Pillole alfabetiche. O come Olio…

…esausto, non nel senso che è stanco (anche se con questo caldo anche lui ne avrebbe ben donde…), ma nel senso di usato, consumato, che non si può più usare per cucinare (ma con un litro di olio vegetale esausto recuperato si produce quasi un litro di biodiesel).

Dove lo mettiamo l’olio, dopo aver fritto le melanzane in pastella?

Partiamo da prima: intanto è meglio se abbiamo usato olio extra-vergine di olive spremute a freddo (e non denocciolate chimicamente… ecco perché l’olio «spremuto a freddo» costa un po’ di più). È l’olio migliore per friggere, da tutti i punti di vista, compreso quello che, siccome è un po’ più caro, ne useremo di meno, e magari faremo meno fritture (che proprio bene bene non fanno al nostro povero fegato) e di conseguenza avremo anche meno olio da smaltire.

Dopo la predica, la risposta alla domanda «dove lo mettiamo l’olio, dopo averlo usato?», domanda che si estende a tutti gli olii (anche quello dell’automobile, per esempio).

Da un po’ di giorni circola, nei punti informativi del Comune di Torino, una bel pieghevole, curato dall’AMIAT (l’azienda che si occupa dello smaltimento di tutti i rifiuti), che si apre con una frasetta eloquente:

«A goccia a goccia si fa un mare… d’OLIO!» e giù una serie di dati sui danni causati dall’olio buttato «alla selvaggia» qui e là, dove ci fa più comodo. Per esempio:

nel water? No, perché pregiudica il buon funzionamento degli impianti a depurazione, causando gravi danni alle condutture e un elevato costo economico per la manutenzione (ogni anno 160.000 tonnellate di olio negli impianti fognari. Se non lo avete ancora fatto, leggete Il grande bisogno di cui è stata scritta una recensione nella «newsletter» 11,2011, e che potete richiedere alla Biblioteca del Centro Studi Sereno Regis. Vi si tratta, fra le altre cose, delle fogne londinesi, con dati impressionanti sui danni degl oli gettati negl scarichi domestici);

nel suolo? No, perché impedisce all’acqua di raggiungere le radici delle piante, creando uno strato impermeabile, e quindi le piante non crescono;

in mare? No, perché impedisce la penetrazione in profondità dei raggi solari, con evidenti danni all’ambiente marino;

su uno specchio d’acqua superficiale? No, perché impedisce l’ossigenazione nacessaria all’esistenza di flora e fauna

Insomma, bisogna proprio recuperarlo, perché, oltre ad evitare danni ambientali, si risparmiano anche dei soldi: l’ho letto sul pieghevole dell’AMIAT che dall’olio trattato e riciclato si possono ottenere «lubrificanti vegetali per macchine agricole (…) glicerina (…) combustibile per recupero energetico (…)».

Nella città di Torino l’olio esausto può essere portato – già da anni – agli ecocentri, ma da oggi sarà possibile conferire l’olio presso altri punti e raccogliendolo a casa propria in appositi contenitori forniti dall’amiat (anche un qualunque contenitore di vetro o diplastica rigida va bene).

L’esperimento per ora è attivo solo in alcune zone di Torino (per sapere quali: 800-017277).

 

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