Pillole alfabetiche. U come Universo

Si dice che nel cielo di Indra esiste una rete di perle disposta in modo tale che, osservandone una, si vedono tutte le altre riflesse in essa. Nello stesso modo, ogni oggetto nel mondo non è semplicemente se stesso, ma contiene ogni altro oggetto e, in effetti, è ogni altra cosa.

(dal marchio dell’associazione La rete di Indra, www.reteindra.org)

Sono partita da questa immagine per ben rappresentare una sensazione molto forte che ho: l’uni-verso è connesso (e non solo tramite la «rete» internet, e non solo da quando c’è – la rete, non l’universo…) e «tutto è collegato». I Lakota (Sioux, come sono stati ribattezzati dai dominatori francesi) traducono con «Mitakuye Oyasin» il concetto della Rete di Indra (questa di radice indiana dell’India, l’altro di radice indiana, nel senso dei Nativi americani). «Mitakuye Oyasin», cioè «Tutto è collegato», è il motto che ho conosciuto e imparato seguendo gli insegnamenti di un leader spirituale della tradizione lakota.

Robinson Jeffers già nel 1934 scriveva:

«Credo che l’universo sia un essere unico, che tutte le sue parti siano espressioni diverse della stessa energia e che tutte siano in reciproca comunicazione, quindi parte di un tutto organico (è una nozione della fisica oltreché della religione). Le singole parti mutano e passano, o muoiono; la gente, le razze, le rocce e le stelle, niente sembra importante per se stesso ma solo in quanto parte del tutto» (per altri riferimenti vedi G. Sessions, Spinoza and Jeffers on Man in Nature, «Inquiry», XX, 1977)

Come un biscotto fa estinguere una scimmia

I riferimenti che ho scelto sono tutti per cercare aiuto nel tentare di trasmettere l’idea che ogni singola azione ha ripercussioni sull’intero uni-verso; che tutto ciò che facciamo (o non facciamo) ha un impatto, lascia un’impronta; che occorre fare molta attenzione nella scelta di qualsiasi cosa, prefendo quella con meno impronta (sia alla produzione, sia nell’utilizzo, sia nello smaltimento). Fra le pagine del Living Planet Report 2010 (guarda caso: rapporto 2010 sul pianeta vivente: testo integrale in www.wwf.it) si legge:

«Com’è possibile (…) che la perdità della biodiversità nelle nazioni a basso e medio reddito sia almeno in parte collegata all’impronta degli abitanti delle nazioni ad alto reddito? (…) La risposta è nella globalizzazione dei mercati e nella facilità di spostamento delle merci nel mondo, che consente alle nazioni di soddisfare la propria domanda di risorse naturali (…) tramite le importazioni da altri paesi. Un esempio è (…) la produzione di olio di palma, che troviamo in moltissimi prodotti i ndustriali che consumiamo, dalla margarina ai biscotti, dai cosmetici ai detergenti. (…) Solo negli ultimi 20 anni, le aree di coltivazione della palma da olio sono maggiorate (…) fino a 7,8 milioni di ettari nel 2010 (…) mettendo a rischio la sopravvivenza di diverse specie» (tratto da «eco», 9, Torino 2010, disponibile al Centro Studi Sereno Regis).

Consiglio letterario…

Gary Snyder, Ecologia profonda. Vivere come se la natura fosse importante, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1985 (edizione italiana a cura di Nanni Salio)

«Il buddhismo ritiene che l’universo e tutte le creature in esso sono intrinsecamente in uno stato di completa saggezza, amore e compassione, e agiscono in risposta naturale e in mutua interdipendenza» (p. 233)

e poetico

Ah, essere vivi (…)

guardare il ruscello a pedi nudi, i pantaloni arrotolati,

(…) la luce del sole, il ghiaccio nelle anse, (…)

canta dentro la musica del torrente,

la musica del cuore (…).

Giuro fedeltà.

Giuro fedeltà alla terra dell’isola della Tartaruga

un ecosistema unico nella diversità sotto il sole.

Con la gioiosa compenetrazione del tutto

(pp. 196-7)

Consiglio meditativo

Thich Nhat Hanh (monaco vietnamita), Inter-essere

Un poeta, guardando questa pagina, si accorge subito che dentro c’è una nuvola. Senza la nuvola, non c’è pioggia; senza pioggia, gli alberi non crescono; e senza alberi, non possiamo fare la carta. La nuvola è indispensabile all’esistente della carta. Se c’è questo foglio di carta, è perché c’è anche la nuvola. Possiamo allora dire che la nuvola e la carta inter-sono. «Inter-essere» non è riportato dai dizionari, ma, unendo il prefisso «inter» e il verbo «essere», otteniamo una nuova parola: inter-essere. Nessuna nuvola, nessuna carta: per questo diciamo che la nuvola e il foglio inter-sono.

Guardando più in profondità in questa pagina, vedremo anche brillare la luce del sole. Senza luce del sole le foreste non crescono. Niente cresce in assenza della luce solare, nemmeno noi. Ecco perché in questo foglio di carta splende il sole. La carta e la luce del sole inter-sono. Continuiamo a guardare: ecco il taglialegna che ha abbattuto l’albero e l’ha trasportato alla cartiera dove è stato trasformato in carta. sappiamo che l’esistenza del taglialegna dipende dal suo pane quotidiano, quindi in questo foglio di cara c’è anche il grano che è finito nel pane del taglialegna. C’è altro: i genitori del nostro taglialegna. Guardando in questo modo, comprendiamo che la pagina che stiamo leggendo dipende da quelle cose.

Se guardiamo ancora più in profondità, vedremo nel foglio anche noi. Non è difficile capirlo: quando guardiamo un foglio di carta, il foglio è un elemento della nostra percezione. La vostra mente è lì dentro, e anche la mia. Nel foglio di carta è presente ogni cosa: il tempo, lo spazio, la terra, la pioggia, i minerali del terreno, la luce del sole, la nuvola, il fiume, il calore. Ogni cosa co-esiste in questo foglio. «Essere» è in realtà inter-essere: per questo dovrebbe trovarsi nei dizionari. Non potete essere solo in virtù di voi stessi, dovete inter-essere con ogni altra cosa. Questa pagina è, perché tutte le altre cose sono.

Consiglio musicale

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