39 Mesi – 60 Anni dopo – Recensione di Laura Tussi

Silvano Lippi, 39 Mesi – 60 Anni dopo, Edizioni Multimage, Firenze 2012, pp. 107, contiene DVD

In questo libro un uomo, un uomo solo, narra una tragica vicenda. Una scelta, una decisione che segnano  la vita. Uno spartiacque tra la barbarie, il terrore, l’oscurantismo e il desiderio di pace per un futuro diverso. Quest’uomo compie una svolta decisiva nella propria esistenza. Dopo l’8 settembre 1943, come militare, decide di non allearsi con la Repubblica Sociale di Salò. Il suo destino è raccapricciante, allucinante, inverosimile: per 39 mesi sarà costretto alla prigionia e al lavoro coatto, dapprima nei campi di concentramento dell’Egeo (Rodi, Samos, Leros, ed altri), poi in Germania, nei campi di lavoro, tra i quali quelli situati nelle gallerie, poi a Norimberga e infine nel campo di sterminio di Mauthausen.

Quest’uomo, sessant’anni dopo, decide di consegnare alla storia il proprio racconto, in una testimonianza lucida, pacata, commossa, priva di rimorso, di rancore, di vendetta. Una testimonianza che vuole raccontare in termini incisivi la realtà terrificante delle deportazioni nazifasciste di militari italiani dopo l’Armistizio. Il protagonista della vicenda è Silvano Lippi.

Quando nel 1945, finita la guerra, tornò a Firenze, iniziò per lui un periodo di grande sofferenza e tormento interiore. Per non dimenticare, cominciò a stendere degli appunti sul proprio passato. Scrivere,  lasciare testimonianza  gli pareva  essenziale e  importante. Così cominciò anche a raccontare. Nessuno sapeva. L’incredulità, il silenzio erano spesso la risposta ai suoi racconti che non sembravano verosimili. A Silvano sono stati necessari ben sessant’anni di riflessione, tormento e sofferenza per arrivare alla decisione di scrivere e raccontare i tragici avvenimenti di cui è stato protagonista.

Questo libro, una cronaca intensa e sofferta nasce dal bisogno di Silvano di esternare tutto quello che ha trattenuto in anni di silenzio nei propri ricordi, nelle sofferenze, nelle lacerazioni di quei giorni terribili con la necessità impellente di parlare, raccontare, testimoniare. Questo scritto non ha pretese letterarie, ma vuole solo far conoscere un’esperienza vissuta in un tempo fra i più bui della storia dell’umanità. Un periodo in cui avere e manifestare idee diverse da quelle dominanti del fascismo e del nazismo costava addirittura la vita, con la deportazione nei lager della morte. Il rifiuto di quest’uomo alla Repubblica di Salò, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, è stato pagato a caro prezzo con la deportazione che toccò a molti soldati italiani sul fronte dell’Egeo. La storia di Silvano inizia nel 1937, quando, a soli 15 anni, fu obbligato a frequentare le adunate presso il Circolo Rionale Fascista, come avanguardista, cominciando il forzato indottrinamento politico. I giovani venivano impegnati in esercitazioni ginniche per essere inquadrati nei “valori” del fascismo. Silvano ha sempre sentito, nel proprio intimo, un rifiuto a tutto quell’apparato che il regime esaltava, ma fu obbligato ad arruolarsi. La sua vicenda vede comunque la scelta epocale del dissenso, dell’opposizione viscerale al Male, al terrore nazifascista, alla barbarie che imperavano in tutta Europa, con lo schiavismo dei deportati e l’annientamento di tutti gli oppositori al regime.

 

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