In memoria di una certa sinistra – Enzo Ferrara e Guido Piraccini

Quando la maison institutionnelle minaccia di crollare e i saperi dell’ordinaria manutenzione non bastano più nasce l’esigenza di riportare alla luce i disegni e i progetti, i calcoli e i modelli dei costruttori […]. Ogni crisi di rifondazione chiama ed esige il recupero del punto di vista genetico. Oggi è la radicalità della crisi del sindacato e del sistema politico dell’Europa contemporanea che ci costringe a scavare dentro le origini”.

Queste parole furono scritte da Giuseppe (Pino) Ferraris, studioso e scrittore di sociologia politica, di sociologia del lavoro e di storia del movimento operaio, scomparso all’inizio del 2012. I suoi saggi (si vedano, Ieri e domani. Storia critica del movimento operaio e socialista ed emancipazione dal presente, Edizioni dell’Asino, Roma 2011; Saggi su Roberto Michels, del 1993; Domande di oggi al sindacalismo europeo dell’altro ieri. Quattro lezioni all’Università di Campinas, del 1992; l’introduzione alla ristampa curata nel 2009 per Einaudi di La Gerusalemme rimandata, domande di oggi agli inglesi di inizio Novecento, di Vittorio Foa) raccontano la storia del movimento operaio e socialista delle origini, parlano di interessi e orientamento ai valori, di ambiti di vita e di lavoro, di autonomie confederate, di statalismo, di “far da sé solidale”, di azione sindacale e lotta politica. Raccontano i dilemmi di una storia complessa, troppe volte semplificata o mistificata dentro schemi ideologici e intrisi come sono, non di nostalgia del tempo andato, ma di rifiuto dell’“ideologia del presente”, collegano direttamente lo sguardo libero e critico sul passato all’invenzione del futuro.

Pino Ferraris insegnò Sociologia dal 1977 al 1999 presso l’Università di Camerino, Dal 1958 era stato segretario della Federazione del Psi di Biella, dal 1964 segretario della Federazione biellese del PSIUP e dal 1966 segretario della Federazione torinese dello stesso partito. Successivamente, nei primi anni settanta, prima della confluenza del PSIUP nel PCI, lavorò sull’analisi delle innovazioni allora in atto in alcuni settori produttivi (meccatronica) presso il Centro Studi della CGIL nazionale e fu tra i promotori della costruzione del Pdup. Ora questa storia, la nascita, lo sviluppo e lo scioglimento del Partito socialista italiano di unità proletaria, il PSIUP, è raccontata da uno dei suoi protagonisti torinesi, Salvatore Tripodi, che ha raccolto un testo intitolato “Il dibattito politico nel Psiup torinese (1964-1972)”. Tripodi era allora uno studente-operaio, divenuto poi insegnante di italiano e storia, si è occupato per anni di dispersione scolastica e immigrazione (Si vedano, per esempio, Dieci anni di dispersione scolastica nella scuola dell’obbligo a Torino, pubblicato nel 2000, e il Manuale di lingua italiana per cittadini stranieri, del 2008); ha inoltre all’attivo più di trent’anni di militanza nella Cgil Scuola e un continuo impegno sui temi dell’immigrazione e dell’intercultura nella Federazione Lavoratori della Conoscenza.

Il PSIUP nacque il 12 gennaio 1964 in seguito alla scissione dal Partito Socialista attuata dalla corrente guidata da Tullio Vecchietti con, fra gli altri, Lelio Basso, Vittorio Foa, Lucio Libertini ed Emilio Lussu, oltre a Pino Ferraris e i sindacalisti Elio Giovannini, Antonio Lettieri e Gastone Sclavi. 24 deputati e 10 senatori lasciarono il PSI per aderire alla nuova formazione, permettendo la formazione di gruppi parlamentari autonomi in entrambe le camere. Aderirono al PSIUP i militanti socialisti contrari alla formazione di un governo di centro-sinistra formato da PSI e DC, preferendo invece un accordo per un’alleanza di sinistra con il Partito Comunista. Alle elezioni politiche del 1968, il PSIUP riportò un buon risultato riuscendo a raccogliere i consensi della base studentesca; invece, alle elezioni del 1972 non ottenne il quorum in nessuna circoscrizione e non elesse alcun rappresentante in Parlamento. Come conseguenza, il 13 luglio 1972 il IV congresso dello PSIUP deliberò lo scioglimento del partito e la contestuale confluenza nel Partito Comunista della maggioranza dei suoi esponenti. Vale la pena di rileggere questa vicenda politica del nostro paese, che ebbe più fortuna nei movimenti e in campo culturale che in Parlamento, perché, parafrasando Pino Ferraris – alla cui memoria questo scritto è dedicato in occasione del I maggio 2012 – “Oggi è la radicalità della crisi del sistema politico italiano ed europeo contemporaneo che ci costringe a scavare dentro le origini della nostra storia” alla ricerca e per la revisione – come conclude Salvatore Tripodi – “di una delle tante occasioni perdute di una sinistra che avrebbe potuto essere diversa e migliore”.

A cura di Enzo Ferrara e Guido Piraccini

Il dibattito politico nel Psiup torinese (1964-1972) a cura di Salvatore Tripodi

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