Per essere sicuri che le cose cambieranno è fondamentale che l’educazione rifletta gli ideali di un vero umanesimo cosicché i bambini e gli adolescenti siano in grado di non aver paura delle differenze o di negarle, ma piuttosto di essere curiosi e di apprendere da ogni altra soluzione per i loro problemi: come fare del giardinaggio urbano, come praticare una religione diversa, come usare pannelli solari, come affrontare i conflitti.

 

Che cosa possono imparare gli italiani dagli altri

 

 

Se non vogliamo che l’Italia sia ridotta a una farsa mediatica è necessario sviluppare nella vita reale un’attitudine di apertura e curiosità che permetta di vedere gli altri come compagni, non come nemici. Per questo si debbono coltivare tre condizioni essenziali: empatia, dialogo, creatività.

Empatia significa mettersi nei panni degli altri, empatizzare, porre delle domande.

Dialogo significa che abbiamo sempre qualcosa da imparare dagli altri, che non possediamo l’intera verità e non apparteniamo a nessuna categoria di popolo eletto. Perciò non siamo giustificati nell’assumere un comportamento oppressivo/violento.

Creatività è una capacità che si sviluppa nel tempo e aumenta con la curiosità sugli altri, che ci permette di cercare e trovare soluzioni concrete a problemi reali. Soluzioni che hanno funzionato in altre parti del mondo e che, con appropriati adattamenti, possono operare anche in Italia. La creatività è una caratteristica dei giovani che si perfeziona quando il sistema scolastico non è oppressivo e solo focalizzato sull’indottrinamento.

L’Italia è un mosaico interessante: Nord e Sud sono molto diversi tra loro; lo stesso vale per le singole regioni. Roma è un mondo a sé: grande, cosmopolita, autistica in alcuni aspetti, come Firenze e Milano. Nessuna di loro rappresenta la complessità del paese che va dalle grandi aree avanzate a ciò che rimane di una cultura rurale. Il centralismo intellettuale non è altro che un aspetto del centralismo occidentale che si manifesta nel modo in cui l’Occidente si percepisce in relazione alle dimensioni di natura, esseri umani, società, mondo, tempo e cultura.

La soluzione si potrebbe trovare in un federalismo non solo nella sfera linguistica, che è già una realtà nella penisola, ma anche nell’educazione/formazione.

La dipendenza dai programmmi ministeriali dovrebbe essere ridotta, non solo per sviluppare delle soluzioni “fai da te”, ma anche per rivitalizzare la conoscenza e le economie locali, favorendo il fiorire di nuove piccole comunità, incoraggiando l’auto-sufficienza, l’identità e la riduzione della dipendenza economica dal centro senza sacrificare la qualità, e includendo i giovani, le donne e gli anziani in una nuova idea di urbanesimo.

Lo spazio così inteso è accessibile a tutti; è più economico e permette alle persone di sentirsi a loro agio, dando al commercio e allo scambio culturale un nuovo dinamismo.

 

E quando lo spazio diventa un mondo di comunità locali?

 

Fortunatamente, oggi è disponibile una infinita varietà di strumenti tecnologici che ci permettono di aprire una finestra sul mondo, diversa da quella proposta da scuola, università e media. Questo permette di raggiungere un elevato livello di educazione senza aver bisogno di viaggiare, un processo senza fine che arricchisce le nostre vite a 360 gradi e ci permette di usare il nostro potenziale umano più efficacemente. L’educazione online è transfrontaliera, transculturale e intergenerazionale. Chiunque può accedervi al fine di sviluppare conoscenza e consapevolezza di sé e degli altri, indipendentemente dall’età o da altri fattori.

E’ sufficiente? Probabilmente no, ma è un buon punto di partenza!

* Erika Degortes è coordinatrice di Transcend per l’Europa Latina, co-direttrice del “Galtung Institut for Peace theory and Peace practice” e segretaria della TPU (Transcend Peace University).

25 Jun 2012

Traduzione a cura del Centro Sereno Regis

Titolo originale: Italy: A Portrait

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *