Il capitale delle relazioni – Recensione di Cinzia Picchioni

Tavolo per la Rete italiana di economia solidale (a cura di), Il capitale delle relazioni, altreconomia, Milano 2010, pp. 22, € 14,00

Sembra quasi un ossimoro no? «Capitale» e «relazioni». Il primo fa pensare ai soldi, alle banche (e alle barche), le seconde fanno pensare proprio alla gratuità, al privato, alla famiglia, alle persone. Eppure il titolo parla chiaro: Il capitale delle relazioni, si potrebbe leggere «Il capitale rappresentato dalle – relazioni», cioè le relazioni sono un capitale? Sì, questa è la teoria del libro, che non a caso ha come sottotitolo: «Come creare e organizzare gruppi d’aquisto solidali e altre reti di economia solidale, in cinquanta storie esemplari». Il sottotitolo ci fa capire anche i destinatari del libro: chiunque voglia creare un G.A.S., privati e organizzazioni, troverà suggerimenti pratici, testimonianze concrete, indirizzi e siti per cominciare, alla luce di esperienze che esistono e funzionano.

«Una ribellione non violenta, festosa e piacevole. Fatta da persone che non accettano più l’imposizione coonsumistica, che detta le regole […] che cosa dobbiamo comprare, quanto, a quale prezzo. Che ci dice quali sono i nostri gusti, come dobbiamo vestirci, che cosa dobbiamo mangiare. Quanto dobbiamo lavorare, e quanto guadagnare. A chi vanno i soldi e a chi il sudore. […] Il cuore di questa ribellione sta in una parola: relazione. È possibile fondare l’economia sulle relazioni, e non sul profitto? […] Il futuro è incerto, ma è questo: il capitale costituito dalle relazioni è quello al quale crediamo e sul quale vale la pena investire». (dall’Introduzione di Pietro Raitano, direttore di Altreconomia, pp. 5-7)

Nel libro si cita Moltitudine inarrestabile (di Paul Hawken) paragonata a una sorta di sistema immunitario dell’umanità «che reagisce a tossine quali la corruzione politica, il disordine economico e il degrado ecologico» (p. 8). Mi è piaciuto moltissimo questo paragone (come mi piace il gioco di parole consum-attore, invece di consum-atore). Come mi è piaciuto sapere che in Italia i gruppi d’acquisto solidali sono un migliaio, che nel mondo esistono più di 7.000 istituti di microcredito (banche comunitarie, fondi solidali, carte di credito popolare…) e che nel libro c’è un contributo delle nostre «Amigas» sarde (le donne che in Sardegna hanno inventato e promosso un turismo intelligente, aprendo le loro case a turisti responsabili che intendano davvero conoscere la bella isola, pp. 81 e ss.). Domus Amigas è il nome del progetto: una rete di famiglie disposte ad accogliere visitatori come amici, praticando la mitica accoglienza sarda, che risale alla notte dei tempi (www.domusamigas.it).

Quello sardo è solo uno dei tanti esempi di «rete» che infarciscono le pagine dell’utile libro presentato. Poi ci sono i consigli veri e propri: «Per quali motivi si partecipa a un gruppo d’acquisto solidale? Come si fa a iniziare? Come funziona un Gas? Come si fa a trovare i produttori?» sono solo alcune delle domande a cui il libro fornisce risposte concrete (libri, siti, indirizzi), anche tramite testimonianze come «Cambieresti?» un acronimo (Consumi AMBIEnte Risparmio Energetico e STIli di vita) che col punto interrogativo in fondo si è trasformato in una proposta, rivolta alle famiglie, per cambiare stile di vita (pp. 149-153).

Una parte interessante del libro riguarda infine la formazione (p. 173) e la necessità di imparare materie quali Economia solidale, Critica dello sviluppo, Altra agricoltura, insieme a un elenco di libri, divisi per materie, e delle varie «scuole per l’alternativa» presenti sul territorio nazionale. Divisi per capitoli sono invece i libri e i siti indicati nelle pagine conclusive del libro.

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