Cinema – Il primo uomo – Recensione di Enrico Peyretti

Il primo uomo, di Gianni Amelio. Con Jacques Gamblin, Catherine Sola, Maya Sansa, Denis Podalydès, Ulla Baugué, Nicolas Giraud, Nino Jouglet, Abdelkarim Benhabouccha, Hachemi Abdelmalek, Djamel Said, Jean-Paul Bonnaire, Jean-François Stévenin. Titolo originale Le premier homme. Drammatico, durata 98 min. – Italia, Francia, Algeria 2011. – 01 Distribution

Avanti e indietro nel tempo: il ricordo del padre morto nella Grande Guerra, nel 1914; l’Algeria in subbuglio nel 1957; Jean bambino a scuola, aggredito dal compagno arabo Amud perché è un colono; la fattoria in cui nacque, con l’assistenza delle donne arabe, dove ora, per dire la fragilità della vita, stanno allattando con un biberon un agnello appena nato, che non succhia dalla madre; il maestro di scuola, che allora doveva insegnare Napoleone e diceva di non averlo studiato, e ora dialoga con saggezza col celebre scrittore franco-algerino; Amud che ora chiede perdono, invocando aiuto per il figlio guerrigliero condannato a morte; la splendida madre quando è giovane e quando è vecchia. Ogni momento del tempo umano è come la scuola: «Ogni bambino – dice il maestro – è il germoglio dell’uomo che sarà».

Il protagonista Jean Cormery è uno scrittore e dichiara che il suo compito è parlare «non per chi fa la storia, ma per chi la subisce». Ma in università è fischiato. Jean è in mezzo, tra la violenza colonialista e quella della ribellione. No al terrorismo, no alla repressione. Solo i morti sono innocenti. Convivono in lui i due popoli, perciò crede nella convivenza. La storia si interrompe, come il racconto originale di Albert Camus, che ispira il film, ma le molte figure che la abitano, grandi e piccole – i bambini sono tanti -, tutte stagliate in vivi profili, lasciano aperto il discorso sul dramma e sulla possibilità della vita insieme: le violenze feriscono, ma non abbattono questa speranza e questo compito. La vecchia madre non accetterà di trasferirsi in Francia: «La Francia è bella, ma non ci sono gli arabi». Oggi i popoli sono tutti dappertutto. Sapremo far bella tutta la terra?

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