Lo sguardo dalla torre – Recensione di Nanni Salio

Günther Anders, Lo sguardo dalla torre. Favole con le illustrazioni di A. Paul Weber, a cura di Devis Colombo, prefazione di Goffredo Fofi, Mimesis, Milano 2012

Conosco da tempo i lavori di Günther Anders filosofo della denuncia della violenza nucleare (il famoso carteggio con Claude Eatherly, il pilota di Hiroshima) e dell’incombente minaccia sull’umanità (L’uomo è antiquato) e mi ha sorpreso scoprire quest’altro aspetto di Anders letterato, dotato, come osserva Fofi nella prefazione, di “un eccezionale talento del racconto icastico e sintetico, che egli definisce favola ma che è qualcosa di più e di diverso dalla favola”. Favole adulte per adulti, brevi, incisive, vicine all’aforisma e alla tradizione di Bertolt Brecht.

Alla raccolta è stato dato il titolo del primo brevissimo racconto, disperante, che descrive ciò che una signora vede dall’alto di una torre: la morte del figlio travolto da un autocarro.

Come osserva Devis Colombo nell’ampia postazione, “queste favole provocatorie, coinvolgenti, dissacranti … riuscirono a raggiungere un largo pubblico” con una sorta di “sorriso di disperazione” che deriva dalla lucida analisi che Anders fece delle condizioni dell’umanità, giunta sull’orlo del baratro, che oggi sembra ancora più drammaticamente vicino.

Rileggere l’opera di Anders, a cominciare da queste favole, può essere un utile antidoto all’accettazione acritica dell’esistente.

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