Vivere la città – Recensione di Cinzia Picchioni

Michel Da Costa Gonçalves e Geoffrey Galand, Vivere la città, ZOOlibri, Reggio Emilia 2007, pp. 128, € 16,00

Ottimo mezzo di lavoro per educatori e insegnanti, operatori della scuola in generale (penso anche al gruppo di Educazione alla Pace Marilena Cardone del Centro Studi Sereno Regis di Torino), il libro si presenta come una sorta di manuale per chi voglia scoprire (e/o ri-scoprire) la propria città in maniera trasversale.

Ci sono dei modelli di schede di rilevazione (alberi, spazi verdi, panchine, ma anche i modi che i cittadini hanno per spostarsi…), proposte per ricerche e passeggiate in cerca di «edifici per divertirsi»; il libro è tutto da usare, quasi ogni pagina è uno spunto per «fare qualcosa» conla città (e non sono nella città), d’altra parte lo dice il titolo…

«La città è il luogo dove vive il 52% di tutta la popolazione mondiale» si legge nella Presentazione, dove, più avanti, troviamo la proposta di Jaime Lerner (presidente dell’Associazione Mondiale degli Architetti): «(…) “agopuntura urbana”. In che cosa consiste? Per migliorare costantemente la vita delle metropoli, secondo Lerner basta incoraggiare i cittadini a piccoli gesti quotidiani di reciproca cortesia, capaci di rendere gradevole, calda, umana, solidale la vita della propria città. Come dargli torto?» (p. 5).

E da «Come si abitava in città uno o dieci secoli fa?» a «Le nostre abitudini di cittadini», passando per «La città ha già previsto tutto» e «Chi si diverte in città e quando» si giunge a «L’utopia della città», attraverso belle foto, lettura gradevole e semplice, immediata utilizzazione in una classe che per tutto l’anno intenda riflettere sulla vita in città, giacché ci siamo! Gli autori sono due architetti, e questo mi fa venire in mente una frase che una mia insegnante delle superiori, architetta pure lei, ci diceva sempre, e che mi è rimasta stampata nella mente: «Guardate in alto», e si riferiva alla città, al fatto che quando camminiamo teniamo la testa bassa (e non solo per non inciampare) e ci perdiamo così le molte bellezze nascoste in alto, nella bellezza di un cornicione, di una fila di finestre, di una prospettiva diversa… ecco, mi sembra che anche questo libro sia in quella direzione: offrire un altro punto di vista, ricercarlo anzi, «guardando» con nuovi occhi (ci ricorda qualcuno?).

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