Mai dimenticare chi è Bradley Manning, non i matrimoni gay, il nocciolo della questione – John Pilger

Nella settimana in cui ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 2009, Barack Obama ordinò bombardamenti in Yemen che uccisero 63 persone, tra cui 28 bambini. E quando, recentemente, ha dichiarato il suo sostegno per i matrimoni gay, gli aerei americani avevano da poco ridotto a pezzi 14 civili afgani. In entrambi i casi, l’assassinio di massa quasi non fece notizia. Quello che contava erano le ciniche frivolezze di una celebrità politica, il prodotto di un sentore comune guidato dalle forze del consumismo e dei media con lo scopo di distogliere l’attenzione dalla lotta per una giustizia sociale ed economica.

L’assegnazione del Premio Nobel al primo presidente nero perché “offriva speranza” era sia assurdo che l’espressione autentica dello stile di vita liberale che controlla gran parte del dibattito politico occidentale. Il matrimonio omosessuale è una distrazione simile. Nessun accadimento distoglie l’attenzione così bene come questo: non il libero voto in Parlamento (inglese) per abbassare l’età del consenso gay promosso dal noto libertario e criminale di guerra Tony Blair: non le incrinature nei cosiddetti “soffitti di cristallo” che nulla fanno per l’emancipazione femminile ma amplificano soltanto le richieste di privilegio dei benpensanti.

La legge non dovrebbe impedire alle persone di sposarsi tra di loro, indipendentemente dal sesso. Ma questa è una faccenda civile e privata; essere accettati dalla borghesia non è ancora un diritto umano. I diritti storicamente associati con il matrimonio sono quelli di proprietà: il capitalismo stesso. Elevare il “diritto” al matrimonio al di sopra del diritto alla vita e alla vera giustizia, è blasfemo quanto lo è il cercare alleati tra coloro che negano vita e giustizia a molti, dall’Afghanistan alla Palestina.

Il 9 maggio, ore prima della sua dichiarazione di Damasco sul matrimonio omosessuale, Obama inviava comunicati agli sponsor della sua campagna elettorale, facendo chiarezza sulla sua nuova posizione. Chiese soldi. In risposta, secondo il Washington Post, la sua campagna ricevette una “massiccia ondata di contributi”. La sera seguente, con la notizia dominante della sua “conversione”, partecipava a una raccolta fondi a Los Angeles, a casa dell’attore George Clooney. “Hollywood – informava l’Associated Press, – è la patria di alcuni dei maggiori sostenitori dei matrimoni gay, e i 150 donatori che hanno pagato 40.000 dollari per partecipare alla cena da Clooney saranno senza dubbio rinfrancati dall’annuncio epocale di Obama del giorno prima.” Il ricavato della festa di Clooney dovrebbe raggiungere la cifra record di 15 milioni di dollari per la rielezione di Obama, e sarà seguita “da un’ulteriore raccolta fondi a New York, sponsorizzata da sostenitori gay e latinoamericani”.

Lo spessore di una cartina da tabacco separa il partito democratico da quello repubblicano sulle politiche economiche ed estere. Entrambi rappresentano gli straricchi e l’impoverimento di una nazione da cui migliaia di miliardi di dollari in tasse sono stati trasferiti a una industria di guerra permanente e alle banche che sono poco più che imprese criminali. Obama è reazionario e violento come George W. Bush, anzi, per certi versi, persino peggio. La sua personalissima specialità è quella dell’uso dei missili Hellfire, lanciati da droni su persone inermi. All’ombra di un ritiro parziale delle truppe dall’Afghanistan, ha inviato forze speciali USA in 120 Paesi in cui vengono addestrati squadroni della morte. Ha riproposto la vecchia guerra fredda su due fronti: contro la Cina in Asia e con uno “scudo” di missili puntati contro la Russia. Il primo presidente nero ha presieduto all’incarcerazione e al controllo di un numero maggiore di persone di razza nera di quante siano state schiavizzate nel 1850. Ha perseguito più informatori – bocche della verità – di tutti i suoi predecessori. Il suo vice-presidente, Joe Biden, zelante guerrafondaio, ha chiamato l’editore di WikiLeaks Julian Assange un “terrorista hi-tech”. Anche Biden è stato convertito alla causa dei matrimoni omosessuali.

Uno dei veri eroi americani è il soldato gay Bradley Manning, l’informatore accusato di avere fornito a WikiLeaks schiaccianti prove di carneficine americane in Iraq e Afghanistan. È stata l’amministrazione Obama a infangare la sua omosessualità definendola bizzarra, ed è stato lo stesso Obama a dichiarare colpevole un uomo mai condannato per alcun crimine.

Chi tra i presuntuosi istrioni alla festa del soldo holliwoodiana da Clooney urlò: “Ricordati di Bradley Manning”? Per quanto ne so io, nessun portavoce di spicco per i diritti dei gay disse niente contro l’ipocrisia di Obama e Biden che affermano di sostenere i matrimoni tra omosessuali, mentre terrorizzano un omosessuale il cui coraggio dovrebbe essere un esempio per tutti, a prescindere.

La storica conquista di Obama come presidente degli Stati Uniti è stata quella di tacitare i movimenti per la giustizia sociale e contro la guerra caldeggiati dal Partito Democratico. Tanta sottomissione a un estremismo mascherato da e incarnato in un intelligente, ma immorale personaggio, tradisce la ricca consuetudine di protesta popolare degli Stati Uniti. Forse il movimento “Occupy” fa parte di questa tradizione, o forse no.

La verità è che ciò che importa a quelli che cercano di controllare le nostre vite non è la pigmentazione della pelle, né l’appartenenza sessuale, ma la classe che serviamo. Gli obiettivi sono quelli di garantire che guardiamo dentro a noi stessi, e non fuori verso gli altri e che mai arriviamo a comprendere la vastità del potere antidemocratico, e quanto noi stessi collaboriamo a isolare coloro che vi resistono. Questo scivolamento nel criminalizzare, brutalizzare e vietare la protesta può molto facilmente trasformare le democrazie occidentali in stati di paura.

Il 12 maggio, a Sydney, Australia, caposaldo del Gay and Lesbian Mardi Gras, una sfilata di protesta a favore dei matrimoni gay ha gremito il centro della città. I poliziotti guardavano benevolmente. Era il liberalismo in vetrina. Tre giorni dopo era prevista una marcia per commemorare la Nakba (“la Catastrofe”), il giorno di lutto che ricorda l’espulsione dei palestinesi dalla loro terra da parte di Israele. Un divieto della polizia ha dovuto essere ribaltato dalla Corte Suprema [per poter marciare].

Questo è il motivo per cui il popolo della Grecia dovrebbe essere la nostra ispirazione. Tramite la loro dolorosa esperienza sanno che la loro libertà può essere riscattata solo tenendo testa alla Banca Centrale Europea, al Fondo Monetario Internazionale e ai loro collaborazionisti ad Atene.

I popoli dell’America Latina hanno raggiunto questo obiettivo: gli indignados della Bolivia che hanno sconfitto i privatizzatori dell’acqua e gli argentini che hanno detto al FMI cosa fare con il loro debito. Il coraggio della disobbedienza è stata la loro arma. Ricordiamoci di Bradley Manning.

23 maggio 2012 johnpilger.com

Link: http://www.johnpilger.com/articles/never-forget-that-bradley-manning-not-gay-marriage-is-the-issue

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=10336

Una replica a “Mai dimenticare chi è Bradley Manning, non i matrimoni gay, il nocciolo della questione – John Pilger”

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